Juventus

    Coppa Intercontinentale 1985

    La Juve campione d'Europa 1984-85 dopo il successo di Bruxelles sul Liverpool, trova come rivale per la coppa Intercontinentale l'Argentinos Juniorscampione d'Argentina e del Sudamerica, che ha dato i natali calcistici niente meno che a Maradona. Gran folla, dotata di bandierine (in massima parte bianconere) regolamentari e di un tifo da concerto, ovazioni al pianista e silenzio (o brusio sommesso) per non disturbare la mezz'ala che avanza. Una specie di paradiso terrestre.

    La Juventus, guidata da quasi un decennio da Giovanni Trapattoni, ha preparato l'evento come non mai. C'è una enorme attesa per la supersfida. Il popolo juventino vive l'evento in tre maniere uguali e distinte. Uguali nella sofferenza, distinte nelle modalità tecniche. Alcuni, un migliaio circa, sono a Tokyo, e tifano sul posto. Molti altri, sostanzialmente chi vive in Lombardia, si godono la diretta notturna del network privato berlusconiano e il commento di un telecronista d'eccezione, Roberto Bettega. Gli altri si attaccano al telefono e chiamano parenti e amici in Lombardia per sapere come vanno le cose, o vanno a dormire, mettendo la sveglia alle sei (è domenica, da noi) per sentire il primo giornale-radio che passa. Già, perché non c'è neppure diretta radiofonica, per quell'evento. Per tutti, comunque, c'è la differita televisiva del giorno dopo. Ed eccola, la partita: una specie di sarabanda infernale, tra gente che non molla un millimetro.

    L'Argentinos gioca con tecnica sopraffina e sentimento, ma senza disdegnare la tattica. Coperture accurate e molta grinta nei contrasti. La Juve, peraltro, quanto a tecnica non è assolutamente da meno. Con gente come Platini, o Laudrup, o Scirea, si va sul velluto. Emozioni a raffica, continui ribaltamenti di fronte. E Juve due volte costretta a inseguire. Un rigore di Platini e una prodezza di Laudrup ci tengono aggrappati alla partita e alla coppa. Ma gli episodi vanno al di là dei gol a condizionare una sfida che potrebbe, da subito, tingersi di bianconero. Roth, arbitro tedesco, combina una gaffe storica, quando annulla il più straordinario gol mai segnato da uno che pure di gol straordinari ne ha segnati tanti, vale a dire Platini. Succede alla metà del secondo tempo: Michel al limite controlla di petto e poi fa partire una mezza rovesciata che s’infila docile nell'angolino lontano. Non si capisce né si capirà mai perché Roth annulli. L’elegante protesta di Platini, che si adagia sul terreno, è una cartolina che ha fatto il giro del mondo.
    La Juve accusa il colpo e rischia, perché gli argentini sono lesti ad approfittare e portarsi ancora in vantaggio. Ma Laudrup impedisce che la Juve immeritatamente abbandoni Tokyo sconfitta. Un gol, il suo, che apre le porte dei supplementari. Dove non capita praticamente più nulla di decisivo.

    Ed ecco i rigori. Comincia Brio, 3-2. Replica Olguin, 3-3. Poi, Cabrini, e siamo 4-3. Va alla battuta Batista e qui Tacconi compie il primo miracolo. Serena aumenta il distacco, 5-3. Poi Lopez riduce a 5-4. Tocca a Laudrup: stanchissimo, il danesino si fa parare il tiro da Vidallè. Siamo daccapo? Ma no, Tacconi è gasatissimo, Pavoni non passa. Tocca a Platini che trasforma. E la coppa più grande di tutte è della Juve. Per la prima volta.

    SQUADRA

    ALLENATORE

    GIOCATORI

    Giovanni Trapattoni

    Tacconi, Favero, Cabrini, Brio, Bonini, Scirea, Pioli, Mauro, Briaschi, Manfredonia, Serena, Platini, Laudrup
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