Juventus

    Scudetto 1966-67

    Nella stagione ‘66-67 l’allenatore della Juve è un paraguagio dall’aria da duro, si chiama Heriberto Herrerae non è parente di quell’altro Herrera che nel frattempo ha messo insieme con la sua Inter tre scudetti e due coppe dei campioni. La rivalità tra i due però esiste, nel senso che di quella Inter la Juve è al momento l’unica alternativa credibile. Heriberto crede nel collettivo e, dopo aver rinunciato a Sivori bravissimo ma poco disciplinato, ha impostato la squadra sul “movimento”, cioè sull’atletismo spinto a sopperire carenze tecniche e di classe pura che ai più appaiono evidenti.

    Inizia il campionato e sono tre vittorie di fila, esattamente come l’Inter del Mago. Prime a pari merito. Ma tra la quarta e la quinta appare qualche segnale allarmante in casa bianconera: la difesa tiene alla grande, con Bercellino, Castano e Salvadore a fare da diga supercollaudata. Ma l’attacco segna col contagocce, De Paoli e Menichelli fanno quel che possono ma non si va oltre due pareggi per 0-0 con Brescia e Torino, mentre i nerazzurri continuano a vincere. Il distacco sale a tre punti alla settima, per ridiscendere a due la domenica dopo, 13 novembre, in cui un gol di De Paoli su punizione affossa il Cagliari del promettentissimo Gigi Riva, mentre l’Inter è fermata sul nulla di fatto dalla Roma a San Siro. Il 18 dicembre la Juve capisce che forse anche la corazzata nerazzurra ha qualche problema di tenuta: l’Inter sconfitta dalla Lazio è così raggiunta in vetta dalla squadra bianconera che regola in trasferta il Venezia (2-0). Poi, la vigilia di Natale, mentre la Juve fatica a rimontare e pareggiare il Milan (1-1), i nerazzurri superano il Cagliari. Lo scontro diretto di San Silvestro a Milano regala emozioni e un giusto pareggio (1-1). Inter sempre avanti di una lunghezza. Che rimane al giro di boa, con qualche polemica juventina su un gol di De Paoli non visto dall’arbitro a Roma contro la Lazio. La Juve non demorde, il 12 febbraio travolge la Fiorentina per 4–1, ma il distacco dalla capolista rimane, anzi sale nelle domeniche successive.

    Meroni e il Toro aiutano a ricucire lo strappo: il 12 marzo a San Siro i granata si impongono a sorpresa sui nerazzurri, mentre la Juve fatica ma vince con la Spal (2-1). Illusione, però: il 16 aprile, Bologna batte Juve 2-0 e Inter che passa a Venezia. Ancora quattro punti di distacco, che diventano tre la domenica successiva (Juve batte Venezia, Inter fermata dalla Lazio), ma ridiventano quattro dopo la sconfitta bianconera sul campo del Milan.

    Gran finale: alla 31ª: il 7 maggio Juve batte Inter 1-0 con gol di Favalli e distacco a sole due lunghezze. Alla penultima, il 21 maggio, mentre i nerazzurri faticano per pareggiare in casa con la Fiorentina, la Juve con Menichelli passa a Vicenza. Un punto, solo più un punto, a 90’ dalla fine. La storia, il 1° giugno tra le 18 e le 20, scrive il sorpasso: Juve batte Lazio e Mantova batte Inter. Tredicesimo scudetto alla Juve. Senza spareggio. Lo scudetto della fede.

    SQUADRA

    ALLENATORE

    GIOCATORI

    Heriberto Herrera

      Anzolin, Gori, Leoncini, Sarti, Bercellino I, Castano, Salvadore, Rinero, Coramini, Favalli, Del Sol, De Paoli, Cinesinho, Menichelli, Zigoni, Sacco,
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