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      21.09.2013 10:00 - in: Serie A S

      Conte: «Le pressioni, un’arma in più»

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      «Siamo alla Juve e dobbiamo conviverci, anzi usarle per trovare nuovi stimoli»

      Il mondo del calcio italiano, si sa, è volubile. E nessuno né consapevole quanto Antonio Conte. Ecco perché il tecnico non si stupisce minimamente di come gli applausi che hanno accompagnato la Juve nelle prime uscite stagionali, si siano trasformati in critiche, neanche troppo velate, dopo i pareggi contro Inter e Copenaghen: Le stesse considerazioni si facevano un anno fa - ricorda il tecnico - Si titolava la Juve viaggia in campionato e zoppica in Europa, poi abbiamo vinto contro il Chelsea ed eravamo la regina d’Europa... Viviamo di eccessi, ma noi dobbiamo essere equilibrati. Qui ci sono tante pressioni e non ci si deve far schiacciare, usandole invece come un’arma in più per trovare nuovi stimoli».

      Conte torna quindi sulla gara in Danimarca. Una partita “maledetta”, con i bianconeri capaci di tirare 27 volte, 11 delle quali in porta, senza riuscire a tornare a casa con i tre punti: «Abbiamo fatto bene nella fase di possesso, anche sui calci da fermo. Abbiamo creato molto e le situazioni studiate si sono verificate, tanto che potevano segnare tutti. In fase difensiva non siamo stati bravissimi. Abbiamo subito un gol su una palla inattiva, nell’unica punizione da quaranta metri calciata da loro, in cui un rimpallo ha favorito un giocatore del Copenaghen, ma alcuni movimenti non sono stati precisi come dovrebbero essere».

      Capitolo Llorente. Lo spagnolo finora non ha trovato spazio, ma presto potrebbe arrivare il suo momento: E’ stato fermo un anno e ha avuto bisogno di più tempo per ritrovare misure, intensità, cattiveria agonistica. Si sta allenando da tre mesi e si sta guadagnando una chance. Trovo ingiuste però le critiche sul suo mancato impiego: posso riceverne se la squadra gioca male o non ottiene risultato, ma non per la scelta dei giocatori. Sono io che li alleno e vedo cosa succede durante la settimana. Llorente è come Pogba, Vidal, Tevez... li abbiamo scelti tutti insieme e insieme li supportiamo. Gioiamo tutti insieme se Vidal e Pogba sono diventati calciatori importanti e magari patiamo se qualche altro, non si esprime ancora come potrebbe. Questa è stata la base dei nostri successi, aver sempre condiviso tutto con la società, le scelte positive e quelle negative, penso poche, visto che in due anni si è vinto azzerando il bilancio».

      Conte non scioglie i dubbi riguardo al possibile utilizzo del Re Leone contro il Verona, ma regala comunque un’anticipazione in merito alla formazione: «Giocherà Storari - svela il tecnico - Si tratta di un normale avvicendamento: Gigi viene da due partite consecutive giocate in Nazionale, ce ne saranno altre importanti e quindi d’accordo con lui e con Filippi abbiamo deciso di dargli un turno di riposo. Se vogliamo essere competitivi su più fronti tutta la rosa dev’essere coinvolta. E’ una sfida per noi e un momento di crescita, perché non possiamo pensare di fare tutte le partite con gli stessi undici. Arriveremmo ad avere giocatori senza più energie e inoltre non sarebbe giusto nei confronti di chi si allena duramente tutti i giorni. Ora la rotazione è fondamentale».

      In un’ottica del genere, risulta particolarmente prezioso un elemento come Ogbonna: «E’ stato preso proprio per permettere ai tre centrali titolari, insieme a Caceres di rifiatare e di allenarsi. Non si può sempre e solo giocare, perché altrimenti si perdono caratteristiche che solo l’allenamento può dare. Angelo mi è piaciuto a Copenaghen e può migliorare, così come tutta la squadra. E’ un giocatore importante che può permetterci di ruotare gli uomini».

      Se Ogbonna garantisce la possibilità di turnover in difesa, l’imminente rientro di Marchisio sarà fondamentale per il centrocampo: «Claudio ha ripreso bene, nella partita di giovedì contro il Cuneo l’ho visto con il piglio giusto. E’ un recupero importante perché mi permetterà di tornare a fare rotazione anche a centrocampo, anche se non so se potrò già farlo da domani, potrebbe essere rischioso. Pepe? Con Simone serve pazienza. Ci darebbe un’opzione in più anche a partita in corso, ma ha avuto un infortunio serio e sta recuperando».

      Le ultime parole sono dedicate all’Inter e al sempre più probabile passaggio di proprietà: « Il calcio italiano sta cambiando, arrivano investitori stranieri che portano soldi freschi che in questo momento mancano nel paese e questo è l’unico aspetto positivo. Il binomio Inter-Moratti è come quello Agnelli-Juventus. Sapere che una società gloriosa stia passando in mani straniere non mi lascia contento, perché, per noi italiani, affrontare l’Inter di Moratti o la Juve di Agnelli è più bello».


       

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