Juventus
    08.05.2015 11:17 - in: Serie A S

    Allegri: «Al Real si pensa da domenica»

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    «Siamo a 95 minuti da Berlino, ma non iniziamo ora a pensare a Madrid, altrimenti.arriveremmo già stanchi. Contro il Cagliari cambierò qualcosa, ma vogliamo vincere. Ci sono ancora 12 punti a disposizione e vogliamo conquistarli»

    Con il ritorno della semifinale di Champions da giocare e lo scudetto già conquistato, va da sé che la partita contro il Cagliari non sia in cima ai pensieri della stampa che si confronta con Allegri alla vigilia del match contro i sardi. La Juve però, per storia e DNA, non può permettersi di snobbare alcun impegno e, per quanto sabato sia prevedibile il ricorso al turnover, il tecnico bianconero ci tiene a mettere in chiaro che chiunque scenda in campo lo farà con la precisa intenzione di conquistare i tre punti: «Domani cambierò qualcosa - anticipa Allegri - anche perché tra Sampdoria e Real la squadra ha speso molto e ho altri uomini in buone condizioni in grado di giocare vincere la partita. Questa è la dimostrazione che la società ha lavorato bene sul mercato, inserendo giovani di qualità che hanno avuto il tempo di ambientarsi e di adattarsi alla Juventus. Si pensi a Morata, a Coman, a Sturaro, Pereyra, che sembra un veterano, ma ha 23 anni. È importante dare un futuro a questa squadra e avere giocatori già pronti quando ci sarà un cambio generazionale. Ora comunque abbiamo il dovere e l'obiettivo di superare gli 80 punti. Ci sono ancora quattro gare di campionato e 12 punti a disposizione che dobbiamo cercare di conquistare».

    «In porta giocherà Storari – continua il mister, mentre Tevez rimarrà fuori. Pogba? Ieri ha fatto un buon allenamento lavorando un'ora con la palla e c'è la possibilità che domani giochi, o dall'inizio o a gara in corso. Non farà tutta la partita, ma sarà utile verificare le sue condizioni e la confidenza con la palla in vista di Madrid».

    Che il discorso si sposti sulla sfida contro il Real è inevitabile, anche se Allegri assicura di voler aspettare prima di concentrarsi sulle Merengues: «Ci penseremo da domenica, altrimenti diventa lunga e arriveremmo laggiù già stanchi». Se la Juve ha già lo scudetto in tasca, i Blancos sono invece chiamati ad un difficile impegno contro il Valencia proprio prima della semifinale di ritorno, ma questo per il tecnico non rappresenta un vantaggio: «L'altra sera ha fatto passare in secondo piano il campionato vinto a quattro giornate dalla fine, cosa che non era affatto scontata. Questo vuol dire che la Champions ha un'atmosfera straordinaria e quando sei in semifinale se sei bravo e un po' fortunato arrivi in finale, altrimenti vai fuori con una delle migliori d'Europa. Luis Enrique si augura di trovarci in finale? Anche noi ce lo auguriamo. Eravamo a 180 minuti, ora ne mancano 95. Sarebbe straordinario, anche perché ora sembra quasi che il Real sia scarso. Invece è na squadra di grandissimo talento che fa viaggiare la palla a velocità supersonica e per passare il turno dovremo fare una partita migliore di quella dell'andata. Quanto al Barca, ha quei tre davanti che sono indemoniati, ma un conto è giocarci contro due partite, un conto una sola».

    «La Champions è una competizione particolare – continua il tecnico, che dopo la vittoria sul Real è stato paragonato dalla critica i più grandi tecnici del passato - L'altro giorno pensavo a come sono state vinte alcune finali: lo scorso anno il Real la stava perdendo a un minuto dalla fine. Il Chelsea ne ha persa una perché Terry è scivolato sul dischetto e poi ne ha vinta un'altra nel momento più difficile della sua storia. Il Milan ne ha persa una che vinceva 3-0 alla fine del primo tempo e poi ha vinto l'anno dopo con una punizione di Andrea (Pirlo N.d.R.) che rimbalza su Inzaghi. I paragoni fanno piacere, ma la cosa più importante è che si sia arrivati a questo punto in un'annata dove l'obiettivo era passare il girone e dove nessuno immaginava che potessimo arrivare a 95 minuti da Berlino. Come ho detto però, al ritorno pensiamoci da domenica. Ora godiamoci il momento, nella vita ogni tanto, bisogna farlo».


     


     


     


     


     


     


     

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