Juventus
    21.03.2015 13:20 - in: Serie A S

    Allegri: «Un momento decisivo»

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    «Ci attende una partita molto difficile contro il Genoa. Questa gara e quelle contro Empoli e Parma dopo la sosta saranno fondamentali»

    È il momento più difficile della stagione. Può sembrare un paradosso, dopo aver visto la Juve spazzare via il Borussia e guardando il vantaggio in campionato, ma in realtà è proprio questo il periodo in cui non ci si deve rilassare, perché tutto va ancora conquistato. È questo il messaggio che lancia Massimiliano Allegri alla vigilia della gara contro il Genoa: «Facciamo un passo alla volta e manteniamo un profilo basso. Ora le cose stanno andando bene ed è il momento in cui bisogna essere ancora più bravi ora di tre mesi fa».

    L'entusiasmo portato dal passaggio del turno in Champions deve essere quindi «un punto di partenza, per migliorare quello che ancora non va. Abbiamo giocato un ottimo ottavo di finale, sia all'andata che al ritorno, ma ora ci attende una partita molto difficile contro il Genoa. È l'unica squadra che ci ha battuto in campionato, ha ottenuto 20 punti in trasferta e per sette volte ha rimontato da una situazione di svantaggio. È rognosa, non ti fa giocare e può creare problemi, inoltre a differenza nostra ha avuto tutta la settimana per preparare la partita. Dovremo essere bravi, perché la partita di domani e quelle contro Empoli e Parma dopo la sosta saranno decisive ai fini del campionato per non crearci problemi e per preparare al meglio il ritorno di Coppa Italia a Firenze e il quarto di finale con il Monaco».

    A proposito di Monaco, Allegri risponde così a chi sostiene che l'urna di Nyon sia stata benevola: «Non si arriva a un quarto di finale di Champions se non si hanno dei valori e il Monaco ha eliminato l'Arsenal giocando due buone partite. Ho letto che abbiamo avuto fortuna, ma magari sono state le altre a tirare un sospiro di sollievo per non doverci in questo momento, viste le due partite che abbiamo giocato con il Borussia».

    In effetti un vizio tutto italiano è quello di sminuire il nostro calcio nel confronto con quello europeo, eppure il fatto che, considerando anche l'Europa League, tre squadre siano approdate ai quarti, qualcosa vorrà pur dire: «Evidentemente non è tutto da buttare – sottolinea Allegri – A volte in Italia ci facciamo prendere dalla depressione, ma il nostro calcio è sempre stato su ottimi livelli, ma va di moda denigrare quello che abbiamo in casa. Forse le nostre squadre non potranno permettersi i grandissimi giocatori, ma di questi ce ne sono sei o sette nel mondo, non mille. Si deve piuttosto lavorare sulle giovanili, per portare più italiani in prima squadra, e sulle infrastrutture, perché un tetto senza le fondamenta non serve».

    Anche il fatto che in Italia non vengano grandissimi giocatori è tutto da dimostrare... Basta guardare Carlos Tevez: «È straordinario, a giocatori del genere basta dire poche cose e quando hanno entusiasmo e voglia fanno la differenza. Potevo allenarlo al Milan? Sono fortunato di poterlo allenare alla Juve... Che Dio ce lo mantenga!».

    «Morata aveva bisogno di trovare continuità – continua il tecnico allargando lo sguardo a tutto il parco attaccanti – Ora è un giocatore diverso, sia fisicamente che tecnicamente. Nel suo percorso di crescita è stato fondamentale Llorente, per come gli è stato vicino e per come ha giocato e lavorato per la squadra quando Morata non era ancora pronto. Coman ha fatto vedere ottime cose quando ha giocato, ma è un '96 e bisogna dargli tempo. E poi c' Matri, che ora sta bene e potrà darci una mano».

    L'impronta dell'allenatore sulla squadra è sempre più evidente, ma non chiamatela “la Juve di Allegri”: «La Juve è della famiglia Agnelli, al massimo, da un centinaio d'anni. I giocatori e gli allenatori passano, la società resta. È vero però che la squadra è cresciuta nella consapevolezza dei propri mezzi. Quando sono arrivato era normale che i tifosi fossero un po' traumatizzati, visto che se n'era andato un allenatore che aveva vinto tre scudetti, ma io credo nel mio lavoro, non mi esalto quando le cose vanno bene e non mi deprimo quando vanno male. Serve equilibrio, perché i valori alla lunga vengono fuori e questa squadra ne ha parecchi. Ora l'obiettivo dev'essere entrare stabilmente nelle prime otto d'Europa e per farlo con continuità si deve cercare di vincere il proprio girone di Champions, per avere un sorteggio più favorevole. Poi, dai quarti in avanti può accadere di tutto, ma intanto arrivarci vuol dire avere più possibilità di andare sino in fondo».

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