Juventus
    23.10.2014 19:50 - in: S

    Allievi, parla Tufano: «Appassionato del bel gioco»

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    JTv ha intervistato in esclusiva il nuovo tecnico degli Allievi Nazionali, Felice Tufano, che ha spiegato la sua idea di calcio, le accortezze del mestiere quando si lavora con dei giovanissimi e del suo passato tutto all’insegna di questo fantastico sport

    Innamorato del calcio e del bel gioco. Si definisce così il nuovo mister dei bianconeri classe ’98-99, Felice Tufano. Bresciano, ex tecnico degli Allievi Nazionali del Parma e della Sampdoria (con un passato alla guida di società come Alessandria e Derthona), Tufano è uno dei più grandi conoscitori nel panorama italiano del calcio giovanile di categoria.

    Intervistato ai microfoni di JTv, il mister ha tracciato un primo bilancio di questo avvio di stagione che vede al momento i suoi ragazzi guidare il Girone A di regular season a 15 punti, ad una lunghezza dall’Empoli seconda – sorpasso avvenuto proprio domenica scorsa, quando la Juventus ha battuto il Genoa in trasferta mentre l’Empoli ha impattato con i granata.

    «E' un bilancio fin qui estremamente positivo sotto tutti i punti di vista come esperienza lavorativa settimanale, crescita mia personale e come percorso intrapreso dai ragazzi», ha esordito il mister, «Lavorano in maniera molto impegnata e con serietà. I risultati si iniziano a vedere, non tanto in termine di vittorie e sconfitte, quanto del portare quei miglioramenti fatti in settimana anche in partita, la domenica. Questo è molto gratificante e soddisfacente»

    Da domani, Tufano e i suoi piccoli campioni saranno impegnati a Londra per l’U17 International Cup 14/5 (qui il programma delle sfide in calendario). Ecco come l’allenatore bianconero presenta il torneo internazionale:

    «Pensiamo esclusivamente alla crescita dei ragazzi: la società ci dà questa opportunità bellissima di andarci a misurare in un torneo di due giorni con squadre di altissimo livello: per i ragazzi è un momento di verifica e di crescita. Indipendentemente dal fatto che diventi o meno un calciatore professionista, sarà per loro un’esperienza indimenticabile»  

    Non potrebbero arrivarci in condizione migliore, dopo l’ultima vittoria a Genova contro il Grifone.
    «Al di là del successo in sé, è stata ottima prestazione dei ragazzi. Sicuramente in campionato i risultati danno la continuità necessaria perché poi questi prendano forma e diventino positivi per il miglioramento e l’autostima dei ragazzi: componenti fondamentali per migliorarsi ogni giorno»

    Ci parli della sua idea di calcio, mister.
    «E’ un calcio propositivo, fatto di gioco e individualità importanti che sappiano stare in un collettivo. Un calcio fatto di soddisfazione nel vedere questi ragazzi migliorare, e possibilmente in futuro vederli calcare terreni di gioco importanti anche a livello professionistico. A me piace questo gioco in tutto il suo insieme, nella tattica, tecnica, per quanto riguarda l’intensità e l’intelligenza individuale. Il calcio per me è questo. Quello fatto di “palla lunga e pedalare” faccio un po’ fatica a digerirlo»

    Come nasce la passione per insegnare questo meraviglioso sport?
    «Sono cresciuto a pane e calcio, sui campi da quando avevo sei anni. Ho avuto la fortuna di trasformare la passione in un lavoro da calciatore in maniera estremamente soddisfacente, anche se non ho calcato terreni importanti di serie a ma mi sono tolto soddisfazioni tra i protagonisti. Poi ho iniziato ad allenare, ma non avevo questa idea quando giocavo. Nelle ultime due stagioni, tuttavia, ho militato in una squadra locale e mi hanno chiesto di tenere un gruppo di bambini che erano rimasti senza allenatore. Questi bambini mi hanno trasmesso la passione per allenare, e dal lì è iniziato il mio percorso nei settori giovanili, sei o sette stagioni a livello di prime squadre e poi ho avuto modo di misurare questa mia passione su società importanti. Questo mi è riuscito e sono ancora qui, carico e pieno di voglia e motivazioni da trasmettere a questi ragazzi»

    C’è un approccio differente quando si allenano dei giovani rispetto alla Prima Squadra?
    «Indubbiamente si, nelle Prime Squadre si lavora esclusivamente sulla base del risultato, che anche a livello giovanile è importante ma non è determinante. La gestione degli adulti è diversa rispetto a quella di un ragazzo, anche se devo dire che il mio modo di allenare non è mai cambiato tanto neanche con le Prime Squadre. Rimango un appassionato di calcio e del bel gioco, rimango affascinato nel vedere le giocate, e ho cercato di mantenere la mia identità nelle diverse categorie in cui ho allenato. Sono tutte esperienze che ti aiutano a maturare, a sbagliare meno e a prendere anche gli errori come stimolo per cercare di fare nel migliore dei modi questo lavoro – che per me è la cosa più bella che esista».

    Cosa pensa quando entra nello Juventus Stadium per vedere la partita con i suoi ragazzi?
    «Il mio pensiero va a chi sta in campo: credo che in un’atmosfera come quella dello Stadium sia bello e coinvolgente giocare. E’ stimolante e motivante. E’ impossibile che un giocatore possa arrivare al campo in giornata storta, entrare lì dentro e non sentire l’adrenalina prendere il sopravvento su tutto. Vedere tutta questa gente, questa tifoseria che non tace per un secondo è molto bello e accattivante, una sensazione per chi la prova unica nel suo genere»

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