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      01.06.2015 09:00 - in: Champions League S

      Come difende il Barcellona

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      Tutto quello che c’è da sapere sul reparto arretrato dei Campioni di Spagna: il migliore della Liga con appena 21 reti subite.

      Il 3-1 con il quale il Barça si è sbarazzato dell’Athletic Bilbao al Camp Nou, conquistando sabato sera la sua ventisettesima Copa del Rey in 111 edizioni del trofeo, ha messo in mostra il proverbiale senso del gol di Neymar, la classe infinita di Leo Messi (autore di una doppietta) e l’altruismo da vero uomo squadra di Suarez. 

      Questo se decidiamo di concentrare le nostre attenzioni esclusivamente sulla parte più scintillante della corazzata di Luis Enrique, che il 6 giugno 2015 si giocherà con noi la conquista della Champions e il potenziale Treble: ovvero il tridente offensivo delle meraviglie.

      C’è un aspetto però di cui si parla meno, riferendosi alla squadra catalana, ma che è ugualmente importante per i successi fin qui arrivati: la compattezza difensiva e la forza degli esterni blaugrana.

      Se la Juventus ha vinto la Serie A TIM con 87 punti, 72 gol fatti a fronte di 24 subiti, ancora meglio ha fatto il Barça raccogliendo la palla in fondo alla propria porta solamente 21 volte in campionato (il Real, secondo, ha subito la bellezza di 17 gol in più).

      In Champions il discorso si fa lievemente diverso: la squadra catalana ha subito 10 reti a fronte delle 7 bianconere (0.58 la nostra media gol subiti contro 0.83 degli avversari), nonostante la differenza reti penda a favore dei catalani (18 vs 9).

      Il gol di sabato sera di Williams, che all’80’ ha beffato Ter Stegen (il portiere di coppa) è e rimane solamente la rete della bandiera della formazione sconfitta, subita da una squadra che aveva già il trofeo in tasca a dieci minuti dalla fine. Tuttavia, nasce da una disattenzione difensiva della retroguardia e di Sergio Busquets, che perde al centro la marcatura dell’uomo che di testa andrà, da lì a qualche secondo, ad accorciare le distanze. 

      Segno che anche la linea difensiva del Barcellona soffre delle amnesie che colpiscono tutti, talvolta. 

      COME SI COMPONE LA RETROGUARDIA
      Tra i pali inamovibile in Europa è il portiere ter Stegen, provenienza Borussia Mönchengladbach, così come Piqué (l’unico difensore fin qui a segno in Champions) e Mascherano. Questi sono i difensori che, nella rosa, hanno messo nelle gambe più minutaggio (900 e 989 minuti); Dani Alves impera sulla corsia di destra, da dove proprio ieri sera è arrivato l’assist decisivo per il 3-1 di Messi, mentre sulla sinistra fa buona guardia lo spagnolo Jordi Alba, prodotto della cantera blaugrana e colui il quale, nel reparto difensivo, corre più di tutti (111km fin qui).

      Il  carattere focoso del brasiliano l’ha portato a collezionare fin qui 6 ammonizioni (più di tutti), ma è proprio sulle corsie esterne che il Barça accumula il suo tesoretto di palloni recuperati per far ripartire la manovra (68 da parte del terzino brasiliano, 66 dal collega spagnolo). Gli esterni sono in generale coloro che contribuiscono di più alla fase conclusiva (2 tiri in UCL per i due titolari, fin qui).

      Un altro prodotto del vivaio della Masia è Marc Bartra, difensore centrale che ha avuto modo di mettersi in luce al posto al centro durante le prime gare di Champions contro Apoel Nicosia (1-0 e 0-4), Ajax (3-1) e PSG. Il ritorno contro la squadra campione di Francia è stata, tra l'altro, l’unica occasione in cui Luis Enrique ha schierato una difesa a tre formata da Piqué, Bartra e Mathieu.

      L’alto numero 24 francese Mathieu, giunto dal Valencia ma cresciuto calcisticamente nel Sochaux, ha collezionato quest’anno in Champions 6 presenze, a fronte delle 28 in campionato. Ha il vizio del gol (tre in questa stagione, due in campionato e uno in Copa del Rey) e può essere schierato, all’occasione, anche come terzino sinistro.

      Le ultime tre gare di Champions (il ritorno con il PSG e le due partite contro il Bayern) sono state tutte appannaggio della difesa a quattro titolare. Poco spazio hanno avuto finora Adriano, jolly difensivo schierabile come Padoin sia a destra che a sinistra, e Montoya, che ha messo nelle gambe solamente 80’ in Champions.

      LE STATISTICHE DI REPARTO
      Luis Enrique preferisce far giocare la propria squadra con un atteggiamento di fuorigioco alto (27.6m), anche se non sempre efficace nel far scattare la trappola dell’offside (1.83 il numero medio di quelli provocati in Champions).

      Se di testa in Europa siamo i migliori nei numeri (76.5 le giocate aeree bianconere contro le 50.83 dei nostri avversari), il Barcellona ha vinto più contrasti di noi (15,33 vs 12,92) e intercettato più palloni in fase difensiva (14,58 vs 13,92), effettuando più interventi positivi in area (50,25).

      Lichtsteiner e Chiellini sono tuttavia i giocatori in Champions che più ci mettono impegno quando si tratta di macinare km (135158m percorsi da Giorgione fin qui, e 126513 per lo Swiss Express), con Bonucci che segue a ruota dietro Bernat del Bayern.

      Dai piedi del Chiello sono inoltre passati più passaggi di tutti gli altri difensori di questa edizione della Champions: 837 totali, 770 quelli riusciti (92% di precisione). Il corrispettivo blaugrana è Mascherano, dai cui piedi transita la maggior parte del traffico palla a terra (719 passaggi totali). Ben figurano anche Daniel Alves e Jordi Alba in questa particolare classifica, che precedono Bonucci (il sesto tra tutti i difensori in Europa).

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