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      20.06.2015 08:20 - in: Member S

      Coppa Italia e campionato: non si molla un centimetro

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      Parma, Udinese, Milan, Cesena ed Atalanta: la Juve non cede mai il passo, consolida la prima posizione e si presenta nel migliore dei modi al decisivo scontro di Champions contro il Borussia

      Dopo una delle goleade più memorabili della nostra storia nella gara di andata di campionato, il 28 gennaio 2015 torniamo ad affrontare il Parma, avversario storico negli anni ’90, ma questa volta al Tardini e in Tim Cup. Si giocano i quarti di finale di Coppa Italia e la squadra emiliana, pur nella bufera per le ben note vicende societarie, si dimostra un osso duro per quasi tutta la partita.

      Una lotta serrata a centrocampo, di conclusioni imprecise e di portieri inoperosi. Questa è stata la gara contro il Parma per 89 minuti. Poi un lampo, tutto di marca spagnola: Llorente si trasforma in uomo assist e Morata stacca il biglietto per la semifinale, premiando l'intuizione di Allegri che lo aveva gettato nella mischia poco prima, nel tentativo di sbloccare una partita rognosa e poco spettacolare.

      Nonostante il 4-3-3 riproposto da Allegri, ormai quasi un marchio di fabbrica in Coppa Italia, di spettacolo e di occasioni se ne vedono poche, anche se alla fine le più ghiotte sono comunque di marca bianconera. Il  fatto è che il gioco fatica a svilupparsi, perché il Parma è aggressivo, pressa il portatore di palla e chiude bene le linee di passaggio.

      I gialloblu tengono i problemi societari fuori dal campo e la Juve lontana dalla propria area. I supplementari, come ricorderete, sembrano inevitabili, ma a un minuto dal 90', Morata riceve da Llorente in verticale, entra in area e supera Mirante con un preciso rasoterra, chiudendo la gara e mandando la Juve in semifinale.

      Il cammino verso la Decima entra nel vivo.

      Lo score nell’anno solare 2015 è ora di cinque vittorie su sei, con 17 reti all’attivo.

      UDINESE-JUVENTUS
      La gara di Udine allunga la striscia di imbattibilità bianconera, giunta a 12 partite. Ma il dato più importante dello 0-0 del Friuli è il +7 sulla Roma di Garcia, inseguitrice.

      “Una giornata in meno”. In fondo è questo il significato di quella prima domenica di febbraio, in cui la Juve non riesce a battere la squadra di Stramaccioni ma mantiene comunque inalterato il vantaggio sui giallorossi. Parlare di occasione persa sarebbe eccessivo, perché i giallorossi fermati in casa  dall'Empoli, avevano sulla carta un impegno più abbordabile, e soprattutto perché i friulani meritano decisamente di spartire il bottino, giocando una gara caparbia, umile, ma non rinunciataria.

      LA FOTOGALLERY

      La difesa bianconera continua a essere la meno battuta del campionato, con sole 9 reti subite. Soprattutto, con la partita di Udine, salgono a 13 le partite nelle quali la porta di Gigi Buffon è rimasta inviolata: si tratta di un record allora per quanto riguarda i cinque principali campionati europei. Il possesso di palla della Juve è stato ancora una volta altissimo (trattandosi anche di una trasferta) nonostante il ritorno al 3-5-2: ovvero il 66%.

      In cattedra Andrea Pirlo, autore di 112 tocchi palla: è stato il giocatore bianconero che ha gestito, con precisione, il maggior numero di palloni: infatti, ben 100 sono andati a buon fine. Pochi i tiri nello specchio, due. Si tratta del dato più basso della stagione, il che non significa però che i ragazzi di Allegri non abbiano concluso verso la porta di Karnezis. Tevez, per esempio, ha cercato la via della rete 5 volte, più di ogni altro compagno.

      Il pareggio finale, anche se rimane il rammarico per non aver allungato sulla Roma in classifica, è il risultato più giusto come constata anche Allegri a fine partita.
       

      «Nella ripresa abbiamo iniziato a palleggiare di più, portando con più uomini  il pallone vicino all'area. L'Udinese ha giocato una gara di grande intensità, mentre noi abbiamo sbagliato molto a livello tecnico. Il risultato comunque è giusto anche perché quella di oggi era una di quelle partite che si potevano anche perdere»

      JUVENTUS-MILAN
      Per tornare a vincere, però, non dobbiamo aspettare molto. Una Juve TRE….menda stende da lì ad una settimana il Milan grazie alle reti di Tevez, Bonucci e Morata: una vittoria netta, rotonda e inequivocabile. Un meritatissimo premio per una Juventus impeccabile, superiore agli avversari per tutti i novanta minuti. La condizione mentale, prima ancora che atletica, dei bianconeri è eccellente e riescono a gestire le partite dando sempre la sensazione di esserne in pieno controllo. Anche quando subiscono un gol, come accaduto contro il Milan, non si scompongono e non ci mettono nulla a ristabilire le distanze, a mantenerle e incrementarle.

      Sono forti, fortissimi e ne sono pienamente consapevoli. E questa sicurezza, unita a una maturità ormai acquisita da tempo, è la vera arma in più della Signora.

       

      Sicurezza, maturità ma anche il vostro sostegno, c’è da dirlo. Contro il Diavolo avevamo i nostri angeli custodi, a bordo campo: uno scatto, insieme ai vostri amici, per finire sui tabelloni dello Stadium in diretta mondiale. Ecco cos’è stato il Social Selfie Contest che, a ben vedere, ha portato davvero bene.
       

      Cinque vittorie di fila per la Juve contro il Milan in Serie A, non succedeva dal 1984. Otto tiri nello specchio per la Signora (solo contro Cesena (13) e Parma (11) aveva fatto meglio), 19 giocate utili nell'area avversaria contro 12 e 10 gol segnati dalla Juve nei primi 15 minuti di partita sono i numeri che legittimano il risultato, al di là del mero punteggio.

      Insomma, come dice Bonucci siamo un’armata e vogliamo andare avanti.

      CESENA-JUVENTUS
      Una partita che ci fa tornare a casa con i piedi per terra, che “da un lato fa male, ma dall’altro ci deve far capire che a volte siamo un po’ troppo presuntuosi” l’ha definita Allegri a ridosso del fischio finale.

      Al Manuzzi infatti i bianconeri vanno sotto, ribaltano il risultato, vengono riagguantati, sprecano il rigore e non vanno oltre al pareggio per 2-2.Un'occasione sciupata, anche se c’è da dire che i romagnoli lo hanno meritato con una gara attenta e coraggiosa, iniziata con straripante personalità.

      «Questo pareggio e l’atteggiamento iniziale sono frutto della non vittoria della Roma. Ma questo genere di approccio lo può avere una squadra non abituata a stare in vetta. Dovevamo avere un altro piglio. Come Capitano farei il male della squadra fingendo che tutto rimanga invariato», sono state le dure parole di Buffon dopo la partita, che testimoniano di una mentalità vincente mai attenuatasi negli anni, anzi, sempre più decisa.

      Una delle note positive della serata è stato l’ottavo gol stagionale di un Alvaro Morata in crescita continua (il sesto in campionato, curiosamente il primo nei primi tempi), oltre all’affiatamento della coppia tutta spagnola Morata-Llorente in attacco – schierata per la prima volta dal primo minuto – e alla ottima forma fisica di Claudio Marchisio, autore di una prova monumentale e a segno per la 31esima volta in carriera in Serie A TIM.

      JUVENTUS-ATALANTA
      Avendo letto tutto questo, quale formazione avreste scelto voi a questo punto della stagione per affrontare i nerazzurri? 

      Allegri opta per cinque cambi, in previsione dell’andata degli ottavi di finale contro il Dortmund che si sarebbe giocata quattro giorni dopo, sempre allo Stadium.

      Caceres-Lichtsteiner, Chiellini-Ogbonna, Padoin-Evra, Pereyra-Vidal, Tevez-Morata sono le sostituzioni decise dal mister. Convocato, per la prima volta, anche Alessandro Matri, che torna finalmente da bianconero allo Stadium dopo un assenza di qualche anno.

      Ma a decidere l’incontro è stato Andrea Pirlo, al quinto gol ufficiale in Serie A TIM contro i nerazzurri: una maledetta in movimento di fascino pari alla bomba all’ultimo secondo nel derby.  

      Contro l’Atalanta la Juve va sotto, poi ribalta il risultato con la zampata di Llorente e la magia di Pirlo. Finisce 2-1, ed in sei minuti la Signora passa dall’Inferno al Paradiso. Sono quelli che servono alla Juve per riagguantare una gara iniziata sotto tono, che l'Atalanta aveva portato dalla sua parte con una zuccata di Migliaccio. Un guizzo del Re Leone ed una prodezza di Pirlo allo scadere del primo tempo ribaltano in un lampo la situazione, poi si controlla, senza mai soffrire veramente e si inizia il conto alla rovescia verso il Borussia.

      Non è stata comunque una partita semplice e le difficoltà si intuiscono subito dopo il calcio d'inizi, con la  squadra di Colantuono che alza le barricate, rintanandosi dietro la linea del pallone e con la Juve che deve armarsi di una buona dose di pazienza per trovare spazi. Con le intuizioni di Pogba e Tevez qualche corridoio si indovina, specie per Caceres, ma quando si tratta di tirare o di piazzare l'ultimo passaggio, la difesa nerazzurra c'è sempre.

      Dopo il momentaneo 1-1 di Llorente, che risponde alla grande a Migliaccio, tutti allo Stadium si aspettavano di andare al riposo con quel punteggio, pensando già ad una ripresa di fatica e sofferenza.

      Tutti, tranne Andrea PirloQuando mancano una ventina di secondi al fischio di Irrati, infatti, il Maestro riceve palla a trenta metri dalla porta, alza la testa e guarda il “sette”. E decide che, mandando il pallone proprio lì, l'intervallo  sarà più piacevole. E così anche la serata.

      Nel secondo tempo  la gara è sotto controllo e porta in dote tre punti preziosi. Per la classifica e per i pensieri, che ora possono rivolgersi completamente alla sfida di Champions di martedì. Arriva la quarta vittoria casalinga consecutiva, la decima consecutiva contro l’Atalanta: lo Stadium è inespugnato da 40 partite.

       

      E lui? Impressed? Manco un po’.

      «Stasera l’unico nostro obiettivo era vincere e fare risultato dopo la prestazione di domenica a Cesena. Ora prepariamo la partita di martedì», è stato il commento a caldo di un Andrea Pirlo ancora sudato ma soddisfatto per il successo.

      Che il suo eurogol sia un messaggio al Borussia Dortmund? «E’ un messaggio soprattutto per il campionato», ha risposto lui in maniera candida. «Da domani iniziamo a pensare alla Champions».

      Lo faremo pure noi

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