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      15.03.2015 12:05 - in: Champions League S

      Eroi del Westfalenstadion

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      Una finale a Berlino all’orizzonte, un turno da superare contro i padroni di casa, spinti dal caldissimo pubblico del Signal Iduna Park, dei combattenti bianconeri in campo: è lo scenario di mercoledì sera, ma anche quello della semifinale Mondiale 2006.

      Nello stadio più caldo di Germania si può vincere e passare il turno. Lo insegnano gli eroi del Mondiale 2006 Buffon, Pirlo e Barzagli, assieme all’attuale tecnico della Primavera bianconera, Fabio Grosso.

      Non è difficile pensare che, mentre scorrono le ore che ci separano dal calcio d’inizio di #BVBJuve, siano proprio loro i giocatori chiamati ad “indicare la via” ai compagni, raccontando come si possa reggere l’urto dell’assordante “Muro” di Dortmund. E di come si possa uscire da lì a testa alta, eliminando i padroni di casa forti di un innegabile fattore ambientale.

      Germania-Italia, semifinale del mondiale tedesco che vedrà l’Italia vittoriosa, si gioca infatti al Westfalenstadion di Dortmund, il più capiente impianto del paese che mercoledì ospiterà l’ottavo di finale di Champions tra Borussia Dortmund e i ragazzi di Allegri. Nessuno stadio può vantare una curva (la Sud, solo posti in piedi durante le competizioni domestiche) simile in Europa: un urlo stordente da 24,000 gole.

      Nel luglio 2006, per le partite del Borussia l’impianto ha da poco cambiato nome nell’attuale Signal Iduna Park, in seguito all’acquisto della proprietà da parte del club e la vendita dei naming rights alla compagnia d’assicurazioni cittadina). La sostanza è tuttavia la stessa: nella città calcisticamente più calda in tutta la Germania, si gioca fuori casa come più non si potrebbe.  

      Quel 4 luglio 2006 la tensione è palpabile. Davanti all’Italia, una nazionale tedesca muscolare, che vuole arrivare in finale davanti al pubblico della sua nazione.

      Si gioca dove i tedeschi, prima di quel giorno d’estate di nove anni fa, non avevano mai perso. Il loro stadio, quello in cui avevano scelto di disputare la partita più importante – dovendo la finale essere ospitata a Berlino. Proprio la sede dell’ultima, decisiva partita di questa edizione della Champions League. 
      Corsi e ricorsi storici.

      In campo l’ex tecnico bianconero Lippi (otto stagioni sulla panchina della Juve, tredici titoli conquistati in carriera sotto la Mole) schiera Buffon -  che a fine mondiale vincerà lo Yashin Award come miglior portiere – tra i pali; gli juventini Zambrotta e Cannavaro, futuro Pallone d’Oro, che recupera in tempo da un leggero risentimento alla schiena; Materazzi ed il futuro bianconero Fabio Grosso, che dopo il Mondiale trascorrerà tre stagioni tra Inter e Olympique Lione prima di accasarsi definitivamente alla Juve, dove adesso ricopre l’incarico di tecnico della Primavera.

      In mediana Perrotta, unico romanista in campo assieme a Totti, quindi Andrea Pirlo, faro del centrocampo azzurro, del Milan e prossimamente della Juventus; Gattuso e uno degli idoli dei tifosi juventini, Mauro German Camoranesi, a spingere sulla fascia destra. In attacco Toni, che vestirà la maglia bianconera nel gennaio 2011 per quattordici partite.

      In panchina siedono Barzagli – allora al Palermo - Del Piero, uno degli eroi di questa partita, Vincenzo Iaquinta (che arriva a Torino nel 2007) e gli ex bianconeri Angelo Peruzzi e Filippo Inzaghi. 
       

      Per la Germania Lehmann; Friedrich, Mertesacker, Metzelder; Lahm, Schneider e Ballack, costruttore di gioco al fianco di Kehl; Borowski sulla destra al posto di Schweinsteiger e due future conoscenze del calcio italiano, Klose e Podolski.

      Buffon e compagni vogliono non solo vincere, ma anche dominare per ammutolire gli spettatori del Westfalenstadion seduti: l’atmosfera, altrimenti, si sarebbe fatta rovente.  

      Il primo squillo della gara è azzurro (Totti su punizione), ma è sulle corsie esterne che Grosso e Camoranesi mietono il panico nella difesa teutonica. Cannavaro è insuperabile in difesa, e se ne accorge Podolski; ma la prima vera occasione è un inserimento  di Perrotta su lancio millimetrico di Totti a perforare la difesa tenuta alta dalla Germania. A centrocampo l’Italia domina, recupera un pallone dopo l’altro per cercare la verticalizzazione immediata. Si passa naturalmente dai piedi del Maestro, che ha indicazioni da parte di Lippi di allargare il gioco. L’unica vera occasione per i padroni di casa è al 34’, quando Schneider calcia alto servito in corsa da Klose. Il Westalenstadion, nel primo tempo di Germania-Italia, è più silenzioso del solito.
       

       
      La ripresa è tuttavia di marca tedesca, ed il pubblico si accende. Buffon è grande protagonista in due occasioni prima su Klose (al 50’), quindi su Podolski al 62’. Pirlo – l’uomo che ha aperto il Mondiale con un gran gol al Ghana e sarà nominato man of the match dell’incontro - giganteggia su Kehl. Gli spazi si aprono: è un capovolgimento di fronte dietro l’altro, con le due squadre in campo che fanno di tutto per evitare i supplementari e gli eventuali rigori.

      Entra Schweinsteiger ed entra Gilardino che rileva Toni dopo una partita di grande sacrificio, facendo a sportellate con i difensori avversari. Al 36’ l'arbitro Archundia assegna un calcio di punizione alla Germania, che Ballack spreca spedendo altissimo. Nella Germania Odonkor prende il posto di Schneider. Appena ripreso il gioco Totti serve Perrotta in area, ma Lehmann esce a valanga e respinge di pugno.  I 90 minuti finiscono in parità, la partita è equilibrata.

      Lippi cambia nei supplementari ed inserisce la trazione anteriore: Iaquinta rileva Camoranesi, l’attacco si rinforza. L’Italia vuole andare in finale, e vuole farlo prima dei calci di rigore. In un minuto gli azzurri  colpiscono un palo con Gilardino, una traversa con Zambrotta e Lippi rilancia, gettando nella mischia anche Pinturicchio. La stanchezza si fa sentire, e i tedeschi hanno nelle gambe anche i minuti extra dei supplementari contro l’Argentina: Podolski sciupa su cross di Odonkor, quindi – nel secondo supplementare – Buffon è monumentale su gran tiro del futuro giocatore di Arsenal e Inter.

      Poi, all’improvviso, l’equilibrio si rompe. Pirlo indica la via a Fabio Grosso, senza neanche guardare, ed il laterale inventa la più drammatica delle parabole: batte Lehmann e corre, corre ed urla come fece a suo tempo un altro grande ex bianconero, Tardelli, dopo un’altra epica Italia-Germania di un’altra epica spedizione azzurra.   

      E’ il colpo che taglia le gambe ai tedeschi ed ammutolisce il Westfalenstadion. Quel recupero difensivo di Cannavaro, quella corsa tutto cuore di Del Piero verso Lehman, lanciato da uno splendido assist di Gilardino e la palla nel sette, imprendibile, contribuiranno ancor più a far entrare questa partita ed i suoi protagonisti nel mito.

      Gli oltre 600,000 italiani di Germania sono in festa, e con loro una nazione intera. Il resto è storia. 
      La stessa che vogliamo continuare a scrivere mercoledì, anche grazie agli eroi bianconeri del Mondiale tedesco. 

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