Juventus
    02.06.2015 09:00 - in: Champions League S

    Il centrocampo del Barcellona

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    Una linea a tre in grado di offrire garanzie per la difesa e innescare il micidiale tridente offensivo: ecco come si dispone lì in mezzo la squadra di Luis Enrique

    Per (quasi) tutta la Champions League, Luis Enrique è stato fedele al suo modulo preferito, il 4-3-3 che permette al trio lì davanti di sprigionare tutta la propria dose di letalità nei confronti delle squadre avversarie. Anche per le prime tre gare della campagna europea, quando al posto dello squalificato Suarez hanno giocato El Haddadi e Pedro, il centrocampo a tre è stato un mantra irrinunciabile per l’ex allenatore della Roma e del Celta Vigo.

    Solamente in occasione dell’ultima partita dei gironi, ovvero il 3-1 rifilato al PSG (con le firme nobili del tridente catalano), il tecnico blaugrana ha optato per un 3-5-2 più accorto arretrando Neymar sulla linea dei centrocampisti.

    Quattro sono i punti fermi del centrocampo a tre del Barça: quattro, in quanto a Rakitic, Busquets e Iniesta si aggiunge Xavi Hernandez, pedina insostituibile in quanto in grado di subentrare a partita in corso e apportare la medesima classe e qualità degli altri tre facendoli rifiatare al bisogno.

    Analizziamoli nel dettaglio.

    RAKITIC
    Con cinque gol in campionato, uno in Copa del Rey e uno in Champions League, il croato Ivan Rakitic è il centrocampista più prolifico del Barça. Mediano puro ma anche trequartista all’occasione, l’ex giocatore del Siviglia nato in Svizzera ma con la doppia nazionalità è inamovibile lì in mezzo: è infatti il secondo giocatore più utilizzato da Luis Enrique con 50 presenze dietro il fenomeno Messi.

    Opera prevalentemente come mezz’ala destra, ed è colui che in Champions a centrocampo è andato più sovente al tiro (9, 5 volte in porta). Dai suoi piedi in Europa transitano più palloni a buon fine perfino rispetto a quelli giocati da Iniesta (530 vs 519) ma è anche colui che è più avvezzo a perdere palle (104) degli altri.

    Questo il confronto con il nostro Paul Pogba, mentre quello con Vidal (11 presenze per parte in Champions) recita: assist (1-0 per il giocatore blaugrana); occasioni create 15-9 per Arturo; contrasti 50-15 per il nostro Guerrero (vinti: 43 vs 11); passaggi riusciti 622 vs 593 per il cileno (Rakitic, tuttavia, è leggermente più preciso, ovvero 530 andati a buon fine contro i 515 del collega bianconero).


    BUSQUETS
    Quando si tratta di recuperar palloni, tornare a difendere, interrompere le trame d’azioni offensive altrui e lanciare la squadra per ripartire, non c’è nessuno come lui nella rosa del Barça.

    In Champions League il centrocampista della nazionale spagnola ha fatto da cerniera da difesa e centrocampo per tutte le ultime quattro partite – le più decisive – e per un totale di 698 minuti. Porta in dote un ragguardevole 81% di contrasti vinti (il più alto della rosa dei titolari), il numero maggiore di lanci positivi (23) e di palloni recuperati tra i mediani (59). In attacco è temibile data l’altezza e la buona elevazione, nonostante quest’anno il 26enne abbia messo a tabellino una sola marcatura contro il Valencia in campionato.

    INIESTA
    Meno prolifico di Rakitic ma certamente non meno insostituibile per il centrocampo blaugrana è Andrès Iniesta, sempre presente quando possibile in Champions (10), Copa del Rey (7) e Liga (24). Il geniale mediano del Barça ha vinto in carriera una Coppa del Mondo, due Europei (e uno U19), tre Champions, sei Supercoppe spagnole, tre Copa del Rey, una Supercoppa UEFA, due campionati del mondo per club e sette volte la Liga. Niente male come palmares per il numero 8 di Fuentealbilla, che in coppia con Xavi ha formato per anni la migliore linea di mediani al mondo.

    Il lato sinistro della mediana è tutto suo appannaggio ormai dal 1996, anno in cui si trasferì alla cantera del Barça senza mai più andarsene. E’ colui che ha creato in Champions più azioni offensive tra i centrocampisti e i difensori (12), sicuramente il metronomo di squadra e – dovesse recuperare a pieno dal fastidio fisico delle ultime ore – uno degli uomini che potrebbero fare la differenza in finale.


    XAVI E LE ALTERNATIVE 

    Nove presenze per 322 per il piccolo, grande centrocampista 35enne di Terrassa, partito titolare in un inedito centrocampo con Samper e Sergi Roberto contro l’Apoel Nicosia, a settembre, e quasi sempre subentrato a partita in corsa durante il cammino Champions dei blaugrana.

    L’unica altra gara da titolare in Europa per lui è stata quella di ritorno contro l’Ajax, nella fase a gironi, quando con Busquets e Rakitic ha fatto da timoniere verso la vittoria finale per 2-0.

    Entra solitamente al posto di Iniesta ma anche del collega croato e gioca nella zona in cui opera Messi, ovvero sul centro destra. La prossima, come è noto, sarà la sua prossima partita con la maglia blaugrana che onora da sempre. Allegri e i suoi uomini, come hanno ribadito nei giorni passati, sperano proprio di sottrargli la ciliegina sulla torta.

    Poco minutaggio hanno totalizzato infine Sergi Roberto, Samper e Rafinha, le alternative di Luis Enrique a quei quattro inamovibili lì in mezzo.


    LA FASE OFFENSIVA BLAUGRANA
    Il Barça si appoggia molto al centrocampo per scatenare la fantasia e la classe di quei tre lì davanti. Iniesta dà il tempo e prova gli inserimenti offensivi, Busquets e Rakitic offrono la necessaria copertura alla retroguardia per rendere sostenibile il 4-3-3 a trazione anteriore messo a punto da Luis Enrique.

    In Champions la squadra catalana è letale dentro l’area di rigore, dove sono arrivati 25 dei 28 gol messi a segno (altri 3 da fuori area), segnati prevalentemente di destro (17). Solo tre le reti di testa (appena l’11%, percentuale che si alza al 14% considerando anche la Liga, dove Messi and co. hanno messo a verbale la bellezza di 110 marcature.

    In generale i nostri prossimi avversari vanno in crescendo nel corso della gara. In campionato, se dovessimo dividere la partita in 6 frazioni da 15’ l’una, questo sarebbe il tabellino dei gol segnati per frazione: 10/11/19/22/23/25. Dato che racconta di una condizione atletica mostruosa che non cala alla distanza, anzi.

    In Champions il copione è più o meno lo stesso: 4/8/5/2/1/8 è la distribuzione dei gol nel corso dei 90+ minuti di gara. Vale a dire che non ci si può sedere sugli allori per neanche un istante: la maggior parte di essi arriva per di più su azione (27 su 28), e uno solo su punizione. Ecco, se proprio dobbiamo trovare un punto debole alla fase offensiva avversaria, potremmo dire che le palle inattive sono poco sfruttate dagli uomini di Luis Enrique. Tutto qui.

    In compenso, per concludere, i primi 15’ di gioco di ciascun tempo sono quelli più vulnerabili per la difesa blaugrana: ben tre le reti subite all’inizio dei primi tempi (su 21, intendiamo) e otto all’inizio dei secondi in Liga;  3 ad inizio partita e 2 ad inizio ripresa (su 10) in Champions. Non facciamoli scaldare troppo, insomma. 

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