Juventus
    22.06.2015 08:00 - in: Member S

    Il film della stagione arriva ai quarti di #UCL

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    Sassuolo e Palermo in campionato, andata con la Fiorentina in Tim Cup ma, soprattutto, Borussia Dortmund-Juventus. E non aggiungiamo altro.

    Dopo avervi raccontato la gara di andata ieri, oggi la partita più importante che vi narriamo è il match di ritorno degli ottavi di finale di Champions League, quello dominato al Westfalenstadion e risolto grazie alla doppietta dell’Apache – in serata di grazia – e alla rete di Alvarone.

    Teniamo a freno ancora per un altro po’ i nostri appetiti calcistici e vediamo quali altre sorprese ha riservato il menu di questa straordinaria stagione.

    JUVE-FIORENTINA TIM CUP
    Le sconfitte più amare recano in serbo gioie ancor più grandi per coloro che sanno farne tesoro, traendone insegnamento.

    In questa frase si può riassumere il senso dell’andata delle semifinali di Coppa Italia che la Fiorentina si aggiudica giocando allo Stadium una gara lucida, sfruttando al meglio le palle gol e l'ottima vena di Salah. Un’impresa che non riusciva a nessuno da quasi due anni, ovvero dalla gara di Champions contro il Bayern.

    Dieci minuti di confusione, pagati a caro prezzo. Si può invece sintetizzare così la lucida analisi della gara contro la Fiorentina da parte di Massimiliano Allegri. Dieci minuti della ripresa in cui «siamo stati disordinati, prendendo gol su un pallone perso “in uscita”», spiega il tecnico al temine della sfida. Prima la Juve era invece riuscita a rimettere in carreggiata una gara che si era subito fatta complicata. «C'è la partita di ritorno e ci giocheremo le nostre chance, sapendo che non sarà facile, perché i viola sono un'ottima squadra, in un grande momento di forma».

    Il primo round della semifinale va ai viola e il prossimo 7 aprile, a Firenze, servirà una piccola grande impresa per passare il turno” scrivevamo nel nostro MATCH REPORT a fine gara. E non aggiungiamo più altro.

    D’altronde Bonucci aveva avvertito tutti a ridosso del fischio finale: non date per scontato l’esito finale di queste semifinali di Coppa Italia. La Juventus infatti si presenterà al Franchi con tutta l’intenzione di ribaltare il risultato e qualificarsi per il turno successivo, l’ultimo.

    JUVE-SASSUOLO
    La Signora si rifà immediatamente con una vittoria targata Pogboom che vale il momentaneo +11 sulla Roma.

    «Contro il Sassuolo mi basterebbe l'1-0» aveva detto Allegri durante la conferenza stampa di vigilia. Beh, i suoi ragazzi l'hanno preso in parola. Probabilmente avrebbero preferito, loro come il tecnico, un punteggio più ampio e una vittoria meno sofferta, ma per allungare sulla Roma può bastare il minimo scarto, firmato da una sventola di Pogba a meno di dieci minuti dal termine.

    Anche se dopo il turnover di Coppa, Allegri manda in campo la formazione tipo, nella quale manca il solo Buffon, fermato dall'influenza, la gara si presenta subito balorda. Il Sassuolo inizia pressando alto  già con Berardi, Zaza e Sansone e obbliga la Juve ad accelerare la manovra, a scapito della precisione. Sono comunque i bianconeri a fare la partita.

    Il Sassuolo gioca una gara diligente, chiudendosi in difesa e lasciando il solo Zaza come punto di riferimento in avanti. In una situazione simile trovare il varco giusto è durissima. Per avere qualche spazio, si devono stanare gli avversari. Accade quando mancano meno di dieci minuti alla fine: il Sassuolo mette fuori la testa dal guscio e si affaccia timidamente nella metà campo bianconera, scoprendo il fianco. Così, quando la Juve recupera palla, Pepe è velocissimo a condurre il contropiede e a servire Pogba, che si inserisce centralmente, controlla e scarica il destro nell'angolino dove Consigli non può proprio arrivare.

    È un gol che vale undici punti, quelli che ora separano i bianconeri dalla Roma, e  merita di essere degnamente festeggiato. E applaudire il ritorno in campo di Barzagli negli ultimi secondi è il modo migliore per farlo.

    PALERMO-JUVE
    Una prova di maturità.
    Così l’ha definita Massimiliano Allegri, che aveva chiesto di affrontare la gara contro il Palermo senza distrazioni e i suoi uomini l'hanno decisamente ascoltato, giocando una partita intensa e senza sbavature.

    Una Juve concentrata, paziente, spietata quando necessario condanna il Palermo alla sua seconda sconfitta stagionale al Renzo Barbera e dà un segnale fortissimo in vista della Champions. Non solo per i tre punti conquistati in Sicilia ma anche e soprattutto per la gestione di una partita non semplice, in cui i bianconeri non rischiano nulla e non concedono agli avversari neanche un tiro in porta. E se la gara è dura da sbloccare, nessun problema: ci pensano campioni come Morata.

    Lo spagnolo entra risolve nella ripresa, mentre inizialmente siede in panchina. La coppia titolare è composta da Tevez e Llorente e nel 3-5-2 scelto da Allegri si vedono, per la prima volta in stagione, Barzagli e De Ceglie e, per la prima in assoluto, Sturaro.

    Dopo il fischio finale al Barbera i punti di vantaggio salgono almeno momentaneamente a 14, ma questo non basta al tecnico per considerare chiuso il campionato. Giustamente. «Bisogna guardare la realtà. Mancano almeno sei vittorie e qualche pareggio. Oggi abbiamo messo un altro tassello importante, perché abbiamo vinto 1-0, che è un risultato che mi piace molto, e non abbiamo subito gol per la seconda partita consecutiva».

    Proprio contro la sua ex squadra  «c'è stato il gran rientro di Barzagli dal primo minuto che ha giocato un ottima gara. Quindi ci sono tutte le prerogative per giocare le nostre carte in Champions e per andare a vincere il campionato».

    Al fischio finale Buffon non ha neanche bisogno di farsi la doccia e insieme ai compagni può festeggiare e, ora sì, iniziare a pensare al Borussia.

    BVB-JUVE
    Facciamolo anche noi, allora. Partendo da questo luogo, il teatro della supersfida.

    C’è chi dice che le grandi squadre non si intimoriscono giocando nei grandi stadi, ma anzi si esaltano. La Juve l’ha dimostrato il 18 marzo 2015 giocando una delle partite più belle di questa stagione, in assoluto.

    Dopo la bolgia del #JStadium, il retour match degli ottavi di finale di Champions ha avuto come teatro uno degli impianti più affascinanti dell’intera Germania, il WestfalenStadion o, come si chiama dal 2005 per motivi di naming rights, Signal Iduna Park.

    Uno dei più affascinanti, si diceva: di certo il più grande in Germania, stando a quanto afferma il Borussia nel suo sito ufficiale. La capienza è di quelle imponenti: 80700 persone (per l’esattezza 80667). Un numero di posti simile a quello di San Siro, con il quale condivide anche il soprannome: viene chiamato infatti, sempre secondo quanto afferma il Borussia, “La Scala del calcio tedesco”.
     

    Ma nello stadio più caldo di Germania si può vincere e passare il turno. Lo insegnano gli eroi del Mondiale 2006 Buffon, Pirlo e Barzagli, assieme all’attuale tecnico della Primavera bianconera, Fabio Grosso.

    Che sarebbe stata una serata speciale, lo si è capito subito, guardando gli occhi dei giocatori mentre scendevano dal pullman per imboccare i corridoi del Westfallenstadion. I tedeschi l'avevano presentato come un inferno, che avrebbe fatto tremare le gambe ai bianconeri. Forse era un modo per esorcizzare la paura di rivedere quei colori da queste parti, dopo che nelle tre volte che si erano presentati qui in passato, se ne erano andati via in trionfo. Con questa sono quattro: c'è poco da fare in questo stadio la Juve sa solo vincere. E lo sa fare maledettamente bene.

     

    Tevez è il protagonista assoluto di una gara straordinaria, ma anche tutti i suoi compagni meritano un monumento per come hanno saputo interpretare e gestire la partita, giocando «bene tecnicamente», come vuole Allegri, e rasentando la perfezione tattica.

     

    Una serata speciale, si diceva, che non potrebbe iniziare meglio. Non sono ancora passati tre minuti quando l'Apache inventa un gol da antologia, ricevendo il pallone ai venticinque metri, alzando la testa e sparando una saetta sotto l'incrocio. È la prima picconata al famoso “Muro”, la curva del Borussia, che aveva accompagnato l'ingresso delle squadre in campo ricordando la finale di Champions del '97, con una coreografia certo spettacolare, ma ben poco accogliente per i bianconeri.

    La seconda mazzata prova a darla Lichtsteiner, con un'altra sventola dalla distanza che questa volta Weidenfeller riesce a deviare in angolo. L'iniziativa viene chiaramente lasciata ai tedeschi, ma Buffon deve sbrigare solo l'ordinaria amministrazione.

    E quando al 27' Allegri deve rinunciare a Pogba, costretto a uscire dopo uno scatto a centrocampo, e inserisce Barzagli, passando al 3-5-2, la Juve trova ancora maggior solidità in difesa. Il Borussia prova ad aumentare la pressione, ma i tentativi vengono rispediti al mittente e i bianconeri riescono a prendere il mano il gioco, gestendo il palleggio e abbassando il ritmo della gara fino all'intervallo.


    Tevez inizia la ripresa come aveva cominciato la partita, con una magia: al 5' prende palla nella propria metà campo, resiste a più di una carica, attira a sé tre difensori e libera Morata davanti a Weidenfeller, che riesce però a respingere la conclusione dello spagnolo. Il duello tra i due si ripete cinque minuti più tardi, questa volta dopo una sgroppata di Pereyra, e ancora una volta ha la meglio il portiere tedesco.

    Il primo tiro in porta del Borussia arriva al 18': un destro di Kampl dal limite, bloccato senza patemi da Buffon. Subito dopo Klopp gioca il tutto per tutto, inserendo Ramos e Blaszczykowski al posto di Bender e Mkhitaryan e la sua squadra sembra recepire il messaggio, perché inizia ad attaccare con più convinzione. Una convinzione che però dura pochissimo. La spazzano via Marchisio, Tevez e Morata al 25': il Principino lancia l'Apache sul filo del fuorigioco, Weidenfeller esce alla disperata, ma Carlos lo beffa, servendo Alvaro che, a centro area, con la porta spalancata, deve solo toccare in rete per  dare la seconda mazzata al “Muro”.

    Ad abbatterlo definitivamente ci pensa ancora l'immenso Tevez, che riceve in profondità da Pereyra e fulmina Weidenfeller con una sassata di destro.

    È un tripudio, che l'Apache si gode con qualche minuto di anticipo, uscendo per lasciare il posto a Pepe, poco prima era entrato Matri per Morata, e per prendersi la standing ovation dei cinquemila tifosi bianconeri in estasi.

    Sono così la Juve e il Barcellona le ultime due qualificate ai quarti: il Barça ha infatti battuto 1-0 il City al Camp Nou.

    «Una partita intelligente, vinta dalla squadra», è stato il commento a fine gara di Carlitos, protagonista indiscusso a Dortmund. «Ora abbiamo bisogno che tutti diano il meglio, io in primis»

    Così sarà. Ma questa è un’altra storia, e per sentirla dovete aspettare solo fino a domani.

    Vi lasciamo con questa gemma.

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