Juventus
    01.10.2015 12:39 - in: Eventi S

    #OnThisDay nasceva il grande Omar Sivori

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    Ci piace ricordare il campionissimo bianconero con un frammento di Hurrà Juventus a lui dedicato, che reca la data del febbraio 1963 e racconta il lato più ‘intimo’ del fuoriclasse di San Nicolás de los Arroyos

    SIVORI "intimo" è sconcertante per normalità: un buon padre, un buon marito, nessuna manifestazione d'estro, soltanto il vizio borghese del sonno. Potrebbe essere, credeteci, il vostro vicino di pianerottolo

    Inizia così l’articolo “Nel tunnel di casa sua” di Hurrà Juventus (nell’anno in cui venne ripresa la pubblicazione del periodico bianconero, ovvero il 1963) parte della serie ‘I Giocatori in Pantofole’. E’ il racconto del campione che accoglie il giornalista nell’intimità del nido familiare, lontano dalle luci della ribalta e dai campi di pallone, dove generazioni di tifosi ne hanno ammirato le gesta.

    Vale la pena leggerlo insieme.

    «Questa è casa mia », disse Omar. Aggiunse che dovevamo avere pazienza per le sei valigie che occorreva scavalcare prima d'arrivare al soggiorno. Omar Sivori tornava quel giorno dall'Argentina. Da tempo pioveva a dirotto e Miriam faceva tanti capricci perché non le era possibile uscire sul terrazzo con tante piante e con tanti fiori che è un po' il suo meraviglioso parco privato. Omar s'era presentato in vestaglia. Aveva capelli arruffati, barba fitta, occhi pieni di sonno.

    La signora e la domestica tentavano invano di fermare il pianto di Nestor in guerra perenne con latte e biberon. Pian piano, anche l'appartamento tornava a vivere dopo il riposo di mezza estate. Alzate le tapparelle, il cielo grigio della città entrava nel soggiorno con una luce fioca e accarezzando un velo di polvere leggera. « Questo è il mio trono » disse Omar. E s'infilò, gambe a penzoloni, in quella sorta di sediona ricoperta in velluto rosso che domina il lungo corridoio dell'entrata. Poggiò due o tre volte le mani sui braccioli larghi e solenni. Ravviò i capelli che scendevano fino a ricoprire quasi tutta la fronte. Disse: « Casa mia! Come si sta bene ». Ordinò che le valigie venissero sistemate. Comandò che ci portassero qualcosa da bere. Un aperitivo leggero.

    La famosa copertina a lui dedicata del gennaio 1962

    Sedevamo nel soggiorno ove l'arredamento fa colpo per la fusione di pezzi d'antiquario con altri moderni. «Non sai che piacere mi dà essere tornato da queste parti. Ormai sono l'argentino più italiano che sia mai esistito. Dai miei ci sono andato più che volentieri, ma ogni giorno che passava sentivo sempre più il desiderio di tornarmene a Torino ». Omar si passò una mano sul viso, lentamente, come per svegliarsi meglio. Chiese se c'erano novità. Se Amarildo lo compravano oppure o no. Cosa facevano gli altri della squadra. Che tipo era Amaral. Chiese molte altre cose. Tutte sulla Juve che tornava da un campionato magro e da poche soddisfazioni.

    Disse: « Sono andati male anche i Mondiali, hai visto? Annate come questa che è passata ti lasciano col morale nei piedi». Bevevamo lentamente l'aperitivo leggero. Con una bamboletta di stoppa estratta a fatica dal fondo della valigia più grande, Miriam aveva trovato un po' di tranquillità. Parlava con la bambinaia. Un misto di italiano storpiato e di argentino storpiato, simpatico da morire. Anche Nestor s'era placato. Dormiva finalmente nel lettino azzurro col biberon penzolo tra le labbra. « Sono terribili questi bambini» disse Omar. Parlammo ancora della Juventus. 
    C'era nell'aria l'acquisto di Del Sol. «Magari lo comprassero» disse. « Con Del Sol salta fuori una squadra da scudetto. Magari lo comprassero».

    Poi parlammo di Sivori. Disse lui: 
    «Io non so se giocherò bene oppure male. E' impossibile fare di questi pronostici. Bisogna vedere se il fisico e la fortuna t'accompagnano. Di una cosa però sono sicuro. In un caso o nell'altro voglio mettercela proprio tutta. Questo lo giuro. Nessuno potrà criticarmi per l'impegno o per la serietà. Puoi star tranquillo. Parola mia».

    Sono passati i mesi. Ancora a casa di Sivori. Tutto è luccichio e ordine. Dice: « Vieni avanti che facciamo quattro chiacchiere. Prima però devi vederti i cartoni animati. Sai, è una delle tante imposizioni di Miriam e Nestor. A un certo punto si mettono in testa di vedere Paperino e Topolino e io li devo accontentare». Nella grande stanza, le tende sono abbassate. Per mamma, Miriam e Nestor un operatore cinematografico d'eccezione. Poi lo spettacolo finisce. I bimbi escono per la passeggiata.

    Papà Sivori controlla personalmente che il cappottino sia ben abbottonato e non che prendano freddo. Miriam e Nestor danno un bacetto a papà e scappano con la bambinaia. « Pensa che tra un po' ne arriva un terzo » dice Omar. « Ci sarà da impazzire. Be', due o tre in fondo è la stessa cosa ». Parliamo ancora di calcio. Torniamo su quel pomeriggio pieno di pioggia, sul giorno del suo ritorno dalla vacanza argentina. Ricordiamo i dubbi, le amarezze, le speranze, le promesse. E' stato di parola. Finora ha mantenuto con la fedeltà d'un cavaliere antico. Dice : « Speriamo che continui. Mi sto divertendo un mondo. Tutti dicono che son diventato serio : finirò per crederci anch'io. Mi son messo a fare una vita da papalotto. Davvero! Di tanto in tanto con mia moglie al cinema o a teatro o a passeggio coi bambini. Il grosso vizio di qualche bella dormita non me lo son tolto ancora. Anzi non ce la farò mai ».

    Omar Sivori sorride. Poi resta qualche attimo pensieroso e zitto. Alza la testa d'un tratto. « Mamma ! Mamma portaci due aperitivi. Due cosette leggere. Grazie. Mamma, versane anche per te ! Facciamo un brindisi allo scudetto. Sai, mamma, credo che ci porterà fortuna! ».

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