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      03.10.2015 20:31 - in: Serie A S

      Lichtsteiner, parola al Prof. Gaita

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      Il cardiologo, uno dei pionieri mondiali nel campo dell'ablazione, ha operato l'esterno svizzero e spiega a Juventus.com l'intervento effettuato

      Venerdì 2 ottobre Stephan Lichtsteiner è stato sottoposto ad un 'intervento di ablazione, in seguito ad 'un'aritmia cardiaca benigna (flutter atriale) che aveva causato al giocatore delle difficoltà respiratorie durante la gara contro il Frosinone del 23 settembre.

      Ad eseguire l'operazione è stato il Professor Fiorenzo Gaita, uno dei pionieri mondiali nel campo dell'ablazione e Direttore della Cattedra di Cardiologia dell'Università delle Molinette, che innanzitutto rassicura sulle condizioni di Lichtsteiner: «L'intervento è durato meno di un'ora e il giocatore sta benissimo».

      Professore, cos'ha avuto esattamente Lichtsteiner?
      «Il flutter atriale è un'aritmia degli atrii, che, volendo fare un paragone con un'automobile per essere più comprensibili, sono i “serbatoi” del cuore. Questi hanno una specie di circuito elettrico che, in caso di flutter, fa salire i battiti al minuto dai normali 60, fino a 300. Ora, non tutti questi battiti arrivano al “motore”, perché madre natura ha messo un “filtro”, chiamato nodo atrioventricolare, che ne limita il passaggio alla metà o a un terzo, quindi a 75 o a 150. Accade però che in caso di stress o di notevole sforzo fisico, possa avvenire il passaggio di tutti gli impulsi: in questi casi, con 300 battiti al minuto, si può avvertire malessere e difficoltà respiratorie, proprio come accaduto al giocatore».

      La terapia in questi casi è necessariamente l'intervento?
      «L'altra possibilità è prendere medicine per tutta la vita e comunque non risolvono il problema, cercano solo di prevenirlo, per altro riuscendoci solo nel 60% dei casi. L'altra possibilità è l'intervento, che abbiamo messo a punto fin dal 1992. Si tratta di un'ablazione trans catetere: si introduce un catetere dalla vena della gamba fino all'interno del cuore, si registra il circuito del flutter e si eroga quindi una piccola bruciatura dalla punta del catetere, come se fosse un piccolo elettro-bisturi. È un intervento ormai molto diffuso ed è la terapia di prima scelta per pazienti sportivi».

      Trenta giorni sono sufficienti per il recupero?
      «Sì, in trenta giorni si ha la guarigione, poi andranno rifatti gli esami e, in caso di esito positivo, verrà ridata l'idoneità agonistica. Questi tempi sono dati dalle linee guida della Medicina dello Sport, naturalmente variano a seconda del tipo di aritmia e, nel caso di flutter, la regola è un mese per il recupero».

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