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      07.07.2015 10:30 - in: Eventi S

      Jesse Carver, tecnico dell'ottavo scudetto

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      #OnThisDay nel 1911 nasceva l'allenatore inglese che ci condusse al primo scudetto del dopoguerra, allenando una delle Juventus più belle di sempre
      Da sinistra in piedi: Parola, Viola, Bertuccelli, Mari, J. Hansen, K. Hansen, Bizzotto e l'allenatore Carver; Accovacciati: Manente, Boniperti, Muccinelli e Praest

      Oltre un secolo fa nasceva l'allenatore che riportò a Torino il Tricolore dopo il periodo più lungo per la Signora senza titoli iridati: 15 anni, tra l'ultimo Scudetto del Quinquennio d'Oro e quello del 1949/50. 

      Si tratta di un allenatore inglese chiamato Jesse Carver. 

      Estate '49. Il Grande Torino non c'è più, la tragedia di Superga è stata un duro colpo per il nostro calcio. Le frontiere si riaprono e la Juve, che ha già il miglior talento del campionato, Boniperti, si arricchisce di nuovi campioni.

      Arrivano il portiere Giovanni Viola, il terzino Bertuccelli, il mediano Piccinini, il centravanti Vivolo. Ad essi, Parola e Muccinelli si aggiungono il sudamericano oriundo Rinaldo Martino ed i danesi Praest e John Hansen. Tre stranieri, come da regolamento, e tutti bravi. 

      Martino Rinaldo Fioramento è nato a Rosario, in Argentina. La discendenza è palesemente italica. Arriva  da una società che sforna in continuazione giocatori importanti, il San Lorenzo de Almagro. La pelle olivastra, il sorriso, pieno ed accecante, due cosce ipertrofiche lo fanno notare al volo, in mezzo al campo. E' luminoso nella genialità dell'impostazione come nella capacità di realizzazione. Su 33 partite mette in gol 18 palloni, e non è poco dato il primo anno di ambientamento. 

      Gli altri due forestieri sono tipi tosti, come si suol dire. Fanno parte della colonna danese approdata allo Stivale a seguito della felice galoppata dei figli del Nord all'Olimpiade di Londra. Potenti, geometrici e lucidi, John Hansen è un acrobata, fortissimo di testa e con un sinistro prepotente. Senza paura, mai. Praest ha un dribbling largo ed incisivo, sovente rifinito da perfetti traversoni per la battuta dell'amico Hansen. 

      Ma ci vuole un timoniere per questo vascello così pieno di fuoriclasse. Ecco cosa scrive Hurrà Juventus, lo storico magazine bianconero: 

      "Su consiglio di Stanley Rous, allora presidente della federazione inglese, la scelta cade su un signore britannico di passapoerto e di modi, Jesse Carver, che porta quanto di più nuovo si possa immaginare: lavoro, tanto lavoro e marcature a zona, in aperto contrasto con le teorie della maggior parte dei tecnici nostrani."

      Prima di arrivare a Torino, Carver, ex giocatore dei Blackburn Rovers e del Newcastle, da allenatore si era fatto le ossa nel club olandese dello Xerxes, prima di essere nominato alla guida della nazionale dei Paesi Bassi e di maturare un'esperienza annuale al Millwall. 

      In questa foto, accanto a Jesse Carver, c'è il ciclista Fausto Coppi

      Alla Juve sotto di lui "ci si allena al mattino ed al pomeriggio, si fa ginnastica come non si era mai fatta prima e sono programmate lezioni alla lavagna per imparare gli schemi. Inaudito. Non tutti i bianconeri lo seguono ciecamente, ma come al solito sono decisivi i risultati".

      "La squadra, zona o non zona, fa letteralmente a fette il campionato, gioca un calcio spettacolare dove si prende qualche goal di troppo ma ogni volta se ne segnano valanghe, in tutti i modi e praticamente con tutti gli uomini in organico, portiere escluso".

      La Juve parte di slancio e sta in vetta dalla prima all'ultima giornata: 5-2 alla Fiorentina, con tripletta di John Hansen e reti di Boniperti e Martino. Poi, 3-1 alla Lazio, 4-0 al Bari, 1-0 al Milan, 3-0 alla Triestina.

      Forte del quintetto d'attacco a cui offrono il proprio contributo Boniperti ed il piccolo, scaltro e furbo Ermes Muccinelli. Nel ruolo di stopper, eccelso, giganteggia Carletto Parola, che ha come pezzo forte la rovesciata. Cosa che gli riesce a meraviglia. 

      Sembra una passeggiata, e forse lo sarebbe, se il 5 febbraio del '50, in uno stadio Comunale stracolmo, il Milan di Gren - Nordahl - Liedholm non rifilasse una pesantissima scoppola alla Juve capolista solitaria. 7 a 1, la Juve in dieci per l'espulsione di Parola, insomma una giornata nerissima.

      Che viene subito dimenticata, sepolta sotto il peso di altre vittorie: 3-2 alla Triestina, 2-0 all'Atalanta, 4-1 al Venezia, 6-1 al Genoa, 6-2 al Como, 4-3 al Torino, 4-2 all'Inter, e via così, sino allo scudetto numero otto, conquistato con quattro settimane di anticipo. 62 punti contro i 57 del Milan secondo, 28 vittorie, 100 gol fatti e 43 subiti, John Hansen capocannoniere con 28 centri e Boniperti a ruota con 21, ma è stato grandissimo anche Martino, regista impareggiabile e autore di ben 18 reti.

      Lo scudetto è vinto in carrozza, i tifosi sono nuovamente al settimo cielo.

      E' forse la Juventus più forte che abbia a ricordare

      Giampiero Boniperti

      Agli ordini di Carver, quell'anno, c'è una delle Juve più belle di sempre.

      Non si ripete, l'anno successivo e nell'agosto 1951, dopo una stagione altalenante, viene sollevato dall'incarico. Il tecnico di Liverpool allenerà altre sei squadre italiane - incluse entrambe quelle di Torino e Roma. Si spegnerà a Bournemouth nel 2003, lo stesso anno dell'Avvocato, che lo aveva scelto personalmente per guidare il rilancio della Signora. 

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