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    08.06.2016 15:30 - in: Eventi S

    Eurostorie: bianconeri agli europei

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    Inizia oggi, a pochi giorni dal via di Euro2016, un viaggio attraverso la storia della massima competizione continentale per Nazioni, in cui i bianconeri, spesso, si sono fatti onore…

    Tutto inizia nel 1960. Proprio in Francia, come accadrà fra pochi giorni.

    La storia degli Europei è, prima di tutto, storia di grandi giocate, di emozioni, di trionfi. Spesso a forti tinte bianconere. Ve le raccontiamo, cominciando dalle prime edizioni.

    Francia 1960

    Oltre al Barone Pierre De Coubertin (padre delle Olimpiadi moderne) e Jules Rimet (inventore della Coppa del Mondo), c’è un altro francese dietro la futura manifestazione calcistica continentale. Si tratta di Henry Delaunay, che ha in mente un campionato di football europeo. Dopo la sua morte (1955), è il figlio Pierre a portare avanti l’idea, e dopo alcune incomprensioni (il piano è bocciato da alcune federazioni che non aderiscono, tra cui Germania, Inghilterra, Scozia, Svizzera, Belgio e Olanda), si parte. Senza l’Italia, il cui calcio sta attraversando una grande crisi. Solo 17 federazioni su 33 partecipano alla prima edizione, e il numero dispari rende necessario uno spareggio preliminare (Cecoslovacchia-Eire, si qualificano i cechi).

    La prima partita della storia del campionato europeo è Urss-Ungheria, giocata a Mosca il 28 settembre 1958. Non è solo un match di calcio: sono passati infatti solo due anni dalla rivoluzione ungherese stroncata dai carri armati dei paesi del Patto di Varsavia.

    La grande Ungheria non c’è più, e l’Urss vince a Mosca 3-1 davanti a centomila persone, e 0-1 a Budapest. Il ridotto numero di partecipanti impone di cancellare la formula iniziale, e si passa direttamente agli ottavi, che promuovono Francia, Spagna, Austria, Portogallo, Jugoslavia, Romania, Cecoslovacchia e Urss. La Spagna schiera Alfredo Di Stefano e Ladislao Kubala, ma il sorteggio dell’urna riserva agli iberici l’Urss. Tra i due stati non corrono buoni rapporti diplomatici, e Francisco Franco impone alla federazione spagnola di ritirarsi. L’Unione Sovietica si ritrova così in semifinale in compagnia di Francia (Austria battuta nei quarti 5-2 a Parigi e 4-2 a Vienna), Jugoslavia (eliminato il Portogallo) e Cecoslovacchia. La fase conclusiva si disputa in Francia nel luglio 1960. A Parigi il 6 luglio la Jugoslavia conquista la finale battendo proprio i transalpini in un rocambolesco 5-4, e i sovietici vincono a Marsiglia contro la Cecoslovacchia (3-0, doppietta di Ivanov).

    La finalissima del 10 luglio è preceduta dal match di consolazione per il 3° posto: la Cecoslovacchia batte 2-0 una delusa Francia. Il 10 luglio si gioca al Parco dei Principi, l’unico stadio, insieme all’Olimpico, ad aver ospitato la finale per due volte (l’ultima, nel 1984). Siamo davanti a un pubblico esiguo per la manifestazione (17.966 spettatori), e per un tempo la Jugoslavia mette alle corde l’Urss del portiere Yashin. Il “ragno nero” è superato al 40’ da un tiro di Jerkovic, ma Metreveli pareggia sfruttando una serie di rimpalli. I tempi regolamentari si chiudono 1-1, e al 112’ la maggior consistenza atletica consente ai russi di imporsi. Un colpo di testa di Ponedelnik consegna il primo titolo europeo all’Urss.

    Spagna 1964

    Questa edizione, la seconda, la vincono i padroni di casa di Luis Suárez in finale proprio contro l’Unione Sovietica, battuta 2-1 al Bernabeu sotto la pioggia e davanti a ottantamila spettatori. La politica, per i noti problemi tra il regime franchista e quello sovietico, rimane sullo sfondo. Non scende in campo nella fase finale, ma rimane negli annali come vincitore del trofeo Luis Del Sol,grintosa mezzala bianconera dal 1962 al 1970.

    Il buon successo della prima edizione ha lasciato il segno, e nel 1964 sono 28 le squadre iscritte. Restano fuori greci, ciprioti, finlandesi, scozzesi e, incredibilmente, la Germania Ovest. Il ct Sepp Herberger è infatti contrario a partecipare a manifestazioni che non siano i campionati del Mondo.

    Vanno dunque all’Europeo i primi due bianconeri con l’Italia, che questa volta c’è: si tratta di Salvadore (2 caps) e Menichelli. La nostra nazionale tuttavia sarà eliminata negli ottavi di finale dall’Urss campione in carica (2-0 all’andata, 1-1 al ritorno).

    Dopo la sconfitta dell’andata, il tecnico Fabbri si gioca tutte le carte a disposizione, compresa quella dell’entusiasmo dei due debuttanti Burgnich e Domenghini, ma è del tutto inutile. Jascin para un rigore a Mazzola, e alla fine a prevalere sono i sovietici. E dire che il sorteggio ci era stato favorevole nella fase eliminatoria (6-0 alla Turchia, poker del debuttante Orlando e doppietta di Rivera, e 0-1 a Instanbul, rete di Sormani).

    Capocannoniere dell’edizione: il danese Ole Madsen, che chiuderà a quota undici reti, di cui sei realizzate nei folli match contro il Lussemburgo (3-3, 2-2 e 1-0).

    Italia 1968

    L’Europa, per dimenticare la Corea: due anni dopo l’umiliazione di Middlesburgh, che chiude le frontiere agli stranieri in Serie A, il calcio italiano rialza la testa conquistando il titolo continentale. È la nazionale di Valcareggi, ct del buon senso, ma anche di Gigi Riva, Rivera, Mazzola, Domenghini, Burgnich e Facchetti. Bercellino I chiuderà la manifestazione con una presenza, così come Salvadore. Castano invece ne farà due: sono i primi italiani della Juventus campioni d’Europa.

    È l’Olimpico ad ospitare la sua prima finale degli Europei (l’ultima nel 1980, tra Germania Ovest e Belgio, 2-1 per i tedeschi), dunque, ed è l’Italia ad aggiudicarsi la manifestazione per la prima volta. Dopo la vittoria contro Urss (0-0 dts, sorteggio favorevole agli Azzurri) e il pareggio per 1-1 contro la Jugoslavia nella finale di andata, il 2-0 del 10 giugno sempre contro la nazionale balcanica dà il verdetto finale.

    All’epoca Dino Zoff giocava ancora nel Napoli: vinse la competizione da titolare e subendo una sola rete.

    In effetti incassai un solo gol in quattro partite, compresa la gara di andata dei quarti di finale, vinta 2-0 contro la Bulgaria. La cosa più importante, tuttavia, non fu il mio comportamento tra i pali, ma la vittoria dell’Italia 

    Dino Zoff, tratta dal sito UEFA

    Il ventenne Anastasi, invece, sarebbe passato quell’estate dal Varese alla Juventus. Acquistato nel maggio 1968, a settembre disputò la sua prima partita ufficiale, realizzando subito una doppietta contro l’Atalanta. Figlio di operai siciliani, coronò in una sola estate due sogni: vincere l’Europeo, per di più segnando in finale con il compagno di reparto Riva, e passare nella squadra più forte d’Italia.

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