Juventus
    13.02.2016 23:57 - in: Serie A S

    Per Buffon, il segreto è l’abitudine a vincere

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    Lo spiega il Capitano a fine gara, lodando l’atteggiamento dei suoi e le qualità straordinarie di un compagno di mille battaglie come Andrea Barzagli

    «A un quarto d’ora dalla fine eravamo un po’ in debito organico ed in difficoltà. Un pareggio non mi sarebbe dispiaciuto. Ma dentro di me coltivavo sempre la speranza di fare uscire quel coniglietto dal cilindro».

    E' successo. E c’è una ragione fondamentale dietro tutto questo.

    Come avete visto, anche Gianlugi Buffon ha parlato ai microfoni dei media dopo Juventus-Napoli, la partita del sorpasso. Il Capitano, che ha sfoderato dal suo di cappello inesauribile una paratona mondiale, ha confermato il fatto che  «gioco con compagni molto forti individualmente, che riescono a difendere di reparto grazie a lavoro di centrocampo e attacco».

    Un successo pesantissimo, quello sui ragazzi di Sarri, anche sotto l’aspetto psicologico. «Ero preoccupato da un’eventuale vittoria del Napoli, a 5 punti sarebbe stato difficoltoso recuperare», ha ammesso il nostro numero uno. «In 13 partite chi è più abituato alla vittoria può comunque avere il guizzo finale. Davanti abbiamo altre 13 gare: ci sono tanti altri impegni e ribaltoni, era importante non perdere stasera».

    I suoi compagni non solo l’hanno accontentato, ma si sono superati.

    «Sono molto contento, è innegabile», ha continuato. «Ma riconosco che il Napoli ci ha reso la vita dura e adesso che siamo davanti dobbiamo essere ancora più bravi, perché sappiamo che dietro c’è una squadra di valore».

    Un ultimo pensiero va al compagno di reparto che gli guarda le spalle fin dai tempi del Mondiale.

    «A Barza bisogna stracciargli la carta di identità e non farsi condizionare: anche se ha 35 anni,ancora oggi se devo giocare la partita più importante della stagione lo metterei  sempre. Così come Leo o Chiello. È un reparto che riesce ad essere più che fornito, con le caratteristiche spiccate in tutti e tre gli uomini».

    Quando si parla di uno come Andrea non c’è da pensare all’età: quando gioca è ancora uno dei migliori del mondo. Quando uno è forte è forte.

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