Juventus
    24.10.2017 09:30 - in: Eventi S

    Assemblea degli Azionisti: il discorso del Presidente Andrea Agnelli

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    Il presidente della Juventus apre i lavori dell'Assemblea degli Azionisti all'Allianz Stadium

    Azionisti buongiorno e benvenuti all’Allianz Stadium. L’ho detto l’anno scorso in apertura del mio discorso e vorrei ripeterlo anche quest’anno: come Società, come tifosi, come squadra, come componente tecnica, siamo estremamente orgogliosi, perché mai nessuno nella storia del calcio ha vinto sei scudetti di fila.

    Il mio ringraziamento per questo risultato sportivo ottenuto sul campo va a tutte le donne e a tutti gli uomini che lavorano per la Juventus, perché senza di loro sarebbe impossibile raggiungere questi risultati. L’impegno e della dedizione delle donne e degli uomini della Juventus devono essere da esempio per qualsiasi azienda, in qualsiasi settore. Un ringraziamento e un pensiero particolare deve andare ai sei giocatori che hanno vinto sei scudetti consecutivi: il capitano Gianluigi Buffon, Chiellini, Barzagli, Marchisio, Lichtsteiner e Bonucci. Per cinque di loro la sfida continua, perché ci deve essere qualcosa oltre la leggenda.

    Un grande ringraziamento va anche all’Amministratore Delegato e Direttore Generale dell’Area Sport, Marotta, perché è la sua leadership che ha condotto la squadra a questi straordinari risultati.

    Il mio ringraziamento va al Vicepresidente Pavel Nedved, un esempio non solo per noi, ma anche per i calciatori di oggi, e alle due persone che gestiscono invece la parte operativa della squadra, Fabio Paratici e Federico Cherubini.

    Inoltre vorrei anche spendere una parola per Mister Allegri, per la sua capacità e la sua caparbietà di portare avanti un lavoro che per altri sembrava terminato. Come tutti voi sapete, il dogma di questa Società, l’insegnamento che ho ricevuto, che abbiamo ricevuto, che la Juventus ha nel suo Dna, è che il successo più bello sarà il prossimo e quest’anno siamo impegnati, nella rinnovata sfida al settimo scudetto consecutivo, a riconfermarci in Italia e in Europa.

    Abbiamo colto le indicazioni pervenute dall’UEFA e dalla Federazione, e sempre grazie al lavoro del Direttore Marotta, da quest’anno abbiamo anche la sfida delle J Women, e faccio un grande in bocca al lupo alle ragazze e a coach Guarino, per il primo campionato di Serie A femminile che vede impegnata anche la Juventus.

    Il campo ci rende estremamente orgogliosi, ma anche l’attività fuori dal campo deve rendere i tifosi, voi azionisti, noi tutti, estremamente orgogliosi.

    Il Dottor Mazzia vi illustrerà più tardi l’andamento della Società, però quest’anno il fatturato, escludendo i trasferimenti, così come viene considerato nella nostra industry, ha visto un ulteriore incremento del 20% rispetto all’anno precedente, e quindi ci attestiamo a 411,5 milioni, con un Ebit di 67,4 e un utile storico di 42,6 milioni.

    Il campo ci permette di commentare quotidianamente l’attività della nostra società, ma in questi anni vi abbiamo illustrato piani e progetti di sviluppo: abbiamo ultimato la sede, e c’è stato il trasferimento di tutti i dipendenti della Juventus, qui davanti (allo stadio, N.d.R.). Il Training Center è sostanzialmente ultimato, manca la parte strutturale all’interno dell’albergo, che dovrebbe essere pronta in primavera. La scuola è completamente funzionante e il Concept Store aprirà anch’esso nell’arco del prossimo anno.

    Quindi è bello vedere come le attività tangibili che vi abbiamo raccontato, vengono portate avanti in parallelo all’attività sportiva.

    Il trasloco nella nuova sede ci ha anche permesso di portare una serie di modifiche all’attività dei dipendenti della Juventus, introducendo, sul modello americano delle digital companies, un orario flessibile. Questo vi deve far rendere conto di come cerchiamo di gestire, di mantenere, di innovare anche le procedure interne, che influenzano la qualità della vita della gente che lavora per la Juventus.

    Il focus per questa Società è stato e sarà sempre il calcio giocato, però sappiamo che per cercare di sviluppare la parte sportiva è altrettanto importante quello che avviene fuori dal campo. Da questo punto di vista, un lavoro importante, a titolo di esempio, è stato fatto dall’Area Revenue, guidata da Federico Palomba, Silvio Vigato e Giorgio Ricci. Alcune attività sono state completate nel corso dell'ultima stagione e sono estremamente importanti: credo che avere come sponsor di maglia, sul retro, un’azienda giapponese come Cygames ed avere ottenuto da parte di un’azienda come Allianz l’intitolazione dello stadio, che si va quindi ad aggiungere al pool di stadi Allianz, ci permette di collocare la Juventus dove auspicavamo qualche anno fa, ovvero nell’alveo delle grandi realtà internazionali.

    E’ di questi giorni, e non della stagione del bilancio che andiamo ad approvare tra breve, l’accordo con Netflix, primo nel suo genere per la distribuzione di contenuti specifici sulle nuove piattaforme OTT, e da questo punto di vista essere stati i primi è estremamente importante. E estremamente importante è aver lanciato il nostro nuovo logo.

    Questo lavoro è durato più di un anno, ed è stato portato avanti da Silvio Vigato, con l'agenzia di Interbrand, per proiettare la Juventus in una nuova dimensione.

    Mi ha fatto un particolare effetto quest'estate, quando è stata presentata l'International Champions Cup, vedere i marchi del Real Madrid, del Barcellona, del Bayern Monaco, del Paris Saint Germain, della Roma e il nostro. Essere in quel contesto, dove eravamo al fianco dei nostri competitors internazionali, ci ha mostrato la differenza. Siamo usciti dal marchio tradizionale per proiettarci in una nuova dimensione: un esercizio che ci ha messo nelle condizioni di sfidare le tradizioni del nostro settore. Inizialmente alcuni commenti sono stati positivi, altri di resistenza, anche tra i nostri colleghi, tra i ragazzi che hanno lavorato o tra i miei omologhi in ambito internazionale. Ormai, passati sei, sette, otto mesi, raccolgo sono una serie di complimenti, perché iniziamo a proiettare questa nuova immagine. Una nuova immagine che ci deve permettere di comunicare non soltanto con i tifosi della nostra squadra, ma di comunicare un modo di essere, anche a gente non vicina al calcio. La Juventus deve portare avanti un sistema di valori che vada oltre e sono sicuro che nel breve e medio periodo altri ci seguiranno, perché la comunicazione nel mondo di oggi è assolutamente determinante.

    Tutto questo riguarda la stagione che abbiamo appena trascorso, sia sul campo che fuori dal campo, ma sono le sfide che abbiamo davanti a noi quelle che ci devono interessare maggiormente oggi.
    Abbiamo ricordato i risultati ottenuti sul campo nel recente passato, tra cui due finali di Champions League, e la nostra ambizione è ripeterci e confrontarci sui palcoscenici internazionali, ma sarà solo ed esclusivamente il piano che redigeremo nei prossimi mesi a dirci che dimensione potremo avere nel panorama competitivo internazionale. Perché dico nei prossimi mesi? Perché la peculiarità della vostra società, della nostra società, all'interno del nostro comparto è di avere dal 30 al 70% dei ricavi intermediati da terzi, a seconda della società che li gestisce. Possono essere intermediati dalla Lega di A per via dei diritti collettivi, o delle altre Leghe per i nostri competitors, o dall'UEFA. Noi partecipiamo a delle competizioni che, in base a una serie di calcoli, redistribuiscono i ricavi che vengono centralizzati. In questo momento in Serie A non abbiamo visione dei ricavi derivanti dalla cessione dei diritti audiotelevisivi per il prossimo triennio, in quanto il bando nazionale è stato ritirato qualche mese fa e si è proceduto esclusivamente con il bando internazionale, che ha dato sì dei buoni risultati in termini assoluti, passando da circa 200 milioni a circa 400 milioni annui, ma da un punto di vista relativo, ci pone a sconto rispetto alle principali Leghe, pur essendo stati gli ultimi ad andare sul mercato. Dobbiamo ancora, e spero che avvenga entro la fine dell'anno, vendere i diritti italiani, il che rappresenterà una grossa sfida per Infront e per la Lega, in quanto la situazione attuale dei broadcaster italiani, non lascia particolarmente fiduciosi sul possibile risultato. Noi dobbiamo rimanere in attesa dell'esito di questo bando e della definizione della distribuzione dei ricavi, in quanto è appena stata inserita nel DEF, la riforma della Legge Melandri, che rivisita alcuni dei suoi parametri e che possono essere modificati fino al 22 dicembre. I dialoghi che ho avuto anche personalmente con il Ministro Lotti sono stati incoraggianti, in quanto è stata sì alzata la percentuale di distribuzione in parti uguali dei proventi dai diritti radiotelevisivi dal 40 al 50%, ma nell'ottica del Ministro il 20% che necessita ancora di una definizione dovrebbe privilegiare le squadre che competono a livello internazionale, perché solo dal successo delle squadre che partecipano alle competizioni internazionali può nascere un vero sviluppo del calcio italiano.

    Lo sviluppo del calcio italiano passa attraverso alcuni elementi di paragone nell'industria nella quale operiamo. Un'industria da un lato semplice e da un lato complessa, che cresce in maniera importante. Guardiamo i dati approvati fino al 2016, quindi all'esercizio scorso: a livello delle 32 principali Leghe europee, quindi circa 700 club, i ricavi totali dal 2010 al 2016 hanno avuto un incremento del 44.53%, passando da 12.8 miliardi a 18.5 miliardi di fatturato totale, con un incremento di 5.7 miliardi.

    La complessità sta all'interno dei meccanismi regolatori e nasce da qui la volontà di avere maggiore redistribuzione anche all'interno delle principali Leghe e all'interno delle principali competizioni internazionali: dei 5.7 miliardi di incremento complessivi, 2.4 miliardi, quindi poco meno della metà, sono andati ai primi 12 club, che dal 2010 a oggi hanno visto il proprio fatturato passare da 3.4 miliardi a 5.8 miliardi, con una crescita del 70%.

    La Juventus, nella classifica Deloitte dell'anno scorso, era nel gruppo delle 12 società, e si classificava decima, passando dal fatturato di 172 milioni del 2010, il primo di questa gestione, ai 341 milioni dello scorso anno, con una crescita rispetto sia all'industria tutta, sia rispetto alle principali squadre del 98%. Questo deve fare comprendere qual è stato lo sforzo da parte delle donne e degli uomini della Juventus, del gruppo dirigente, per fare crescere questa Società. Certo, sostenere questi tassi di crescita nel medio lungo periodo sarà estremamente complicato, anche a livello competitivo.

    Ragioniamo sull'industria e ragioniamo sulla nostra arena competitiva. La classifica dell'anno scorso vedeva il Manchester United primo in termini di fatturato con 689 milioni. Se noi mantenessimo un tasso di crescita analogo a quello che abbiamo avuto dal 2010 al 2016, quindi se raddoppiassimo il fatturato dal 2016 al 2022, raggiungeremmo 677 milioni. Credo che ne saremmo tutti fieri e orgogliosi, ma questo ci posizionerebbe secondi nella classifica del 2016. Questo per dire che i nostri competitors corrono veramente veloci e dobbiamo esserne consapevoli quando ci posizioniamo all'interno del panorama internazionale. Un panorama che oltre questa polarizzazione vede anche una serie di ossificazioni, una parola che piace molto all'UEFA: i grandi club che stanno vincendo continuano a vincere. Nei principali campionati il Psg, il Bayern, il Barcellona, il Real e la Juve ormai vincono anno dopo anno a livello domestico e competono tra loro a livello internazionale. Ma anche nei campionati medi abbiamo poche società che continuano a vincere anno dopo anno: il Copenhagen, il Lega Varsavia, il Benfica o il Porto... Questo ci deve far riflettere su quello che dovrà essere il calcio professionistico a livello europeo nel futuro, scindendo l'Italia e l'Europa. Noi dobbiamo sviluppare nei prossimi mesi un piano a medio termine che ci dia tre anni di pianificazione e uno sguardo fino al 2024, passando, giocoforza, dal contesto domestico. È qui che noi giochiamo 38 partite l'anno più la Coppa Italia: la nostra prima e principale arena di competizione è l’Italia. Il nostro primo obiettivo deve essere vincere in Italia. L’obiettivo deve essere riconfermarci, vincere lo scudetto, il settimo.

    Qualcuno più tardi si eserciterà a trovare degli aggettivi: come definiremmo i giocatori se dovessero vincere sette scudetti consecutivi? Ci porremo auspicabilmente questo problema più avanti. Ma la nostra principale piattaforma di competizione rimane in Italia, dove di recente abbiamo visto alcuni passi in avanti. Un plauso da parte mia, e credo anche da parte del Direttore, va al Presidente della Federazione nella sua veste di Commissario della Lega di A e ai Subcommissari Michele Uva e Paolo Nicoletti. Con estrema difficoltà, ormai un paio di settimane fa, abbiamo approvato un nuovo Statuto della Lega Nazionale Professionisti di Serie A, più snello, con una governance più adatta ad affrontare le sfide per la Lega di A, sia in Italia che all’estero, con un Consiglio di sette membri: tre membri indipendenti, un Amministratore Delegato indipendente e un Presidente terzo. Ieri c’è stato un incontro a Milano, un incontro positivo, e si sono formati due gruppi di lavoro.

    Verosimilmente si incaricherà un’azienda di “cacciatori di teste” per individuare il profilo più adatto alla gestione della Lega, e l’auspicio è che si possa cominciare a sviluppare il calcio, perché le sfide per la Lega di serie A rimangono le stesse: il prodotto calcio, che ci permette di continuare la crescita economica, e le infrastrutture in cui viene giocato. Oramai gli stadi sono fatiscenti, quindi la sfida nei prossimi tre-sei anni sarà ammodernare gli impianti sportivi, che sono il teatro per i tifosi, ma anche per i broadcasters che distribuiscono il prodotto in Italia e all’estero.

    Dopodiché la distribuzione del campionato di Serie A: un conto è vendere, per un ritorno economico, il prodotto della Serie A, ma poi dobbiamo anche accertarci che questo venga distribuito. Essere inseriti all’interno di una serie di pacchetti che permettono di valorizzare il prodotto delle agenzie, ma senza che la Serie A venga vista all’estero, per noi non è di nessuna utilità e lo sconto che subiamo rispetto alle altre Leghe non potrà che aumentare.

    Per quanto riguarda la Federazione, per lo sviluppo della Società e del calcio italiano, l’attenzione deve essere posta su due temi: la riforma dei campionati (venti squadre sono troppe e questo è un tema che viene dibattuto anche a livello internazionale, perché, a parte la Bundesliga, gli altri principali campionati sono a venti e i problemi che abbiamo noi li hanno anche loro) e le Seconde Squadre; il Presidente dell’UEFA, Ceferin, ha puntato il dito sul livello di prestiti correnti, che influiscono sulla competitività dei tornei. Per delle società che operano in un sistema come il nostro però, per ridurre drasticamente il numero di prestiti si devono poter aver delle Seconde Squadre vere e proprie, dove far giocare i giovani di 18, 19, 20, 21 anni, che altrimenti non troverebbero sbocco.

    Il campionato Primavera è un buon campionato, ma non riesce a produrre atleti pronti per le Prime Squadre: vincitori dei campionati di Primavera degli ultimi anni come Chievo e Torino, società che dovrebbero per loro natura investire sui giovani e portarli in prima squadra, non hanno visto nessuno dei ragazzi esordire in nessuna squadra di serie A l’anno successivo. L’altro Paese in cui il livello di prestiti è alto è l’Inghilterra; anche lì non esistono le Seconde Squadre, ma il Campionato Primavera è un campionato under 21, che permette quindi di tenere i ragazzi in casa per tre anni in più rispetto al nostro. Di conseguenza il livello di prestiti dell’Inghilterra è un terzo rispetto al nostro: i dati di un anno fa parlano di circa 450 prestiti in Italia, 150 in Inghilterra e 30-40 negli altri campionati, cioè uno o due giocatori a squadra. Così il prestito diventa un vero strumento.

    Analizziamo quindi il contesto internazionale. In questa sede, la sede istituzionale della Juventus, vorrei fare un ringraziamento a Karl-Heinz Rumenigge, Presidente del Bayern Monaco, ex Presidente della European Club Association e, per me personalmente, un esempio e un mentore negli ultimi anni. I risultati che ha raggiunto il Bayern Monaco sono sotto gli occhi di tutti, ma quello che è passato sicuramente inosservato, perché non eccitante come il campo, è il lavoro che Rumenigge ha sviluppato all’interno dell’ECA. Ha posizionato i club in una nuova dimensione rispetto alla data di costituzione dell’ECA nel 2008, ha raggiunto, sia con l'UEFA, sia con la FIFA, accordi che tutelano le società, perché le Federazioni devono avere delle assicurazioni per quando i giocatori sono con loro, e distribuire parte dei proventi della Coppa del Mondo e della Coppa Europa ai club. È riuscito a portare due membri dei club europei all’interno dell’esecutivo UEFA, ad avere una voce con la FIFA sul calendario internazionale, e, ultimo ma non ultimo, a portarci a costituire una società di gestione paritetica con la UEFA, la UCC S.A., la Uefa Club Competition S.A., per la gestione della Champions League e dell’Europa League tra i club europei e la UEFA, con tre manager nominati da UEFA e tre manager nominati dall’ECA. I risultati ottenuti sono stati straordinari e il mio auspicio era quest’anno che continuasse ancora in ECA. La telefonata che ho ricevuto a metà agosto, quando mi ha informato che non si sarebbe più ricandidato, mi ha molto sorpreso. Mi ha fortemente voluto come suo successore e ne sono estremamente orgoglioso.

    Il 2016 ha anche visto il cambio ai vertici della FIFA e della UEFA, con la nomina alla Presidenza della FIFA di Gianni Infantino e la nomina alla Presidenza dell’UEFA di Aleksander Ceferin, due persone che hanno acquisito la leadership all’interno delle istituzioni internazionali di recente, benché con il Presidente della FIFA i rapporti fossero oramai pluriennali in quanto ex Segretario della UEFA, mentre avevo conosciuto il Presidente della UEFA in precedenza, in una Commissione specifica sugli Affari UE, e devo dire che è stata una grandissima sorpresa per la sua capacità e la sua visione del calcio.

    Il contesto sarà determinante negli elementi di discussione che avremo con entrambi: con il Presidente della FIFA dovremo seriamente cercare di rivedere il calendario internazionale e la finestra dei trasferimenti, sia estivi che nel mercato di correzione di gennaio. Dovremo cercare di coniugare in maniera virtuosa le esigenze delle competizioni dei club e le esigenze delle competizioni delle Nazionali. I tre blocchi delle partite delle Nazionali a settembre, ottobre e novembre, per le società che hanno dieci, quindici giocatori nelle Nazionali sono un elemento di gestione di complessità superiore. Si possono e si devono trovare delle soluzioni alternative che possono essere, per esempio, dare i giocatori alle Nazionali un mese intero, in modo che dall’altra parte le società possano fare della pianificazione differente e non avere continue interruzioni, anche con voli intercontinentali, specialmente verso il Sudamerica.

    L’altro elemento che ci vedrà impegnati sarà il Transfermarkt System, il regolamento per il trasferimento dei giocatori, ma è con la UEFA che nei prossimi anni andrà svolto il grosso del lavoro, perché i nostri rapporti si intrecciano maggiormente, sia formalmente attraverso la rappresentanza all'interno dell'esecutivo UEFA e nelle varie commissioni, sia informalmente. I temi all'ordine del giorno sono diversi, li ha citati quasi tutti il Presidente dell'UEFA nel suo discorso al congresso di Ginevra lo scorso settembre. Il Financial Fairplay, che nella sua prima fase è stato un grandissimo successo, in quanto gli obiettivi che si è prefissato sono stati raggiunti, ma forse oggi ha bisogno di una seconda revisione. Ci sarà molto probabilmente, a seguito dell'accordo raggiunto tra l'UEFA e l'Associazione delle Leghe, l'EPFL, l'esigenza di raggiungere un nuovo Memorandum of Understanding con la UEFA che ci porti fino al 2024. Si dovranno gestire in maniera virtuosa, attraverso le nomine dei nostri dirigenti, le competizioni internazionali. Si dovrà definire il futuro dell'Europa League per il 21/24 e, cosa più importante, si dovrà capire quale sarà il futuro delle competizioni internazionali nel post 2024, passando per un principio di armonizizzazione a livello europeo. Le singole Leghe o le singole Federazioni, che normano all'interno dei loro Paesi, sono quasi un ostacolo. Il mo auspicio, sia come Presidente della Juventus che dell'ECA, è che si apra un grande tavolo di dialogo con la FIFPRO, il sindacato dei calciatori, l'EPFL, l'Associazione delle Leghe, l'ECA e l'UEFA, per definire insieme il futuro post 2024. Per noi club è estremamente importante perché ci aspettano sei anni con il sistema attuale, quindi il Campionato Italiano come lo conosciamo, la Champions League come la conosciamo, per il 18/21 Europa League come la conosciamo... Il più grosso problema che noi riscontriamo però è perseguire l'obiettivo della stabilità economico finanziaria. Questa è molto difficile da gestire con i format attuali perché noi tutti corriamo un grandissimo rischio per il quale non possiamo assicurarci: il rischio sportivo, che vale per chi ambisce ad andare in Champions League e per chi ambisce a rimanere nelle categorie di riferimento, quindi le squadre che non vogliono retrocedere. Questo discorso vale per l'Italia, la Germania e l'Inghilterra, ma anche per la Danimarca, il Portogallo e la Polonia. Le squadre che accedono ai turni preliminari delle competizioni internazionali hanno un enorme vantaggio competitivo all'interno delle Leghe di riferimento e continuano a dominare a livello nazionale. C'è l'esigenza da parte nostra di competere a livello nazionale e da parte delle società dei paesi medi di riuscire a avere maggiore visibilità a livello internazionale, perché i problemi del Bayern Monaco sono gli stessi del Benfica, i nostri sono quelli del Legia Varsavia, così come quelli del Barcellona sono quelli dell'Helsinki. È solo la dimensione che cambia.

    Nei prossimi anni per il calcio non sarà più sufficiente crescere con i tassi che abbiamo visto prima: il calcio deve evolvere e può farlo solo attraverso il dialogo tra tutte le componenti. Quindi un'analisi deve essere fatta dagli imprenditori e dagli investitori del calcio, che devono essere i primi promotori del cambiamento e che devono impegnarsi nel percorso di evoluzione quotidianamente e con investimenti. La Juventus, la vostra società, intende esercitare la propria leadership in questo settore, collaborando su tutti i tavoli, siano essi a livello nazionale, quindi con la Lega o con la Federazione, sia a livello internazionale, tramite l'ECA, la UEFA e la FIFA. Ancorché abbiamo delle incertezze nella pianificazione economico finanziaria, che auspico si possano risolvere quanto prima, la garanzia che vorrei dare a voi Azionisti è che la Juventus vuole essere leader anche alla fine di questo periodo.  

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