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      01.11.2017 08:00 - in: Altro S

      Coppe e Campioni

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      Si trionfa in Europa e il firmamento di stelle splende luminoso: il genio di Baggio, la forza di Vialli e la nascita di un astro di nome Alessandro

      Un giro di orologio, in cui le ore sono decenni, ci accompagna attraverso una storia unica, nata per gioco, su una panchina, tanto tempo fa...

      LA DECIMA ORA (1987 – 1996)


      L’ora della maturità. Ci entriamo da unica squadra ad avere conquistato tutte le competizioni europee e l’abbandoniamo con la Coppa più bella di tutte. Quando ci ripenso ancora sorrido, proprio come Vladimir Jugovic mentre si preparava a calciare il rigore decisivo. Non era incoscienza, no sicuro. È che anche lui sapeva, come tutti noi, che aspettavamo di liberare l'urlo, che quella volta, proprio, non ce la saremmo lasciata sfuggire.

      E infatti urliamo, pazzi di gioia, e la alziamo, quella Coppa, la più bella di tutte, nel cielo di Roma, che non fu mai più così stellato. Perché lassù ne brillava una più vivida di tutte, era appena volata in cielo. Si chiamava Andrea Fortunato.

      Nel mezzo, lo sbalordimento dell’inaspettata doppietta Coppa Italia e Coppa UEFA, con un altro che ho amato alla follia, anche in panchina: il monumento Dino Zoff. Era il 1990 e non fece a tempo a vivere questa gioia con un altro monumento, con cui prima di allora condivise praticamente tutto, nella Juve e in Nazionale. Nella vita. Sembravano fatti apposta per stare assieme per sempre.


      Il destino però sa essere crudele. E ci strappò il cuore il 3 settembre 1989, con un incidente d’auto in Polonia. Gaetano Scirea aveva solo 36 anni e il suo ricordo rimarrà giovane per sempre.

      Se l’ora precedente fu segnata da un Re, questa si distinse grazie al Raffaello del pallone e allo “scultore che sa trasformarsi in pittore”, come lo definì Gianni Agnelli. Il primo veniva da Caldogno, il Michelangelo della Cappella Sistina era un cremonese diventato immenso a Genova. Furono entrambi capitani, entrambi alzarono coppe indimenticabili, ma non potevano essere più diversi l’uno dall’altro, Roberto Baggio e Gianluca Vialli. Il sospiro e il cuore, il pennello e lo scalpello, il sussurro e il grido di battaglia. Quanto è fantastico il calcio, Enrico e Eugenio!

      Però sono una panchina e ho le mie debolezze. Se mi chiedete un nome, uno soltanto, io vi cito un viareggino che in panchina sedeva di rado, ma la nobilitava. Senza Marcello Lippi forse la vostra creatura non sarebbe quella che è.

      Lui ci condusse prima in cima all’Europa e poi in cima al mondo. Lui dopo Baggio affidò la 10 a un altro ragazzino veneto. Aveva 20 anni e ricambiò con 289 gol in 705 partite. La storia di Alessandro Del Piero comincia qui.

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