Juventus
    01.11.2017 08:00 - in: Altro S

    Emozioni in altalena

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    Dieci anni in cui la Juve prova ogni sensazione: l'ebbrezza del vertice e il buio dello sconforto. Ma solo per tornare più forte di prima

    L’UNDICESIMA ORA (1997 – 2006)

    Cos’è un’altalena? Una panchina con le bretelle. Questa l’ho inventata nell’undicesima ora, il decennio più lungo e straniante della mia vita. Un pendolo di emozioni, un fluttuare di sensazioni. Dieci anni in cui mi sono trovata lassù e sprofondata laggiù. Trionfi e lutti. Successi e dolori.

    Il primo anno, il 1997, è quello del Centenario. Celebrazioni, feste, cerimonie, ma per me rimane quello dove compaio in foto con quattro tra le persone più importanti della mia vita. Che poi coincide con quella della vostra creatura, Eugenio e Enrico.

    L’Avvocato da una parte, il Dottore dall’altra e dietro Giampiero Boniperti (ve l’avevo detto di segnarvi il suo nome, ricordate?) e Vittorio Caissotti di Chiusano, un altro che arrivava dal vostro liceo, il D’Azeglio.

    I quattro presidenti. Con me. Quanto ero orgogliosa, quel giorno!  

    Era un periodo così appagante. In bianconero erano arrivati personaggi molto diversi, ma che sarebbero entrati nei cuori dei tifosi: Paolo Montero, rustico uruguagio che sembrò incarnare da subito la nostra voglia di eccellere, e un ballerino franco-algerino, che sarebbe diventato una leggenda, Zinedine Zidane.

    Mi pareva impossibile poter essere più felice. Nel 2001 ritornò a casa persino Marcello Lippi, dopo un periodo che definirei sabbatico. E con lui arrivarono altre due pietre miliari: Gianluigi Buffon e Pavel Nedved. Se ci fosse un monte Rushmore della passione bianconera, i loro volti sarebbero scolpiti nella roccia.

    Non potevo immaginare che quell’undicesima ora che mi aveva portato tra le stelle mi avrebbe presto fatto precipitare nel buio dello sconforto. E, in seguito, in quello della logica.

    Nel gennaio del 2003 ci lasciò per sempre l’Avvocato e, legati da un indissolubile filo del destino, dopo sei mesi se ne andò anche il presidente Chiusano, col Dottore che chiuse questa assurda catena di dolore dopo altri dieci mesi.

    La maledetta undicesima ora mi aveva strappato tre protagonisti della mia foto del cuore. Ma non era ancora scaduta. Di lì a poco, nonostante la consolazione di vittorie e scudetti, si congedò con un intricato disegno che, contro ogni logica, ci vide sprofondare in B.

    Non chiedetemi oltre. Allora pensavo che i tre presidenti se ne fossero andati presto apposta per non assistere a tanto scempio. Visto poi com’è andata, ho capito davvero. Da lassù si vede meglio. Erano soltanto andati a cercare un posto privilegiato per vedere come un gruppo di eroi cade, ma si rialza più forte di prima.

    Proprio sul calare delle tenebre del decennio, due angeli li raggiunsero. Si chiamavano Alessio e Riccardo.

    Poi la dodicesima finalmente scoccò.

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