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      25.10.2018 10:00 - in: Eventi S

      Assemblea degli Azionisti: il discorso del Presidente Andrea Agnelli

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      Il presidente della Juventus apre i lavori dell'Assemblea degli Azionisti 2018 all'Allianz Stadium

      Signori azionisti, buongiorno a tutti.

      Desidero fare in apertura un chiarimento doveroso. Una trasmissione televisiva ha riportato l’attenzione su fatti, acclarati in ogni sede, riguardanti il rapporto di questa Società con il tifo organizzato.

      La Juventus è stata sanzionata dalla giustizia sportiva essenzialmente per due motivi:

      1) aver venduto biglietti in numero superiore a quanto stabilito dalla Legge Pisanu, che prevede un massimo di 4 tagliandi per persona;

      2) il nostro responsabile della sicurezza Alessandro D’Angelo ha favorito l’introduzione di materiale non autorizzato, al secondo anello dello stadio, in occasione del derby del febbraio del 2014.

      Su entrambi questi fatti è doveroso un chiarimento.

      Dopo i fatti in questione, la Juventus rispetta alla lettera le procedure di vendita previste e non può consentire che si insinui ancora oggi il dubbio che la nostra Società possa essere associata al fenomeno del bagarinaggio. Alessandro D’Angelo non ha aiutato ad introdurre “striscioni canaglia”, come li definii nelle ore successive a quei fatti e come ribadisco tutt’oggi, sulla tragedia di Superga: lo prova la sentenza della Corte Federale d’Appello del 22 gennaio 2018. Non solo: gli autori di quello striscione furono individuati grazie alle tecnologie messe a disposizione delle forze dell’ordine dalla Juventus, sono stati consegnati alla giustizia e sono rei confessi.

      Ogni altra affermazione è falsa e infondata, e sarebbe ora che chi si esprime su questa circostanza tenesse conto dei fatti, delle prove e delle sentenze.

      Prima di passare all’ordine del giorno mi è comunque, come d’abitudine, gradito fare con voi alcune riflessioni sull’andamento della nostra Società e sulla visione della nostra Società sul futuro.

      Io vivo, assieme ai miei collaboratori, il 2018 un po’ come il 2010: ci aspetta un anno di grandi e forti cambiamenti. Però, in questo momento, è anche giusto guardarsi indietro e vedere dove è arrivato questo gruppo dirigente. Quello dal 2010 al 2018 è stato un percorso affascinante, sicuramente pieno di grande e intenso lavoro, di grandi, grandissimi sacrifici da parte di tutte le donne e di tutti gli uomini della Juventus, che in questi anni sono più che raddoppiati. Questo dà anche la dimensione della vostra Società e della trasformazione che ha vissuto. È stato un percorso, dicevo, fatto di grande lavoro, grande sacrificio, ma anche di grandi, grandissime soddisfazioni. Nel 2010 il fatturato della Juventus era sotto i 200 milioni, oggi approviamo un bilancio, per il secondo anno consecutivo, superiore ai 500 milioni.

      Tutti conosciamo i risultati della squadra, ma è bello ricordarli: 7 Scudetti consecutivi, 4 Coppe Italia, 4 Supercoppe italiane, 2 finali di Champions League e, al primo anno della loro storia, il primo Scudetto della Juventus femminile. Sono risultati straordinari.

      Guardando indietro non posso che pensare a tre momenti che si distinguono sostanzialmente all’inizio, a metà e alla fine di questo percorso 2010-2018. Uno, l'ho anche già raccontato: quando arrivo nel 2010, voglio andare in ufficio un sabato mattina e lo trovo sprangato, e questo dà la dimensione della passione che c’era in quel momento. L’anno successivo, nel 2011, sempre un sabato di maggio, vado in ufficio e ho circa 30 persone in ufficio: quello è stato un primo vero cambiamento percepibile da parte mia.

      Questa mattina, anche per preparare l’assemblea di oggi, sono arrivato in ufficio alle 7 e un quarto, e con me c’erano già cinque o sei persone. Questa è la dedizione che ha la gente della Juventus e questo è sicuramente un segnale positivo e tangibile.

      La crescita di una società sportiva passa sicuramente attraverso le vittorie, perché vincere aiuta a vincere e a trovare la mentalità vincente, ma è anche dalle sconfitte che si cresce e si deve imparare. E sicuramente un momento che mi ha segnato nella crescita e ha creato e costituito la voglia in me di raggiungere gli obiettivi prefissati, è stata la finale di Berlino nel 2015, quando andando a premiare i giocatori sul campo, consegnavo alla nostra squadra la medaglia d’argento. Ebbene, abbracciare in quel momento ogni giocatore, uno ad uno, e ringraziarli per il percorso che avevano compiuto, mi ha permesso di mantenere vivo quel fuoco della passione che serve per raggiungere gli obiettivi prefissati.

      Terzo, e non ultimo, l’evento di quest’estate: l’arrivo di Cristiano Ronaldo. Sapere che il giocatore più forte al mondo sceglie la Juventus, sapere che la Società che io reputo una delle più forti al mondo finalmente riesce ad arrivare al giocatore più forte del mondo, è un motivo di grandissimo orgoglio. Ho sempre sostenuto, e continuerò a sostenere, che è la squadra a fare la differenza in un’azienda, ma avere i migliori professionisti in ogni ruolo aiuta ad ottenere i risultati che ci si è prefissati. Avere Cristiano oggi con noi sicuramente aiuterà a raggiungere i nostri obiettivi, con la consapevolezza però che si tratta di sport e i risultati ottenuti ad ottobre sono ancora molto lontani dal trovare poi un riscontro concreto a maggio.

      Per affrontare le prossime sfide, da qui al 2024, abbiamo deciso di rinnovare la leadership della Juventus. Il modello organizzativo della società non cambierà e si fonderà sempre su tre pilastri: i servizi, i ricavi e, in maniera centrale, lo sport.

      Prima di parlare degli obiettivi dei prossimi anni però, credo che sia doveroso da parte mia un caloroso e affettuoso ringraziamento ai due amministratori delegati uscenti: Aldo Mazzia, che è qui con noi oggi, e Giuseppe Marotta.

      Aldo è entrato nel Gruppo EXOR nel 1987, assunto da mio padre, dove ha svolto incarichi nelle aree di amministrazione, finanza e controllo, fino a diventare Chief Administrative Officer della EXOR stessa, all’epoca IFI-IFIL, con responsabilità sui servizi di amministrazione e bilancio, amministrazione del personale, informatica e logistica. Il suo è stato un ruolo chiave nello sviluppo di tutta la parte di real-estate della Juventus in questi anni: lo stadio, la Continassa sono progetti che ha seguito in prima persona. E quindi se oggi ci possiamo vantare di avere una sede vicino allo stadio, uno stadio di proprietà, un centro tecnico di allenamento all’avanguardia e, a fianco di questo, un albergo e un concept store, lo dobbiamo essenzialmente ad Aldo. E di questo, Aldo, non solo io, ma tutta la Juventus ti è grata. Grazie.

      Parlare di Giuseppe Marotta come professionista del mondo del calcio rischia di essere riduttivo. Sono 40 anni che dirige società professionistiche: la sua carriera è iniziata nel Varese, è passata da Monza, Como, Ravenna, Venezia, dove ha ottenuto la prima vera grande soddisfazione riportando il Venezia in serie A dopo 31 anni. Un passaggio all'Atalanta e poi 8 anni straordinari alla Sampdoria che ha lasciato nel 2010 in Champions League, prima di raggiungere la Juventus. La capacità, l’esperienza, la conoscenza di Marotta sono state fondamentali nella crescita sportiva di questa Società e anche a lui dobbiamo un forte e caloroso abbraccio e un applauso.

      L'elemento che ha ci permesso di intraprendere le nostre scelte è stata la capacità, di Aldo e di Beppe di crescere dei professionisti. Questa deve essere la prima grande virtù di ogni leader: saper crescere sotto di sé dei futuri leader, che possano assumere le loro responsabilità. Quindi la scelta di privarsi di due dirigenti apicali, consegue ad una valutazione delle funzioni e dei ruoli presenti in Azienda, finalizzata alla migliore efficienza della struttura organizzativa e dei costi di gestione.

      Si è dunque deciso di conferire maggiori responsabilità a risorse già presenti in Azienda, distintesi negli anni per gli ottimi risultati conseguiti nell'ambito delle mansioni affidate. Nello specifico, per quanto concerne la posizione di Aldo Mazzia, è stato attribuito il ruolo di CFO e un'altra funzione aziendale che aggiungerà compiti e prerogative alle mansioni svolte finora.

      Per quanto invece riferibile a Beppe Marotta, fermo restando anche in questo caso l'assenza di nuove assunzioni dall'esterno, si è scelto di ridistribuire le mansioni ed i suoi compiti in parte a chi già rivestiva un ruolo apicale nella gestione sportiva e in parte riportando in seno al Consiglio di Amministrazione le relative competenze, che saranno oggetto di prossima delega in favore di uno dei suoi membri. Un grande insegnamento che ci ha lasciato Jack Welch è stato “Cambia prima di essere costretto a farlo”, quindi abbiamo scelto una nuova generazione di leader cui affidare le responsabilità della Juventus per i prossimi anni.

      Per quanto riguarda lo sport e per avere un’idea di quale sarà la direzione che vorremo mantenere, mi rifaccio all'introduzione di un articolo che ho letto dopo la partita di Manchester di ieri: "L'élite europea è una cerchia ormai molto ristretta di cui la Juve fa parte indiscutibilmente e soprattutto stabilmente".

      Questo non potrà che essere il nostro obiettivo sul campo: mantenere ciò per cui abbiamo lavorato duramente in questi anni. È evidente che poi, al di là dei risultati della prima squadra, ci sarà un duro sulla nuova squadra di quest'anno, l'Under 23. Mi è capitato spesso di parlare con le persone responsabili, in primis con Federico Cherubini, del significato dell'Under 23. Dopo avere lottato in questi anni per l'introduzione delle seconde squadre, questo finalmente è stato possibile, ma formalmente solo da fine luglio, quindi con incertezze fino agli ultimi giorni.

      Il percorso dei ragazzi in Italia è sempre stato contraddistinto dai prestiti dopo i settori giovanili, con scarso minutaggio, prima di verificare la loro potenzialità di approdare in pianta stabile in squadre di serie A. Che cosa significa essere Under 23 in un club come la Juve? Questa è stata forse la parte più difficile: dare un’identità a una squadra che prima non esisteva.. Avere dei giocatori pronti per la Prima Squadra può significare la riduzione della rosa di due o tre elementi, con il conseguente risparmio che questo ne comporta, sapendo di avere a disposizione giocatori di certo affidamento; dall'altro lato, lo scopo è il completamento professionale di questi ragazzi la possibilità di compiere un percorso da professionisti nel mondo del calcio. Ora abbiamo la punta di diamante del settore giovanile e, questo deve essere chiaro dai nostri Under 8 fino alla Prima Squadra, l'obiettivo deve essere vincere.

      L'Area dei Servizi, continuerà ad avere compito di fornire all'Area Sport e all'Area Revenue gli strumenti più idonei dal punto di vista organizzativo, tecnologico, infrastrutturale e finanziario per il raggiungimento degli obiettivi aziendali nel medio lungo periodo. Dovrà essere un vero supporto alle due aree trainanti della Società, quindi, oltre alla normale gestione degli aspetti amministrativi, societari e legali, negli anni a venire ci sarà, da parte dell'Area dei Servizi, l'implementazione di una strategia di governance dell’IT, al fine di supportare la crescita di ricavi e le esigenze dell'Area Sportiva. Dovrà inoltre valutare e monitorare costantemente le singole attività della Società, siano esse linee di business o progetti, al fine di concentrare le risorse aziendali su attività strategiche o a più alta marginalità, ottimizzare la gestione delle fonti di finanziamento, con l'obiettivo di contenere i costi per gli oneri finanziari, e ridurre il rischio di tensioni finanziarie, fino a proseguire nel miglioramento di tutte le procedure aziendali per aumentare l'efficienza della struttura e contenere la crescita dei costi operativi.

      Per quanto riguarda l'Area dei Ricavi l'obiettivo è consolidare la Juventus anche come potenza economica e non solo sportiva, del calcio mondiale. Questo significa continuare a crescere in rilevanza nei mercati chiave, Cina, Sudest Asiatico e Stati Uniti, sfruttando l'onda positiva di interesse che si è generata intorno a noi, anche e soprattutto grazie ai risultati dell'Area Sportiva. Compito sicuramente difficile per l'Area dei Ricavi sarà superare i limiti dell'attuale distribuzione televisiva della serie A, attraverso l'ulteriore sviluppo dei canali della nostra piattaforma digitale che ci possano consentire una presenza in quei mercati, in linea con quelli dei nostri principali concorrenti internazionali, garantendo al tempo stesso un pieno supporto alla Lega di serie A, per far crescere l'intero sistema al di fuori dell'Europa. Dovrà poi valorizzare sempre di più le nostre alleanze strategiche con i brand, a cominciare da quelli che mostriamo sulla nostra maglia. Infine dovrà giocare un ruolo attivo nell'industria dell'intrattenimento, offrendo ciò che di meglio sappiamo fare. La nostra essenza è fatta di gioia e emozioni attraverso le nostre Academy, i nostri eventi, i nostri luoghi, che sempre più si moltiplicheranno in giro per il mondo.

      Si è quindi deciso, per affrontare le sfide che ci attendono negli anni a venire, di rinnovare la leadership della Società e di conferire maggiori responsabilità a risorse già presenti in Azienda: per quanto riguarda l'Area Sport a Fabio Paratici, per quanto riguarda l'Area dei Servizi a Marco Re e per quanto riguarda l'area dei ricavi a Giorgio Ricci.

      Questo evidentemente porterà anche ad una riorganizzazione generale delle aree, e solo per citare alcuni professionisti che si troveranno con grandi possibilità di crescita e di contributo per il raggiungimento degli obiettivi della Juventus, a fianco di lavoreranno Fabio persone come Federico Cherubini, a fianco di Marco persone come Fabio Tucci, e a fianco a Giorgio persone come Tomas Aricò. Ne ho citate tre non per particolari meriti, ma perché rappresentano le seconde linee. La Juventus non è fatta da una persona, due persone o tre persone: la Juventus è composta da un gruppo di donne e di uomini che lavorano quotidianamente per permettere alla squadra di raggiungere il suo obiettivo: vincere sul campo. E faccio loro un grandissimo in bocca al lupo.

      I cambiamenti della nostra Società si verificano per diversi motivi anche intorno a noi, all'interno dei confini domestici e a livello internazionale. La Lega Serie A di recente si è dotata di un nuovo statuto, che auspicavamo da diversi anni, e ha nominato un nuovo Presidente, Gaetano Micciché. La Federazione Gioco Calcio ha tenuto la sua Assemblea Elettiva, dopo un periodo di commissariamento durato alcuni mesi, e ha votato, sostanzialmente all'unanimità con il 97,2% dei voti, il prossimo Presidente della Federazione, Gabriele Gravina, il quale dovrà a sua volta convocare il primo consiglio per l'attribuzione delle deleghe della responsabilità già dalla settimana prossima. Io parteciperò e cercherò di dare il mio contributo, pur non avendo la possibilità di votare, in quanto membro effettivo del Comitato Esecutivo dell'UEFA.

      Abbiamo due leader nuovi in Lega di A e in Federazione che hanno di fronte a loro una sfida importante: ritrovare e riportarearmonia nel calcio italiano. Questo non può che avvenire attraverso un piano strategico condiviso con senso di responsabilità dalle varie componenti. Essendo mandati di breve periodo che scadranno col quadriennio olimpico, le nuove votazioni della Lega e della Federazione avverranno tra il gennaio e il febbraio del 2021, quindi l'auspicio è che i due Presidenti, della Federazione e della Lega di A, riescano realmente a convergere verso un piano strategico del calcio italiano, che veda attribuita ad ognuna delle sue componenti la propria missione. Quando parlo di propria missione penso innanzitutto ai campionati: la Serie A, la Serie B, la Serie C e i campionati dei dilettanti.

      La Serie A non può che essere il campionato di élite e la locomotiva commerciale ed economica del calcio italiano. Crescendo può far crescere anche la parte di solidarietà per il trasferimento delle risorse alle serie minori e favorire così il raggiungimento dei loro obiettivi.

      La Serie B e la Serie C, sono campionati per la crescita delle risorse giovanili, anche tramite il maggior numero possibile di Seconde Squadre. Andrebbe permesso alle Seconde Squadre di salire e scendere tra le categorie: oggi non è possibile in quanto devono rimanere in Serie C. Negli altri campionati, le Seconde Squadre dei principali club europei che salgono nella seconda divisione, successivamente rischiano, anche velocemente, di scendere in terza divisione. A livello di Serie B fanno fatica a resistere, ma si tratta anche di dare un obiettivo reale alle Seconde Squadre.

      I dilettanti, devono avere come obiettivo la divulgazione della passione sportiva a livello amatoriale: chi di noi gioca nei campionati dilettanti lo fa soprattutto per divertirsi e per promuovere a sua volta il gioco del calcio. Il tutto evidentemente va fatto con armonia da parte della Federazione Giuoco Calcio, che ha appunto come obiettivo la promozione e la disciplina dell'attività del gioco del calcio e degli aspetti ad essi connesso, conciliando la dimensione professionistica con quella dilettantistica attraverso una struttura centrale. Questo si deve tradurre nel far giocare a calcio quanti più bambini possibile e far crescere il movimento. I competitors, se così si può dire, della Federazione Calcio sono la Federazione Volley, sono la Federazione Basket, sono la Federazione Rugby; chi gestisce il calcio in Italia deve portare a sé quanti più bambini possibili, quanti più praticanti possibili, perché in un bacino ampio è più facile la crescita di talenti.

      Quello che abbiamo visto in questi ultimi mesi, ma forse è anche corretto dire ultimi anni, sono stati un susseguirsi di ricorsi, controricorsi, situazioni paradossali, campionati che partono con società fallite... La Serie B è partita con 19 squadre e con l'accoglimento da parte del TAR del ricorso di tre società che porta le componenti preposte a valutare il reinserimento di squadre che hanno già giocato in un campionato o nell'altro; abbiamo visto deroghe, abbiamo visto il movimento femminile venire strattonato tra la Lega Nazionale Dilettanti e la sezione dei professionisti... Lo sport in generale, ma il calcio in particolare, deve unire. Il calcio non è politica. Abbiamo tutti lo stesso obiettivo. Abbiamo l'obiettivo di far crescere un movimento, di vedere un campionato eccitante, esaltante, di vedere le squadre italiane trionfare in Europa, sia in Champions League che in Europa League. Abbiamo tutti il sogno di vedere alzare di nuovo al cielo la Coppa del Mondo. L'obiettivo deve essere unico per le componenti che operano all'interno della nostra industria in Italia. Abbiamo bisogno di armonia, attraverso una visione strategica di insieme. Questo non vuol dire eliminare gli sfottò: se io tifo una squadra, mi confronto con i miei amici che ne tifano un'altra, il risultato di una partita ci porta ad andare al bar con il sorriso oppure con la tristezza, o a prenderci in giro per una partita, ma ci si deve fermare lì. Lo sfottò è una cosa, l'odio un'altra. Nel calcio si sta propagando un sentimento generale delle società, in cui l'odio contro qualcuno o qualcosa è la parte principale. Questo sicuramente è nocivo, ma è il periodo che ci è dato di vivere. Ripeto però, un conto è l'ideologia politica, un conto è il tifo per una squadra di calcio e devono rimanere due elementi distinti.

      Da ultimo, parlando di cambiamenti, non posso che dare un ultimo sguardo al panorama internazionale e alle attività della European Club Association, dell'UEFA e della FIFA. Con il Consiglio ECA tenuto a Parigi abbiamo perfezionato gli ultimi dettagli che mancavano per la definizione delle competizioni internazionali del ‘21-24. Bisognava definire il meccanismo di accesso dell'Europa League per il triennio ‘21-24. Per quanto riguarda la Champions non cambierà nulla e quindi nel ciclo ‘21-24 manterrà il meccanismo di accesso attuale, con le prime quattro associazioni che portano quattro squadre automaticamente al group-stage e gli altri 16 posti assegnati secondo un meccanismo di ranking molto preciso. Andava completato il discorso sull'Europa League, che ha visto nell'ultimo anno anche discussioni accese su quale sarebbe stato il migliore modo per definire gli obiettivi che ci eravamo prefissati.

      L'obiettivo principale era allargare la partecipazione a un maggior numero di squadre. Si è discusso se avere un’Europa League a 64 squadre o creare una terza competizione. È stato finalizzato il meccanismo di accesso per l'Europa League ed stato scelto il percorso della creazione della terza competizione che avrà meccanismi di accesso simili. Adesso verranno sviluppati i formati commerciali e si potrà andare poi sul mercato tra un anno. Questo è stato un enorme sforzo da parte della European Club Association e dei suoi consiglieri perché le posizioni degli scozzesi, dei finlandesi e dei portoghesi sono diverse da quelle degli inglesi, dei tedeschi e degli spagnoli, e di queste differenze va tenuto conto.

      L'analogia con la Serie A, la Serie B e la Serie C è evidente: ognuno ha una propria posizione all'interno del sistema europeo, così come ognuno ha una propria dimensione all'interno dei propri sistemi. Un elemento comune tra i Club europei è che sono tutti Club d'élite nelle rispettive nazioni, ma poi le varie nazioni hanno enormi differenze quando si declinano a livello europeo. Io devo ringraziare i miei colleghi per la soluzione che è stata trovata e pensare al modello dell'ECA anche per il calcio professionistico in Italia. Sono state create delle piattaforme esecutive per le consultazioni, dove, in base ad aree geografiche, si ritrovano le squadre per discutere dei temi più cari e maggiormente all'ordine del giorno. Ci sono dei gruppi di lavoro che portano contributi dall'Albania alla Finlandia, alla Francia, alla Spagna, su temi che sono evidentemente di interesse comune ad ognuno di noi: gli affari finanziari e la gestione dei meccanismi di licenza, il Financial Fair Play i meccanismi di distribuzione commerciale, i meccanismi di distribuzione, i meccanismi di solidarietà. Questo avviene anche in Italia attraverso delle leggi dello Stato, mentre in Europa avviene attraverso dei meccanismi volontari decisi dalle componenti stesse. Le analogie tra l'Europa e l'Italia sono evidenti: da noi si parla di riforma dei campionati, di sistemi di licenza, di Financial Fair Play, di infrastrutture e abbiamo una serie di normative sia a livello europeo che a livello italiano che parlano chiaro: a livello europeo chi partecipa alle competizioni internazionali deve adempiere a queste norme,mentre in Italia troppo spesso, se non quotidianamente, si ricorre al meccanismo delle deroghe.

      Ora, se un club sale di categoria, non ha solo degli onori, quindi la possibilità di giocare in un campionato migliore di quello precedente, ma ha anche degli obblighi. Se l'obbligo è avere delle infrastrutture di un certo tipo, a questo onere bisogna ottemperare, altrimenti si crea un danno a tutto il sistema calcio. Ospitare delle manifestazioni continentali o mondiali, come gli Europei o i Campionati del Mondo, può facilitare questo processo, specialmente alla presenza di un accordo con il Governo del momento. Abbiamo fallito un paio di volte in passato ed è giusto, normale e naturale che oggi si pensi all’assegnazione degli Europei del 2028.

      L'assegnazione degli Europei del 2028 però avverrà nel 2022. Abbiamo assegnato tre settimane fa gli Europei del 2024 alla Germania, che era in lizza con la Turchia, e la prossima assegnazione avverrà tra 4 anni. Quindi parlare oggi di assegnazione degli Europei all'Italia è sicuramente prematuro da un punto di vista delle procedure UEFA, ed è sicuramente corretto da un punto di vista di programmazione delle attività federali. E questo ci porta al completamento del percorso che abbiamo davanti a noi fino al 2024.

      Il calcio è sostanzialmente regolato da un elemento, che è il calendario internazionale, oggi è approvato e definito fino al 2024. Il calendario internazionale è emanato dalla FIFA in accordo con le varie Confederazioni, europea, nordamericana, sudamericana, asiatica e africana. L'impalcatura è questa. Oggi all'interno di questa impalcatura c'è un enorme disordine, quindi abbiamo tornei confederali che hanno un riverbero sui Club negli anni pari, negli anni dispari, d'estate, d'inverno. È volontà dei Club armonizzare questi tornei confederali, idealmente negli anni pari, nei mesi estivi, in modo tale che si abbia quindi una programmazione definita. Questo lascerebbe ai giocatori la possibilità di fare un mese di vacanza gli anni dispari. I giocatori sono i nostri eroi, sono persone fisicamente sicuramente superiori alla media, ma anche loro hanno bisogno di un periodo di riposo, fisico e mentale. Gli atleti che partecipano a questo tipo di competizioni sono sottoposti a stress psicologici elevatissimi e quindi dare loro un anno ogni due la possibilità di un vero mese di vacanza, uguale per tutti, e avere una vera programmazione uguale per tutti, sarebbe di grande auspicio.

      Lo stesso dicasi per le date di rilascio dei giocatori alle Nazionali. Oggi abbiamo settembre, ottobre, novembre, marzo, giugno e poi i vari tornei confederali. È evidente che ridurre il numero delle partite nazionali non è prioritario nell'interesse generale dei Club, perché non possiamo pensare solo a noi stessi: per molti dei Club di seconda fascia avere giocatori in Nazionale è un elemento di valorizzazione e quindi avere un buon numero di partite è sicuramente uno strumento efficace per la valorizzazione di queste società. Però sarebbe utile cercare di razionalizzare tutto questo. Oggi abbiamo 18 partite in ogni ciclo biennale, 10 in assenza di un torneo, 8 con la presenza di un torneo. Cercare di ridistribuire queste gare, per ridurre le date di rilascio può sicuramente essere efficace per le Nazionali, che avrebbero i giocatori a disposizione per un periodo più lungo, per i Club, che avrebbero meno date di rilascio, e per i giocatori, che avrebbero un calendario più ordinato. È evidente che un terzo punto che sta a cuore ai Club europei è un bilanciamento delle partite internazionali, avendo una piattaforma internazionale il più ampia possibile, rispettando però le competizioni domestiche.

      Non tutti hanno la fortuna e il privilegio di giocare in mercati principali come quello italiano, francese, inglese, e quindi si è ragionato sulla possibilità di creare leghe regionali, nell'ambito di alcuni mercati. Questo non vuol dire una Super Lega Europea, ma dare la possibilità a quei mercati minori di creare della massa critica, per trovare dell'interesse all'interno di leghe transregionali. E questo può essere sicuramente spunto per una riflessione.

      Sarebbeinoltre importante l'introduzione di veri e propri rest period anche durante la stagione, in modo tale che ci possa essere un richiamo di preparazione, e possibilmente una riduzione generale delle partite. Troppe partite non interessano e soprattutto i giocatori non riescono a giocarle.

      In questo contesto con il Presidente dell'UEFA, il Consiglio dell'ECA con il Consiglio esecutivo dell'UEFA, l'Amministrazione dell'ECA con l'Amministrazione dell'UEFA, abbiamo una visione congiunta e si lavora con l'armonia auspicata anche per l'Italia. E se si lavora con armonia e con stima reciproca, si possono anche trovare delle soluzioni che vadano nell'interesse di tutte le componenti.

      Il discorso è diverso in questo momento con la FIFA. La FIFA segue un suo percorso, simile a quello del passato, non ascolta le varie componenti. In questo momento, mentre si svolge la nostra assemblea, è in corso tra oggi e domani il Consiglio della FIFA a Kigali in Ruanda, dove la FIFA ha portato all'ordine del giorno la creazione di due nuove competizioni, la Global Nations League e una ristrutturazione dell'attuale Coppa del Mondo per Club, senza precisare formati, meccanismi di accesso, date in cui questa verrebbe giocata. Al di là del fatto che ci possa anche essere utile rivedere questa competizione, è una mia ferma convinzione, sia come Presidente di uno dei principali Club europei, sia come Presidente dell’Associazione dei Club Europei, che se vogliamo costruire le fondamenta del calcio mondiale attraverso il suo principale strumento,  il calendario internazionale, non si possono aggiungere competizioni. E quindi in questo momento, mi duole dirlo, i rapporti con la FIFA sono tesi.

      Saranno anni interessanti, di grande passione. I sacrifici e il grande lavoro che è stato fatto dal 2010 al 2018 non potranno che essere il comun denominatore degli anni a venire. E saranno il grande lavoro e i grandi sacrifici che ci potranno permettere di raggiungere gli obiettivi che ci prefissiamo.

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