Juventus
    L'attività di base

    Davide ha 11 anni, e veste la maglia bianconera da quando ne ha 8. Gioca a calcio. Gioca nella Juventus.

    Si allena e si diverte con i propri compagni di squadra sognando – perché no? – un giorno di diventare un calciatore professionista, segnare tanti gol e alzare molte coppe.

    «Diventare calciatore è solo la prima parte della richiesta silenziosa che un bambino affida al cielo, oppure un segreto che racconta alla maestra scrivendolo in un tema alle elementari, subito dopo viene il nome della squadra in cui vorrebbe finire», ha scritto di recente, nella sua autobiografia, uno dei campioni che hanno reso grande la Signora, Andrea Pirlo.

    Davide, 11 anni, è a Vinovo almeno tre volte a settimana condividere quella felicità che – secondo il grande scrittore uruguayano Eduardo Galeano, si può spiegare solamente con un pallone tra i piedi.

    «È un’emozione grande essere alla Juventus. So di essere fortunato, non tutti i bambini hanno l’opportunità di essere qui – ci spiega il giovane calciatore – Vestire i colori bianconeri è qualcosa di enorme, tutti ti osservano anche solo quando vai in giro con il giubbotto con il simbolo della Juve».

    I nostri tecnici ci insegnano soprattutto il valore del gruppo. Non si vince e non si perde da soli, ma sempre tutti insieme. Questa per me è una grande lezione

    Davide varca i cancelli dello Juventus Training Center – accompagnato dai genitori o da un bus navetta messo a disposizione dalla società, per facilitare l’attività a tutti quei bambini che non hanno la possibilità di arrivare in autonomia a Vinovo – per i tre allenamenti pomeridiani organizzati dal suo mister, e per le gare del fine settimana.

    «Non è una vita semplice, ma è bellissima», racconta. «Mi alleno tre volte a settimana e poi c’è la partita. Questo deve unirsi alla mia vita fuori dal calcio, allo studio e ai corsi che faccio. Sono fortunato, i miei genitori mi aiutano e mi sostengono. Devo comunque dire che mi diverto a fare quello che faccio. Mi piace stare in gruppo, i miei compagni mi hanno accolto alla grande fin dal primo momento in cui sono arrivato».

    E poi ci sono esperienze uniche «come per esempio i tornei, specie quelli all’estero. Oppure l’avere accompagnato i miei idoli in campo allo Stadium, calcando quel prato: un’emozione incredibile! Oppure avere visto la Prima Squadra anche in occasione della festa di Natale! Semplicemente fantastico».

    Alla Juventus c’è quindi la squadra che tutti voi conoscete, campione d’Italia ed allenata da mister Allegri. C’è poi la Primavera, che di recente ha conquistato il trofeo di Viareggio per la nona volta nella sua storia, diretta da un altro ex fuoriclasse, Fabio Grosso. Scendendo più in giù con l’età, troviamo l’Attività Agonistica del Settore Giovanile bianconero, con le due squadre di Allievi (ora chiamati U17) e le due dei Giovanissimi (U15), che giocano sia a livello regionale che – nelle fasi finali dei rispettivi campionati – a livello nazionale. C’è, infine, un universo di entusiasmo ed energia allo stato puro, l’Attività di Base del Settore Giovanile, composto da circa 250 bambini nati dal 2003 al 2009, e da tutti coloro che fanno parte degli Staff Tecnici, Medici ed Amministrativi che quotidianamente lavora affinché, rincorrendo il pallone, questi possano progressivamente maturare sia come uomini che come calciatori. 

    L’universo che vi descriveremo in questo secondo approfondimento Juventus Special.

    Come è organizzata l’Attività di Base?

    Il centro sportivo di Vinovo contiene al suo interno tante strutture: c’è la palazzina dell’area media, dove i calciatori dopo aver mangiato svolgono le attività previste con la stampa (e al cui interno sono ubicati gli studi di JTv); il centro di allenamento della Prima Squadra, con gli uffici dello Staff Tecnico e Medico e gli spogliatoi dei Campioni d’Italia; i locali dell’amministrazione del Settore Giovanile e dell’attività di Base, dove quotidianamente lavorano sette persone, e gli adiacenti spogliatoi dei ragazzi delle giovanili. Tutt’intorno, i tanti campi da gioco dove avvengono le attività calcistiche di tutte le squadre coinvolte negli allenamenti.

    In totale, l’Attività di Base coinvolge 18 tecnici, 3 preparatori coordinativi, 6 allenatori dei portieri, 5 medici, 20 fisioterapisti e massofisioterapisti e 30 dirigenti accompagnatori.

    Rispetto all’anno passato, l’organigramma del vivaio bianconero (Attività Agonistica e Attività di Base) si è arricchito con l’arrivo di due nuovi dirigenti, Moreno Zocchi e Stefano Baldini: il primo con il ruolo di Direttore Sportivo del Settore Giovanile, il secondo con quello di Coordinatore Tecnico. A spiegarci lo sviluppo del progetto e l’importanza di una figura che possa supervisionare tutti gli aspetti tecnici della preparazione dei giovani calciatori della Juve, ovvero sviluppare una metodologia comune per gli allenatori, ci pensa Stefano Braghin, Head of Academy.

    A livello metodologico, gli obiettivi che ci si pone ad inizio stagione sono individuali, afferma Braghin.

    «Alla base di un settore giovanile infatti non ci sono tanto le squadre o i risultati quanto i giovani calciatori. Il nostro obiettivo è quello di portarli in Prima Squadra e metterli a disposizione della Società. La squadra quindi è al servizio del calciatore, e non è il calciatore a servizio della squadra come accade tra i più grandi».

    Gli obiettivi sono dunque prettamente tecnici all’inizio, mentre col passare del tempo si fanno sempre più tattici nelle fasce più alte, cercando di anno per anno di aggiungere qualche tassello in più al know-how di ogni giocatore. Lo scopo è naturalmente quello di farlo diventare un professionista.

    L’obiettivo principale, dal punto di vista ideologico, è quello di costruire qualcosa tutti insieme, dal più giovane “pulcino” fino al più esperto ragazzo della Primavera. Lo conferma Stefano Baldini, Primavera and Academy Development and Technical Coordination Manager.

    «I pilastri su cui si basa la nostra filosofia di lavoro sono: scambio, confronto, progressività e linearità, abbracciando tutte categorie e diversificando gli obiettivi», ci dice intervistato, spiegando come si fa a definire una metodologia di lavoro comune nel concreto.

    l primo giovedì del mese, per esempio, ci si riunisce in riunione plenaria, sia per intavolare una discussione generale, sia per analizzare insieme un argomento portato da una specifica area. Si parla così con l’area medica delle dinamiche d’allenamento per prevenire e affrontare gli infortuni; con quella psicologica per assicurarsi che lo sviluppo della personalità vada di pari passo con quello delle doti tecniche; con l’area della comunicazione per definire linee guida condivise e così via.  

    Gli altri tre incontri mensili (uno a settimana) sono appannaggio del coordinamento tecnico, che «sceglie gli argomenti e fa da propulsore e moderatore degli incontri», dice Baldini. «Possiamo parlare di qualsiasi cosa: dai carichi fisici, alla filosofia dietro l’interpretazione di un ruolo, di cosa è più giusto proporre a sei anni oppure di quando è necessario introdurre allenamenti specifici sulla forza».

    Nel breve e medio periodo, invece, tutti gli staff si incontrano ogni venerdì per discutere la situazione dei giocatori, pianificare il lavoro della settimana successiva, verificare la condizione dei calciatori per il weekend. In queste occasioni ogni tecnico descrive agli altri la settimana trascorsa.

    «È così quindi che si costruisce un metodo. Tutti quanti partecipano alla sua costruzione. Non esiste dunque il metodo di una singola area, ma un unico metodo Juve».

    Il Metodo Juve

    Imparando valori cardine come umiltà, rispetto e sacrificio, anche in momenti esclusivamente dedicati al dialogo ed al confronto in cui il pallone non fa mai apparizione, i giovanissimi bianconeri trascorrono insieme 1h45min a seduta d’allenamento, nei tre campi da gioco ad essi dedicati a Vinovo – a cui si aggiungono quello coperto, la piastra in sintetico ed uno speciale recintato.

    È in questi spazi che, quotidianamente, viene messa in pratica la filosofia di allenamento e di gioco bianconera. Il Metodo Juve.

    «Quello che la Juventus ha in mente è abbinare lo sviluppo tecnico e calcistico in senso stretto con quello caratteriale e di personalità dei ragazzi», ha spiegato qualche mese fa il tecnico di una squadra del Settore Agonistico, Felice Tufano, mister degli U17 Fascia A e B.

    Da un lato, vogliamo comandare la partita e imporre il gioco, dall’altro accompagnare i ragazzi nella loro crescita

    Felice Tufano

    Ecco la sostanza di quello che viene teorizzato negli uffici, nelle sale riunioni, negli spogliatoi, in mensa – insomma, attraverso il confronto quotidiano e costante di tutte le componenti dell’area tecnica – applicato ad un’idea di calcio: dominare la partita attraverso un possesso palla non sterile ma consapevole di sé, puntellato da una eccellente proprietà tecnica e da una spiccata propensione all’offensivismo.

    «La strada è ancora lunga, ma abbiamo la certezza che questo percorso porterà loro molti benefici, con miglioramenti costanti, giorno dopo giorno e mese dopo mese», concorda Tufano.

    Cosa vuol dire “Metodo Juve” ce lo spiega ancor meglio, con un esempio pratico, uno dei tecnici dell’Attività di Base, Alessandro Calcia. 

    Allenatori e allenamenti

    A Vinovo i calciatori non sono gli unici a crescere. Il processo di maturazione investe anche gli allenatori ed i preparatori che lavorano con loro ogni giorno. 

     «Dobbiamo voler bene a questi ragazzi, cercando di creare un ambiente accogliente ed avendo cura della loro persona, sia nei momenti di lavoro che in quelli di libertà e di festa», racconta Giovanni Valenti, uno dei 18 allenatori o istruttori a cui è stata affidata una squadra di piccoli bianconeri (quella degli Esordienti 2003).

     «Può capitare che nello spogliatoio ascoltiamo insieme musica quando ci si cambia, ma quando parliamo di chi giocherà oppure di cosa faremo in campo, per esempio, si torna tutti seri. Cerco di stare con i ragazzi il più possibile. Oggi per esempio trascorrerò un’oretta e mezza, dopo pranzo, giocando alle carte e divertendomi con loro», ci spiega seduto al punto ristoro di Vinovo, sottolineando come sia importante non solo educarli dal punto di vista calcistico, ma anche da quello umano e valoriale.

    Se i ragazzi maturano attraverso l’applicazione dei principi loro trasmessi dagli educatori (scuola, famiglia, allenatori), i tecnici dell’Attività di Base sono costantemente esposti – come abbiamo visto – ad un interscambio continuo con i propri coordinatori e tra essi stessi.

    Basti pensare che, oltre alle riunioni in plenaria del giovedì e del venerdì a cui si accennava poc’anzi, una volta a settimana ogni allenatore va a fare da supporto agli allenamenti di un collega. L’importanza di questa metodologia di lavoro, che permette di arricchire il bagaglio tecnico e professionale di ciascuno, è ben spiegata da uno di essi, Fabio Ulderici, allenatore dei Pulcini 2006.

    Allenamenti e partite sono inoltre ripresi, al fine di analizzare gli sviluppi di gioco individuali fin dalla tenera età: man mano che passano gli anni, sono sempre più frequenti le registrazioni delle sessioni a Vinovo, passando dalle 3-4 dei Pulcini 2007 alle oltre 40 degli U17.

    Anche l’aspetto delle tecnologie di allenamento non è lasciato al caso, nemmeno in tenera età.

    «Il Training Check avviene anche sui piccolini», continua mister Valenti. «Magari in un allenamento facciamo con loro 15 minuti di tecnica analitica e 30 minuti di tecnica situazionale, introducendo dagli U15 l’utilizzo, per esempio, dei GPS per monitorare gli allenamenti».

    Il patto educativo

    A Vinovo, sia a livello di Attività di Base che di quella Agonistica, non si parla né si fa solo calcio.

    Per i più grandi (dagli U15 alla Primavera) c’è il JCollege, il Liceo Sportivo seguito da oltre cento atleti bianconeri a Vinovo ed ubicato accanto alla mensa in cui tutti – ragazzi e dipendenti, ad eccezione della Prima Squadra – si ritrovano a pranzo.

    Realizzato in collaborazione con la Fondazione Giovanni Agnelli e sviluppato con il supporto dell'ISE (International School of Europe), il JCollege ha come obiettivo conciliare l’attività sportiva con il percorso scolastico dei giovani calciatori. Seguendo la sperimentazione didattica anche attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie (grazie a tablet, ebook reader e notebook), quest’anno ospiterà in sede la sua prima sessione di esami di maturità.

    I tecnici delle squadre partecipano per esempio ai consigli di classe, garantendo quella positiva sinergia tra educazione e campo da gioco.

    La mensa dello Juventus Training Center, sita davanti al JCollege

    Dal 2009, per tutte le fasce di età dai ragazzini di terza elementare (2007) fino a quelli in terza media (2002), per le ragazze impegnate con il calcio femminile e per gli atleti del JCollege, un team di psicologi – all’interno dell’area medica e coordinati dal prof. Claudio Cortese, ordinario del Dipartimento di Psicologia e dal prof. Giuseppe Vercelli (Docente Scienze Motorie) – tiene il programma “Formazione Juventus” che ha come obiettivo acquisire quelle competenze che l’OMS individua come “utili per la vita” per tutti gli ambiti di età.

    Questi incontri – effettuati a cadenza settimanale (un pomeriggio a settimana da quattro sessioni, da ottobre a maggio) – avvengono con il doppio obiettivo di permettere ai ragazzi di esprimere al meglio il proprio talento come sportivi e di apprendere qualcosa di significativo che sia riconosciuto anche, in futuro, in un eventuale ambito lavorativo.

    «Quanto più si è persone mature e consapevoli, meglio si può esercitare il proprio ruolo all’interno della società, ed il rendimento in campo è potenziato», spiega il professor Cortese.

    Ogni anno vengono individuati due ambiti formativi e vengono quindi calendarizzati gli incontri (52 quest’anno, due per squadra con i ragazzi divisi in gruppi da 6-10). Si lavora per favorire prima la consapevolezza, quindi l’acquisizione di competenze relative ad aspetti come: l’idea di squadra; il rispetto dell’avversario; la gestione delle emozioni; la relazione con lo stress (ansia/tensione) fin dalla tenera età.

    Un ulteriore ciclo di 7 incontri, infine, viene fatto insieme ai medici e riguarda l’acquisizione di buone pratiche relative al benessere propriamente inteso, dalla prevenzione delle dipendenze (fumo, alcol, smartphone, internet) fino a quelli dedicati agli infortuni (fisiologia e prevenzione), per «iniziare a dare coi ai più piccoli una corretta immagine di sé come sportivi che servirà durante la loro carriera futura».

    «Essere alla Juventus, fosse anche solo per un anno, dà qualcosa per la vita», conclude il prof. Cortese. «Da nessun’altra parte si fa un'esperienza sportiva del genere, in cui vengono acquisite anche competenze che durano una vita. Poi ci saranno certamente ragazzi tecnicamente meno dotati, ma ciononostante tutti sanno che hanno ricevuto qualcosa di unico rispetto ai loro coetanei. Nel corso dei loro mesi da bianconeri, che possono magari essere pochi, acquisiscono regole, stile e competenze che – qualora diventassero professionisti – li aiuteranno per sempre ad esprimere il loro talento al 100%, oppure saranno utili per la loro vita futura» 

    Noi siamo uno strumento di questo patto tra la Juve, le famiglie ed i ragazzini

    Professor Claudio Cortese

    A fronte dei pochi ragazzi che riusciranno ad avere una carriera da professionista, e di coloro che – ancora più fortunati – potranno in futuro ripercorrere le orme dei vari Marchisio e Giovinco, una gran parte dei piccoli bianconeri oggi impegnati nell’Attività di Base fisiologicamente non riuscirà a raggiungere le vette sperate.

    «Ogni tanto ripeto che la maglietta della Juve è data loro in prestito. L’idea alla base, qui, è che il collettivo aiuta il singolo a migliorare, esaltandolo, e che non si può prescindere dalla visione del calcio come gioco di squadra. Anche i più piccolini devono sapere interagire con gli altri giocatori, e allo stesso tempo devono essere consapevoli che quello che stanno vivendo è un sogno che può però interrompersi da un momento all’altro: l’imbuto si fa infatti sempre più stretto col passare del tempo», è l’opinione del tecnico Valenti.

    Una volta entrati nel percorso formativo bianconero, i ragazzi sono valutati dal punto di vista di quattro, decisivi parametri: quello tecnico, quello fisico, quello mentale e quello emotivo. Mancando una di queste componenti, difficilmente si può fare il salto di qualità, spiega il Coordinatore Tecnico Stefano Baldini.

    «Come ci si comporta allora? Innanzitutto garantiamo a tutti le stesse opportunità, proponendo loro qualcosa di livello eccellente. Quindi trasmettiamo loro l’idea che sono tutti funzionali a quello che accade agli altri. Riprendendo le parole di coach Meo Sacchetti, “io non avevo un gran talento, se non il lavoro e la passione, ma mi riconosco il valore di aver contribuito a migliorare chi mi stava vicino”, diciamo che il grande compito e la grande scommessa di ciascuno di loro è essere decisivi non solo per se stessi, ma anche per far sì che i propri compagni ce la facciano».

    Proprio il leggendario ex cestista italiano, tecnico tricolore del Basket con Sassari, è stato protagonista a gennaio di uno degli incontri formativi organizzati a Vinovo non solo per i ragazzi, ma anche per gli allenatori bianconeri. 

    Uno dei tanti organizzati dal coordinamento tecnico del Settore Giovanile, e che hanno visto anche la partecipazione di mister Allegri e dei membri del suo staff.

    «Con la Prima Squadra siamo divisi da una porta che potrebbe anche non esserci per via del grande rispetto reciproco», continua Baldini. «Alcune delle persone che lavorano in prima squadra hanno anche delle responsabilità anche qui, a partire da Dolcetti dal punto di vista tecnico passando per Roberto Sassi (area atletica), Claudio Filippi (portieri) o Duccio Ferrari (organizzazione della forza), ad esempio. Il contatto è quotidiano».

    Il ruolo dei genitori

    Il progetto educativo basa le sue fondamenta sul principio fondamentale che non esiste solamente un atleta che scende in campo, bensì un ragazzo che porta dentro il campo le sue difficoltà, tensioni, ansie e gioie. A tale proposito, l’incidenza della famiglia risulta decisiva: essa deve essere a conoscenza di quanto portiamo avanti qui alla Juve, anche semplicemente rispetto al tipo di gioco proposto.

    «I genitori devono capire quanto sia complesso quello che chiediamo per mantenere costante l’obiettivo, affinché tutte figure adulte abbiano la forza e volontà di mantenere un messaggio coerente. Se venisse focalizzata l’attenzione su altri aspetti, il messaggio diventerebbe incongruente. Per esempio, se chiediamo di giocare in ogni zona e di rischiare, mentre dall’altro lato magari il genitore suggerisce al figlio di rischiare poco, il risultato è che il bambino va in confusione», continua nella sua spiegazione Baldini.

    Per questo il Settore di Base apre le sue porte ai genitori, accanto ai quali è responsabile del progetto educativo. Quest’anno, per esempio, ci sono già stati due dei tre momenti di incontro – uno in plenaria allo Stadium, ed uno qui in gruppo – che si sommano ad i colloqui individuali.

    Un ragazzino che fa un passaggio dai Giovanissimi Regionali a quelli Nazionali deve fare delle scelte, per esempio, e la società potrebbe proporgli l'opportunità di studiare al Jcollege, con tutto quello che ne comporta. Ciò necessita di un confronto e di un dialogo con i genitori.  Si lavora tutti i giorni, quindi, anche per preparare il ragazzo ad essere autonomo ed indipendente una volta finita l’esperienza bianconera. Il solo fatto, secondo Baldini, che un ragazzo della nostra Primavera ad oggi abbia tre obiettivi (campionato, Coppa Italia e… la maturità) non è affatto una cosa scontata.

     

    Le piccole bianconere

    Quest’anno l’Attività di Base della Juve si è arricchita di due squadre femminili (Pulcini ed Esordienti misti, U12) per un totale di una ventina di bambine che da settembre vestono la maglia rosa d’allenamento adidas. 

    La prima parte della stagione è servita per organizzare delle amichevoli. Strada facendo le 20 tesserate sono state divise in 2 sottogruppi a seconda dell’età e delle differenze fisiche: un gruppo di 2003/4 un po’ più sviluppate fisicamente, che giocano 9 contro 9, ed un gruppo di 2004/5/6 per le partite 7 contro 7. In primavera, quindi, è stata fatta l’adesione a due campionati femminili, uno a 9 e uno a 7.

    «La loro emozione è fondata: indossano una maglia che pesa e che per storia e per tradizione è una delle maglie più importanti del mondo. Questa si amplifica se poi si considera che sono il primo gruppo femminile in tutta la storia della società: sono molto coinvolte emotivamente», ha detto Daniele Diana, il loro allenatore.

    Le uniche differenze di allenamento rispetto ai maschietti derivano dal fatto che le ragazze hanno un po’ meno resistenza e forza in generale, non solo nel calciare, ma anche fare distanze per coprire i metri nel campo. Gli esercizi che vengono eseguiti a 360° sono quindi gli stessi, solamente «un po’ più intensi e di durata un po’ più breve».

    Anche per questo progetto sportivo «le famiglie sono partecipi in toto, anche perché accompagnano le ragazze al campo e aspettano l’allenamento. Il rapporto è molto buono: facciamo partecipare i genitori il più possibile, sempre nel rispetto del proprio ruolo», continua Diana, che dirige le sedute in un campo da calcio ubicato in città.

    «I valori del nostro calcio sono uguali per tutti: vogliamo formare piccoli ometti e donne, con i medesimi livelli di educazione in campo e fuori, facendo loro capire quanti sacrifici fanno gli adulti per metterle in condizione di fare lo sport che amano con continuità e nelle migliori condizioni possibili, affinché esso diventi un giorno ben più che una passione».

    La Juventus sta ponento solide basi per il futuro grazie all’ottimo lavoro nel settore giovanile 

    Antonio Cabrini Intervista rilasciata al Corriere dello Sport il 15/01/2016
    Fuori da Vinovo: le Academy bianconere

    Un’altra novità della stagione sportiva 2015/16 riguarda la gestione del club, in prima persona, delle attività legate alle scuole calcio Juventus non solo a Torino, ma anche in Italia e nel mondo, assumendo il controllo del progetto non solo dal punto di vista commerciale, ma anche da quello sportivo.

    Parlare dell’Attività di Base bianconera non può quindi prescindere dal considerare quei 15.000 bambini in 80 città al momento coinvolti dai progetti educativi e calcistici bianconeri, in ogni angolo del pianeta. 

    Il ruolo principale di Claudio Gabetta, esperto tecnico bianconero sulla panchina l’anno scorso degli U15, è proprio quello di esportare la metodologia calcistica approntata dal Coordinamento Tecnico anche alle società calcio affiliate alla Juve. 

    «Il fatto di esportare all’esterno ciò che facciamo qui a Vinovo, internamente, è un fatto visto positivamente», ci ha raccontato Gabetta, Soccer Schools Technical Coordination Manager, che con i suoi collaboratori fa da trait d’union con gli allenatori bianconeri ed i responsabili tecnici. La sua attività spazia dall’esposizione degli obiettivi sportivi, al sostegno dei tecnici esterni, per far sì che applichino le metodologie Juventus, fino allo sviluppo degli allenamenti ed il consiglio sui mezzi tecnici da adoperare.

    A Torino è attiva Sisport, partner di Juventus per l’aspetto logistico e organizzativo della scuola calcio ufficiale bianconera, ed il progetto Scuola Calcio Juventus: un programma rivolto a bambini e bambine tra i 5 e i 13 anni, che possono così crescere, in campo e non solo, allenandosi secondo le metodologie e le tecniche di allenamento studiate e garantite dal Club bianconero. La Scuola Calcio Juventus di Torino conta oltre 80 gruppi squadra che vanno dalla categoria "Piccoli amici" a quella "Esordienti". Quindi ci sono 10 scuole calcio sparse in Piemonte, ed altre 11 in tutta Italia.

    Noi siamo un’energia che va verso i ragazzi, e ci spendiamo per la loro crescita senza pensare ad una reciprocità. Diamo loro energia per illuminarli, non viceversa. La bravura sta nel capire che la crescita va gestita a 360°: vorremmo che i ragazzi che escano da qui in futuro siano riconoscibili, abbiano dei tratti distintivi e abbiamo iniziato un percorso importante che nel tempo darà soddisfazione 

    Claudio Gabetta

    «Abbiamo già ultimato diverse visite nelle loro strutture, approfondito scambi a livello di prestiti e stiamo lavorando sulle selezioni, oltre ad aver invitato gli allenatori qui a Vinovo», ha affermato Gabetta, riferendosi agli incontri dei mesi passati rivolti, per esempio, a oltre un centinaio di allenatori che lavorano nelle Scuole Calcio italiane ed internazionali per permettere loro di visitare, toccare con mano le strutture del Settore Giovanile bianconero e visionare gli allenamenti. Dalla pratica… alla teoria, e dalla teoria alla pratica, se è vero che il gruppo ha anche avuto modo di avere un interessante scambio e dibattito tecnico, insieme allo staff che lavora a Vinovo.

    «Ci stiamo ponendo nel modo adeguato, facendo capire a queste società l’importanza dell’opportunità che hanno, dando loro la possibilità di conoscere e partecipare a qualcosa di unico. Il tutto è molto più profondo quando condiviso. Viste giocare, restituiscono il nostro imprinting tecnico: ci siamo inseriti in maniera progressiva nella costruzione dell’allenamento», ha concluso il tecnico bianconero.

    «L’importanza dell’inizio del gioco dal basso è uno dei nostri tratti distintivi: insegniamo i bambini ad avere coraggio e personalità per attuare una filosofia di gioco che li veda protagonisti, cercando di fare la partita».

    Presente e futuro
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