Juventus
    INTRODUZIONE

    Oltre ottocentomila.

    Per la precisione 828.608. Tanti sono i visitatori che, dal 2012, hanno avuto modo di visitare lo Juventus Museum. Un progetto ambizioso, che fin dall’inizio ha avuto l’obiettivo non soltanto di raccontare la storia della Juventus, ma di far vivere a ognuna di queste ottocentomila persone un’esperienza speciale, emozionante e memorabile.

    Attraverso la sintesi di passato e presente, di esposizione in senso classico ed esperienza multimediale, lo Juventus Museum vuole superare il concetto di “Museo”, per affermarsi come luogo dove si manifesta l’essenza stessa della juventinità, come spiega il Presidente del J|Museum, Paolo Garimberti.

    Non a caso sorge sul lato Est dello Stadium, la casa della Juventus, e non a caso proprio da qui, dal Museum, prendono vita una serie di iniziative speciali, come lo Juventus City Tour, che da poco è ripartito, per il secondo anno. 

    A bordo di un bus aperto, con il City Tour i passeggeri vivono un viaggio attraverso gli angoli della Torino bianconera, nei luoghi che hanno fatto la storia della Juventus. Ed è proprio con un parallelo fra la geografia e la storia, che racconteremo il Museum una tappa dopo l'altra: effettueremo un viaggio virtuale nelle sale espositive, raccontandone anche le origini e le idee alla base. 

    La partenza del City Tour
    La sala centrale del Museum
    DALLO STADIO ALLA SEDE DI CORSO GALILEO FERRARIS

    DALLA "SALA COPPE"AL "TEMPIO DEI TROFEI"

    Il Bus dello Juventus City Tour lascia lo Stadium, luogo della partenza, e si muove in direzione centro cittadino. La prima tappa è proprio di fronte alla sede sociale della Juve, in corso Galileo Ferraris, uno dei luoghi in cui lavorano dipendenti e collaboratori della Società, in totale 158 persone. Non solo: prima della creazione dello Juventus Museum, qui esisteva una stanza, chiamata “Sala Coppe”, il luogo che ospitava tutti i trofei vinti nel corso dei decenni.

    La Sala Coppe, quando era allestita in Corso Galileo Ferraris
    Un dettaglio del Tempio dei Trofei

    Dal 2012 le Coppe sono trasferite proprio al J|Museum: qui è diventata infatti usanza che la squadra consegni ufficialmente i trofei appena conquistati. L'ultima volta è avvenuto proprio dopo la vittoria del quinto Scudetto consecutivo, consegnato dai Pentacampioni alla Contessa Maria Sole Agnelli, testimone di entrambi i "quinquenni" della storia bianconera, durante un momento molto emozionante.

    Ed è questo il luogo che accoglie le persone e dà inizio alla visita. Il “Tempio dei Trofei” è una sorta di “Pantheon”, un luogo in pianta circolare che “abbraccia” i presenti e, con l’aiuto della multimedialità, li guida attraverso le vittorie bianconere. 

    «Abbiamo pensato a questo tipo di allestimento partendo da una visita a quella che una volta, in Sede Juventus, era la Sala Coppe. Ho trovato i trofei fantastici, come è ovvio, ma in un certo senso, “muti”. E soprattutto, fermi. Per questo al Museo abbiamo voluto rendere l’esperienza avvolgente». Le parole sono dell’architetto Benedetto Camerana. Per capire chi è e quale sia il suo ruolo nella nascita del Museo, occorre fare un passo indietro.

    COME NASCE IL J|MUSEUM

    Il viaggio a ritroso alla scoperta di come è nato lo Juventus Museum prende il via nel 2010: è proprio in quegli anni che il progetto muove i suoi primi passi, come racconta una delle persone che fin dall’inizio ha seguito questo cammino, Marco Albano, oggi Responsabile della struttura e dello Stadium Tour. «Abbiamo lavorato a lungo, osservando i principali musei sportivi nel mondo – spiega – Quello che volevamo era creare un luogo che rappresentasse l’epopea della Juventus nel passato, ma anche e soprattutto nel presente e nel futuro, ispirandoci ai due valori fondamentali della Juventus, che sono tradizione e innovazione».

    Marco Albano, Responsabile della struttura e dello Stadium Tour

    Viene così composto un comitato scientifico, con grandi nomi di esperti di storia e tradizione bianconera, come Paolo Bertinetti, Giovanni De Luna, Darwin Pastorin ed Ermanno Vittorio. Da qui il passaggio successivo è domandarsi: come si vuole che sia il Museo della Juventus? E la risposta è: un luogo a metà fra la coinvolgente esperienza multimediale, e il cuore della storia bianconera.

    Queste sono state le richieste fatte a chi si doveva occupare dell’allestimento futuro: l’architetto Camerana, appunto«Ci siamo basati su due concetti essenziali – spiega – che sono lo “Storyboard” e la “Timeline”». In italiano le due parole significano copione e linea temporale: in altri termini, da una parte all’interno del Museum si vuole far vivere un’esperienza quasi cinematografica, favorita dall’utilizzo di tecnologie che amplificano l’impatto emozionale, proprio come accade nel Tempio dei Trofei.

    Dall’altra, nella sala centrale del Museum, si segue un filo conduttore temporale, che dalla fondazione ai giorni nostri ripercorre la storia juventina in parallelo con quella cittadina e italiana.

    Si spazia dal legame con la Fiat al boom economico, per arrivare ai giorni nostri, attraverso documenti delle varie epoche, plastici che illustrano il primo stadio della Juve, il primo stabilimento del Lingotto, e poi ancora con copertine e articoli di giornali delle varie epoche, postazioni multimediali.

    Attraverso tutto ciò è possibile scoprire quanto la Juve sia, nel corso dei decenni, entrata a far parte della cultura italiana, per esempio musicale e cinematografica.

    Un legame, quello fra la storia della Juve e quella Italiana, illustrato dal Presidente Garimberti:

    Perché la scelta di questi due concetti e di questa impostazione, logica e storica? Spiega Camerana: «Per noi il target dei visitatori non è solo quello dei tifosi, ma anche quello dei semplici accompagnatori e dei curiosi, e perché no dei tifosi di altre squadre».

    IL PERCORSO NEL CENTRO STORICO DI TORINO E NEI LUOGHI DOVE TUTTO EBBE INIZIO

    Il City Tour, lasciata la Sede di corso Galileo Ferraris, fa tappa in tutti gli angoli del centro storico di Torino nei quali è nata l’epopea bianconera: come quel punto preciso, all’angolo fra corso Re Umberto e corso Vittorio Emanuele, in cui era posizionata una panchina.

    Da qui, secondo la leggenda, il 1 novembre 1897, alcuni studenti del Liceo Massimo D'Azeglio fondarono la Juventus, inizialmente polisportiva e poi dal 1899 "Football Club", per poi spostarsi verso la prima sede “ufficiale” della società, la ex officina Canfari, che aveva sede in corso Re Umberto 42.

    La Panchina al J|Museum

    L’obiettivo del J|Museum non è soltanto raccontare l'epopea che inizia da quella panchina, ma documentarla. In altre parole: trasformare la leggenda in storia. Ecco perché è proprio quello della fondazione e della nascita il periodo che ha richiesto il maggiore lavoro di documentazione, di ricerca, di reperimento. Ripartendo dall’inizio, è stato necessario trovare le prove del fatto che la Juve sia stata fondata da studenti, sulla panchina di corso Re Umberto.

    L'Officina Canfari Allora...
    ...E lo stesso cortile, oggi

    «Durante il lavoro di documentazione per il Museo abbiamo operato di concerto con il Liceo Massimo D’Azeglio – Racconta Marco Albano - Ci siamo recati nell'istituto, con la gentile collaborazione del Preside, e abbiamo avuto accesso ai registri originali del 1897. Una ricerca fondamentale, perchè abbiamo ritrovato i nomi dei fondatori: Gioacchino Armano, Alfredo Armano, Luigi Gibezzi, Umberto Malvano, Carlo Vittorio Varetti, Umberto Savoia, Domenico Donna, Carlo Ferrero, Francesco Daprà, Luigi Forlano ed Enrico Piero Molinatti. Non solo: abbiamo anche trovato conferma all’ipotesi secondo cui per davvero la Juventus nacque da studenti di quella scuola. Sempre durante la ricerca del materiale storico ci siamo imbattuti in questo incredibile documento, talmente raro da essere presente solamente in una copia in vinile, che è il motivo del fruscìo che sentite ascoltandolo».

    Il documento a cui si fa riferimento è una trasmissione radiofonica, realizzata da un giovane Sandro Ciotti, durante gli anni ’50, dal titolo “Juve Primo Amore”. In questo audio, che può essere ascoltato in una delle postazioni del J|Museum, il giornalista intervista un altro dei fondatori della Juventus, Umberto Malvano, il quale conferma che “quella” fatidica panchina non è leggenda e Sandro Zambelli detto “Zambo”, uno dei presidenti della Juve nel periodo di guerra (1915/18), che spiega l’origine della maglia bianconera. 

    La prima sede sociale è, si diceva, l’Officina Canfari, davanti a cui passa il bus del City Tour e della quale avete visto sopra un parallelo fra una foto dell'epoca e una di oggi. Apparteneva a Enrico ed Eugenio Canfari: fu proprio quest’ultimo il primo Presidente della Juve, che come detto inizialmente era una società polisportiva, in cui si praticavano per esempio anche la corsa e la boxe; leggenda vuole che siano stati i viaggi di Eugenio in Inghilterra, patria del football, il motivo per il quale il calcio fu portato nelle strade di Torino, più precisamente, appunto, in corso Re Umberto. 

    A questo periodo e a questi primi pionieristici anni fanno riferimento le parole contenute nelle testimonianze, presenti all’interno del J|Museum, dalle voci di Ada Ribetti ed Enrico Canfari, nipoti di Eugenio Canfari (era il loro nonno), e dalle parole di Mario Daprà, figlio di Francesco, un altro dei fondatori della Juventus.

    Passeggiando nella sala centrale del Museum ci si può trovare davanti alla foto di un uomo, ai più sconosciuto. 

    Si chiamava Tom Gordon Savage, detto “John”. Ed è un nome molto importante nella storia della Juventus. A lui, infatti, si deve il nostro colore, il bianconero, che fu proprio Savage a importare, nel 1903, dal Notts County.

    Non a caso era stato proprio il Notts County a inaugurare con la Juve, nel 2011, lo Juventus Stadium con un match amichevole. Il legame con la squadra inglese e con la famiglia di Savage è stato rinsaldato a fine aprile 2017, al J|Museum, in un’occasione particolare: il 66’ anniversario della scomparsa di Savage. 

    La sezione del Museo dedicata a Savage
    I discendenti di Savage a Torino

    Ed è stato rinsaldato alla presenza di due pronipoti di Savage, a Torino accompagnati da alcuni tifosi del Notts. La delegazione ha portato una maglia ufficiale e una lettera firmata dal Presidente della società inglese, ha visitato lo Stadium e il Museum e rinverdito una storia unica, quella della maglia bianconera.

    I GRANDI TRIONFI: DALLA SEDE DI PIAZZA CRIMEA ALLO STADIO COMUNALE
    Il Bus si ferma in Piazza Crimea

    I LUOGHI CHE HANNO SEGNATO DECENNI DI VITTORIE

    Nel percorso che va dal centro in direzione periferia, il bus del City Tour sfiora alcune delle storiche sedi sociali bianconere, come quella di Galleria San Federico, uno splendido luogo adiacente alla famosissima Via Roma, o quella di piazza Crimea, in cui la Juventus ebbe il suo quartier generale dal 1986 al 2001 e davanti alla quale i passeggeri si possono soffermare per qualche minuto.

    Dal quartiere Crocetta... al quartiere Crocetta. Per ironia della sorte, la Juventus, attualmente ha sede a poche centinaia di metri dal primo quartier generale della neonata società (in attesa del trasferimento al J|Village): in totale, la società ha cambiato sede 14 volte, e quella attuale è quindi la quindicesima. Ecco l'elenco dettagliato.

    TUTTE LE SEDI DELLA JUVENTUS

    Periodo Indirizzo Città 
    1897 C.so Re Umberto 42 Torino
    1898 Via Montevecchio Torino
    1899 Via Piazzi 4 Torino
    1900-02 Via Camerana 14 Torino
    1903-04 Via Pastrengo Torino
    1905-06 Via Donati 1 Torino
    1919-21 Via Carlo Alberto 43 Torino
    1921-22 Via Botero 16 Torino
    1923-33 Corso Marsiglia presso campo sportivo Torino
    1934-43 Via Bogino 12 Torino
    1944-47 Corso IV Novembre 151 Torino
    1948-64 Piazza San Carlo 206 Torino
    1965-85 Galleria San Federico 54 Torino
    1986-00 Piazza Crimea 7 Torino
    2001- C.so Ferraris 32 Torino
    L'ingresso della sede di Galleria San Federico
    Corso Marsiglia

    Anche il campo su cui la Juventus costruì la sua epopea non fu sempre lo stesso: nei primi decenni della sua storia si giocò prima in corso Sebastopoli, poi al Velodromo “Umberto I” e poi ancora nella zona dove attualmente sorge lo Stadio Olimpico, ex Comunale.

    Dal 1922 le partite si disputarono in un impianto che ora non c’è più, in corso Marsiglia (anche la via ha cambiato nome, adesso si chiama via Tirreno), e poi, nel 1933, fu inaugurato lo stadio che per vari decenni vide la Juventus scendere in campo. 

    Parliamo del Comunale, originariamente intitolato a Benito Mussolini, in cui venne giocata la prima partita il 29 giugno del 1933.

    Quel giorno si disputò il ritorno dei quarti di finale di Coppa Europa Centrale, una manifestazione a cui partecipavano club italiani, austriaci, cecoslovacchi e ungheresi. In campo scesero la Juventus e l'Ujpest, con la vittoria del club bianconero per 6-2.

    Qui, la Juventus ha giocato, dal 1933 al 1990, un totale di 890 partite di campionato e ha conquistato 17 scudetti. E proprio davanti allo Stadio Comunale, dal 2006 Olimpico, fa tappa il percorso del City Tour

    Next stop: Stadio Comunale Olimpico
    Le imprese di Platini al Comunale...
    ...E quelle di Del Piero

    Nei decenni che hanno visto come teatro il Comunale, la squadra bianconera è davvero entrata nell’immaginario collettivo, prima come “Fidanzata d’Italia” e poi come “Signora”: una storia che, nella sala centrale del J|Museum è visibile e… ascoltabile: sempre tratta da “Juve, Primo Amore” di Sandro Ciotti , quella che segue è l’intervista “parallela” a due grandi campioni del passato, Pietro Rava e Carlo Parola.

    DECENNI DI TRIONFI, CAMPIONI E ALLENATORI

    Juventus significa vittorie, che il Museo racconta attraverso foto e cimeli, e in senso più generale attraverso volti, voci, ma anche maglie e scarpe da gioco di chi questa storia la ha costruita anno dopo anno, vale a dire i suoi campioni e i suoi allenatori: si possono ammirare le prime divise sociali, le scarpe da gioco usate a inizio del secolo, ma anche, per esempio, la maglia di John Charles e gli oggetti appartenuti a “El Cabezòn”, Omar Sivori.

    «Sono nato nel 1961, un anno particolare per mio papà, quello del Pallone d’Oro». A parlare è Nestor Sivori, figlio di Omar. È stato lui a consegnare con le sue stesse mani i più emozionanti cimeli legati a suo padre che il J|Museum custodisce ora nelle sue sale. Fra questi, ovviamente, proprio il Pallone d’Oro del 1961. «Sono convinto che mio papà avrebbe voluto così - racconta – Quando ho portato qui una selezione di oggetti appartenuti a lui, ho capito che per davvero stavano tornando a casa».

    I documenti di Omar giocatore
    Il Pallone d'Oro vinto da Sivori nel 1961
    Scarpe e pallone usati dal "Cabezon"

    E aggiunge: «Quando mi è stata comunicata l’idea di realizzare il J|Museum, non ho dubitato un secondo: il senso di appartenenza della nostra famiglia mi ha portato qui. Credo, e lo diceva anche mio padre, che sia giusto che i tifosi abbiano un luogo dove emozionarsi e rivivere la storia e il presente, un posto dove sentirsi profondamente bianconeri. Io stesso quando percorro le sale rivivo alcuni momenti della mia infanzia, ho addirittura ritrovato una casacca appartenuta a mio papà che non avevo mai visto, donata da un collezionista».

    Se avete già visitato il Museum, avrete di certo notato anche una maglia gialla e blu, con il numero 7 sulla schiena. È quella di Beniamino Vignola: i più giovani faticano forse a mettere a fuoco, ma il suo è un nome legato a doppio filo con la storia europea della Juventus. Ha infatti messo a segno, a Basilea nel 1984, uno dei due gol che sono valsi la conquista della Coppa delle Coppe, contro il Porto.

    La teca dedicata alle vittorie europee degli anni '80
    Il dettaglio: il gagliardetto della Finale di Basilea 1984

    «In pochi lo sanno, ma dormii con la Coppa nella mia camera, la notte dopo la Finale – racconta – Per me quel Trofeo ha un sapore dolcissimo, ci sono molto legato. Il JMuseum ha per me sempre un valore emozionale molto forte, mi sento a casa, qualche volta ogni anno ci torno, sempre volentieri, da solo o con amici e accompagnatori. Ovviamente in quei casi assisto anche alla partita della “mia” Juve allo Stadium». Inevitabile, per lui, un passaggio ogni volta nel Tempio dei Trofei, dove troneggia la “sua” Coppa delle Coppe.

    La storia della Juve è fatta di trionfi e di grandi gioie, ma ha anche vissuto giorni molto difficili, come il 29 maggio 1985, data della Finale e della tragedia dell’Heysel.

    Per precisa scelta di chi ha curato l’allestimento, quella data, e le 39 vittime juventine, sono ricordate con una stele commemorativa, su cui sono incisi i loro nomi, in un angolo della sala in cui le luci cambiano, si fanno più delicate.

    In Memory.

    La stele dedicata alla memoria dell'Heysel

    La Juve è stata resa grande dalle imprese dei suoi campioni, certo, ma anche dalle strategie e dalla bravura in panchina dei suoi allenatori. Allora da non perdere, è il “confronto” fra le proiezioni di Giovanni Trapattoni, e Marcello Lippi, due fra i tecnici che hanno scritto pagine leggendarie nella vita della Juventus. E se si prosegue a curiosare fra le teche, ci si può imbattere in un appunto tecnico scritto a mano proprio da Mister Lippi, alla vigilia del ritorno dei quarti di finale di Champions League contro il Barcellona, nell’aprile 2003

    Gli appunti di Mister Lippi (Barcellona, Champions League, 2003)
    Coppa e Medaglia Mundial di Gigi Buffon

    Ancora a proposito di Lippi, non va dimenticato il fortissimo legame fra Juve e Nazionale: una sezione è dedicata ai bianconeri che hanno reso grande la squadra azzurra.

    Vengono celebrate le vittorie dell'Italia ai Mondiali, dal 1934, al '38, poi Spagna 1982, fino all’ultimo trionfo del 2006 in Germania, proprio con il tecnico viareggino in panchina.

    Curiosità: la miniatura della Coppa del Mondo e la Medaglia d’oro che si possono osservare sono quelle consegnate dalla FIFA a Capitan Gigi Buffon

    E sono ancora le maglie a prenderci per mano e condurci attraverso la storia anche più recente: per esempio la casacca con cui Del Piero ha giocato e vinto la finale di Coppa Intercontinentale 21 anni fa (foto), o le divise più recenti, donate dai campioni del presente come Claudio Marchisio.

    La Maglia di Del Piero...
    ...E quella del Principino Claudio Marchisio

    E sempre grazie alle casacche vive una delle aree più visitate del J|Museum, quella dedicata a coloro che hanno giocato più di 300 partite in bianconero. Una sezione costantemente aggiornata, una vera e propria carrellata di campioni.

    Ancora in tema di continuo aggiornamento: fedele alle idee di "Tradizione e Innovazione", tutti, ma proprio tutti i dati legati alla Juve, dai calciatori alle partite, dagli allenatori ai trofei, costantemente aggiornati, sono consultabili su una grande postazione touchscreen, presente nella sala centrale del Museo. Non ci sarà curiosità che non possa essere svelata.

    IL VIAGGIO CONTINUA: VERSO VINOVO…

    Il Bus accompagna i turisti appassionati di Juventus sull’arteria che esce dalla città in direzione Sud: per la precisione, andando a percorrere il lunghissimo Corso Unione Sovietica, si prosegue il viaggio in direzione Stupinigi, la palazzina di Caccia dei Savoia.

    Costeggiandola si passa attraverso uno splendido viale alberato e, lasciatala alle spalle, si comincia a intravedere quello che, in questo momento, è il cuore pulsante della Juventus, durante la stagione agonistica.

    Parliamo, ovviamente, di Vinovo, del JTC (Juventus Training Center), il luogo dove si allenano sia la Prima Squadra che tutte le nostre giovanili e anche la sede, settimanalmente, della conferenza stampa pre partita dell’allenatore Massimiliano Allegri. 

    A Vinovo lavorano 135 persone, fra addetti alla gestione dei campi, amministrazione e logistica del Settore Giovanile e, ovviamente, la Prima Squadra. 

    L'ingresso del Jtc
    Il luogo dove si allenano i bianconeri più giovani...
    ...e i più grandi

    DAL PASSATO AL PRESENTE

    In altre parole, quello dello Juventus City Tour è un viaggio che parte dal presente, si tuffa nella storia per poi ritornare, con un balzo geografico e temporale, ai giorni nostri.

    Ed è esattamente quanto accade all’interno del Museum, che dopo aver ricostruito la storia bianconera, e italiana, dedica l’ultima parte del viaggio al presente, ai trionfi recenti, alla prima squadra e al suo allenatore, per poi confluire, così come all'inizio, in un momento dal forte pathos: un video a 360 gradi nel quale vengono riassunti i valori della Juventus: forza, coraggio, voglia di non mollare mai… e ovviamente, ricerca della vittoria.

    Ma non è finita qui: proprio alla Prima Squadra è infatti dedicata un’intera ala, l’ultima a essere stata inaugurata, poco più di un anno fa. Il visitatore percorre un corridoio insieme, quasi fisicamente, ai campioni: tutta la rosa è in mostra, con sagome a grandezza naturale che accompagnano alla parte forse più ad alto impatto della sezione: lo spogliatoio, dove si viene accolti dagli ologrammi dei giocatori, che spiegano che cosa significhi far parte della Juve.

    La passeggiata in mezzo ai campioni della Juventus
    34' Scudetto: Hi5tory
    Walk of Fame, nella sezione dedicata alla Prima Squadra
    IL RITORNO ALLO STADIUM, LA CASA DEL J|MUSEUM

    Lasciata alle spalle Vinovo, il bus ritorna all’interno delle vie di Torino, per concludere il tour da dove è iniziato. Si tratta di un’ultima tappa, che non prevede fermate intermedie e durante la quale, fra l’altro, i passeggeri del tour hanno l’opportunità di “ripassare”, cantandolo, l’inno della Juve, fino al ritorno davanti allo Juventus Stadium, che non è solamente la casa bianconera, ma anche (e non potrebbe essere altrimenti) quella dello Juventus Museum. 

    IL MUSEUM, OGGI

    Un’esperienza di successo, una realtà unica in Italia. Lo confermano i dati di partecipazione e affluenza, aggiornati a maggio 2017

    OGGETTI CHE PARLANO E... DA TOCCARE. L'EXCLUSIVE TOUR

    Oltre a soffermarsi davanti alle teche, o consultare gli archivi multimediali presenti nelle sale, al Museum si può vivere un’esperienza ancora più speciale. Parliamo dell’“Exclusive Tour”, introdotto precedentemente in video dalle parole del Presidente Garimberti, che permette di effettuare a una visita particolare, con una guida dedicata, e un tour dello stadio con amici e parenti, ma soprattutto la possibilità di provare qualcosa che qualsiasi juventino vorrebbe raccontare: toccare con mano alcuni fra gli oggetti che hanno scritto la storia del club, dalle scarpe di Del Piero agli occhialini di Edgar Davids, contenuti all’interno di un baule che si trasforma realmente in uno scrigno di tesori dal valore per certi versi inestimabile.

    OLTRE IL CONCETTO DI MUSEO SPORTIVO...

    In questo speciale vi abbiamo guidato attraverso quella che è l’idea alla base del J|Museum, sia da un punto di vista espositivo che di storia che si vuole narrare al visitatore. Ma c’è altro: intanto, la voglia di allargare lo sguardo e di legare il calcio ad altri mondi, che si esprime attraverso le esposizioni temporanee che, dal 2013 ad oggi, hanno appassionato migliaia di visitatori. La prima di esse, “Il Lunedì si parlava di calcio”, curata da Lodovico Passerin d’Entrèves, tenutasi appunto tre anni fa, fu dedicata ai 90 anni del legame fra la Famiglia Agnelli e la Juventus, mentre l’ultima, lo scorso anno, ha offerto un inedito parallelo fra arte e vittorie sportive. “L’Arte di Vincere”, curata da Luca Beatrice, ha permesso di rivivere, attraverso 34 capolavori di arte moderna e contemporanea, altrettanti Scudetti. In mezzo altre tre esposizioni di successo: Invasione di Campo – L’arte entra in gioco, curata da Danilo Eccher, che ha visto nel 2014 quattro giovani artisti realizzare installazioni di arte contemporanea ispirate alla Juve, "Enrico Paulucci, un pittore in porta" inaugurata nel novembre 2014 e curata da Laura Riccio e Il Secolo di Hurrà”, iniziata il 10 giugno 2015 in occasione del centenario della storica rivista bianconera.

    Il Lunedì si parlava di calcio
    Il Secolo di Hurrà
    L'Arte di Vincere

    Parola ancora a Marco Albano: «Fin dall’inizio abbiamo lavorato per accreditare il J|Museum come museo, a 360 gradi. Questo significa renderlo a tutti gli effetti un luogo di cultura, che rispetti tutti gli standard che un museo deve avere, sia in tema di vincoli e parametri obbligatori da rispettare, definiti “Facility Report”, che relativamente ad attività culturali, laboratori didattici, iniziative connesse al territorio, come per esempio quelle che ci legano alla Venaria Reale o l’inserimento nell’Abbonamento Musei Torino e Piemonte».

    Proprio nelle ultime settimane la struttura ha ottenuto il riconoscimento da ICOM (International Council of Museum) Italia, organizzazione internazionale di musei e di professionisti impegnati nel conservare, trasmettere e far conoscere il patrimonio naturale e culturale mondiale, presente e futuro, tangibile e intangibile.

    E poi c’è un progetto davvero unico, quello di J|Sport, l’esposizione permanente dedicata a tutti i grandi atleti dello sport italiano, accomunati dalla fede bianconera. Tutto nasce da un pattino, quello donato da Carolina Kostner al nostro Presidente Andrea Agnelli. Da qui l’idea, ed è un’idea vincente: intanto, perché entrare dentro J|Sport significa percorrere un breve ma intenso viaggio nella storia recente dello sport italiano, con la possibilità di ammirare cimeli difficilmente visibili altrimenti.

    Tanto per cominciare, due scintillanti medaglie d'oro: quella di Pietro Piller Cottrer, vinta alle Olimpiadi Invernali di Torino 2006 nella Staffetta 4x10 km di Sci di Fondo, e quella di Maurizio Felugo, conquistata ai Mondiali di Shanghai 2011 con la Nazionale di Pallanuoto.

    E poi, per fare qualche altro esempio, parliamo della bicicletta di Claudio Chiappucci, del costume di Federica Pellegrini, della tuta da corsa di Loris Capirossi o della canotta di Stefano Baldini, o dei cimeli appartenuti allo sciatore azzurro Federico Pellegrino o al celebre campione di equitazione Raimondo D’Inzeo. E poi, l’altro aspetto che rende J|Sport qualcosa di diverso da tutto il resto è il la sua continua evoluzione: gli atleti che entrano a far parte della famiglia sono sempre di più, basti pensare ai recenti medagliati di Rio2016, come Elia Viviani (ciclismo), Daniele Garozzo (scherma), Paolo Nicolai (beach volley), Federico Morlacchi (nuoto).

    Strettamente connesso con le attività J|Sport sono i cicli di appuntamenti "Gli incontri del J|Museum" che hanno dato la parola ad alcuni grandi campioni che partecipano al progetto, i quali hanno raccontato il loro sport, la loro carriera e le loro emozioni in bianconero.

    Stefano Baldini con il Presidente Andrea Agnelli
    Elia Viviani
    La medaglia d'oro di Pietro Piller Cottrer
    LA FAMIGLIA DEL J|MUSEUM
    Foto di gruppo per lo Staff del J|Museum

    Lo Juventus Museum opera tutti i giorni in sinergia con le altre aree e Direzioni del Club. Da un punto di vista organizzativo è inserito all’interno della Direzione Stadio, che capo all’Head of Stadium, Francesco Gianello. La struttura lavora interfacciandosi con gli altri dipartimenti della Direzione Stadio: Broadcasting & Multimedia, Events, Facility & Maintenance, Operations.

    Giorno dopo giorno, all'interno del Museo lavora uno staff di persone attente, precise ed entusiaste. Grazie a loro nascono esposizioni, eventi e tutto ciò che rende lo rende unico. 

    Paolo Garimberti: Presidente del J|Museum, nonché membro del cda Juventus

    Marco Albano, responsabile e curatore del Museo e dello Stadium Tour, è il promotore e coordinatore di tutte le attività e le iniziative del JMuseum e degli Stadium Tour, in sinergia con le Direzioni Comunicazione e Brand di Juventus.
    Daniela Balbo: conservatrice del Museo (si occupa della gestione e manutenzione di tutta la collezione del Museo) persona di riferimento per i collezionisti. Si occupa operativamente degli eventi che vengono realizzati in Museo: mostre temporanee, iniziative culturali, attività didattiche, laboratori.
    Alessia Ceglia: si occupa della segreteria organizzativa del Museo e degli Stadium Tour, Exclusive Tour, City Tour.
    Guido Viora: si occupa della promozione delle attività ed iniziative del Museo e della gestione di progetti speciali.

    I ragazzi che vi accolgono per rendere la vostra visita... unica!

    E poi ci sono tutte le guide che vi accompagnano durante gli Stadium Tour, gli Exclusive Tour, che si occupano della biglietteria, degli ingressi, che vigilano sul fatto che, giorno dopo giorno, la vostra visita sia completa, efficiente e sicura. 

    Parliamo di dieci persone, che lavorano su turni lungo la settimana: in media, fra estate e inverno, ne vedrete sempre almeno tre all'interno della struttura. Gruppo che aumenta, per esempio, nei giorni delle partite e in occasioni di necessità particolari: sono infatti altre dieci le persone che vengono chiamate in servizio in occasione di momenti di eccezionale affluenza al Museo.

    Per non dimenticare la squadra degli steward: decine di persone all'opera costantemente, per garantire una visita sicura, oltre che emozionante.

    APERTO 6 GIORNI SU 7

    Lo Juventus Museum osserva come unico giorno di chiusura il martedì, fatta eccezione in caso di partite casalinghe della Juventus, come può accadere in occasione della Champions League, o di occasioni particolari, come ponti, ricorrenze, celebrazioni e festività.

    In altre parole, il Museo è aperto tutti i giorni dell’anno comprese tutte le festività, ad eccezione del solo Natale. Tutte le informazioni e gli orari dettagliati sono qui

    GIUNTI ALLA FINE DEL VIAGGIO...

    Al Presidente del J|Museum Paolo Garimberti spettava introdurre questo speciale, a lui la parola per le conclusioni, con uno sguardo a quello che è il J|Museum del futuro.

    Ieri, oggi e domani.

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