Juventus

    Vincere cinque scudetti di fila: semplicemente pazzesco. Ma non è la prima volta che la Juve ci riesce. Ottant’anni fa, nei remoti Anni Trenta, l’ha già fatto. Non c’era la TV, non c’era Internet. C’era a malapena la radio, con la voce del giovane Nicolò Carosio che faceva sognare. Quella Juve, ce l’hanno raccontata, a spizzichi e con il linguaggio della leggenda ( o al massimo della storia antica), nella certezza che nulla di simile sarebbe mai più successo. E invece…

    Allora, proviamo a riviverla come un’impresa dei giorni nostri. Facciamo un viaggio sulla macchina del tempo con, negli occhi e nel cuore, l’impresa di Buffon e compagni. E raccontiamo con il linguaggio e gli strumenti di oggi quel che è successo ottant’anni fa. Poi, come nel film “Ritorno al futuro”, con un clic torneremo al presente e penseremo già a domani, magari a vincere il sesto di fila…

    In questo rapido viaggio nel tempo, si possono persino trovare similitudini, tra uomini e tra cose così lontane e così diverse. Anche nell’’attualità’ degli Anni Trenta, volendo, si può navigare in libertà.

    (Torino festeggia l'arrivo della Juve nel 1935 -  Porta Nuova lato via Sacchi)

    La squadra della prima cinquina

    Un perfetto mix di campioni esperti e di giovani. La squadra del 1935 sintetizza quelle che nelle stagioni precedenti hanno dominato il campionato, anche se non sono tanti quelli che hanno resistito al logorio di stagioni massacranti. 

    Il pullman bianconero... del Quinquennio d'Oro

    Il portiere Combi si è ritirato da campione del mondo, dopo aver vinto la Rimet nel ’34. Il quinto scudetto di fila vede tra i pali, 30 volte su 30, Valinasso, che già aveva fatto apparizioni nella stagione precedente. Il pokerissimo di scudetti è il giusto premio per una pattuglia di fuoriclasse. Si comincia dalle due colonne rimaste, del trio leggendario.

    I due terzini, Caligaris e Rosetta restano protagonisti, e al loro fianco si affaccia il giovane Alfredo Foni, che gioca più partite delle due leggende, alternandosi ora a destra e ora a sinistra

    Rosetta, Combi, Caligaris

    La mediana è il vero segnale di continuità della squadra nel quinquennio.

    Cinque titoli di fila sono il bottino dei fratelli Mario e Giovanni Varglien. Il centro mediano Monti e il mediano sinistro Bertolini arrivano il secondo anno, dunque per loro i titoli consecutivi sono quattro. Il giovane Depetrini aveva già dato una grossa mano nel ’33-’34: per il quinto titolo il suo contributo, specialmente al posto di Varglien II, cresce ancora.

    Lo Scudetto '31-32, festeggiato con il Presidente Edoardo Agnelli a Villar Perosa

    Un altro giovane che si farà presto strada, Serantoni, gioca metà delle partite e vince il suo primo scudetto. All’attacco, gli inossidabili, sempre protagonisti sin dalla prima stagione vittoriosa, sono le mezze ali Cesarini e Ferrari, mentre Orsi torna in Sudamerica per motivi familiari prima che finisca il campionato del quinto scudetto consecutivo, a cui comunque dà un contributo importante.

    Cesarini, Sernagiotto, Combi, Caligaris, Maglio

    Quarto scudetto per Felice Borel II: gli manca solo il primo, per ragioni…anagrafiche. Classe 1914, ha appena 21 anni al quinto scudetto, al tempo del primo portava ancora i calzoni corti. Si affaccia il centravanti Gabetto: per lui 6 presenze e un posticino nel quinquennio. Passerà al Torino e vincerà lì altri scudetti.

    Gli eroi contemporanei: da Buffon a Marchisio

    Il Buffon del record di imbattibilità guida un gruppo di fedelissimi e inossidabili. Bonucci, Chiellini e Barzagli già c’erano all’alba del quinquennio, così come Lichtsteiner. Padoin arriva a gennaio 2012, dunque a pieno titolo rientra tra i sempre vincenti. Poi, Martin Caceres: l’alternativa di lusso per la difesa, un jolly buono sulla fascia come al centro.

    Infine, Claudio Marchisio: una vita sempre a tinte bianconere e cinque anni tutti vissuti da protagonista. Con la certezza che presto tornerà ad esserlo.

    Fanno collezione di scudetti di fila, anche se devono “accontentarsi” di quattro, Kwadwo Asamoah, Rubinho e Paul Pogba.

    Sempre a quota quattro si erano fermati, l’anno scorso, altri protagonisti indimenticabili della storia bianconera. Arturo Vidal e Andrea Pirlo sono stati per quattro stagioni elementi cardine della squadra, decisivi nella rincorsa al Milan nel primo anno come nella stagione dei 102 punti. Marco Storari ha dato sicurezza alla difesa quando Buffon è stato costretto ai box e Simone Pepe, prima del grave infortunio, è stato prezioso sulla fascia.

    Tre scudetti sono il bottino di Mirko Vucinic, Alessandro Matri, Fabio Quagliarella e Sebastian Giovinco. Ma come scordarsi le due stagioni vittoriose nel segno di Fernando Llorente e Carlos Tevez? O il double del preziosissimo Emanuele Giaccherini, che mise il sigillo su secondo tricolore con quel gol al Catania allo scadere? Della ‘rosa’ vittoriosa quest’anno, concedono il bis Alvaro Morata, Patrice Evra, Roberto Pereyra e Stefano Sturaro.

    Uno scudetto vinto, il primo, tra quelli del quinquennio, ma otto in totale; stiamo parlando del mito, dell'uomo che ha riscritto tutti i record bianconeri e che nel 2011/12 ha messo a segno gol decisivi, come quella punizione contro la Lazio: saranno le mani di Alex Del Piero ad alzare la prima delle cinque coppe.

    Un pokerissimo che è stato calato anche grazie ai nuovi, straordinari interpreti di questa stagione: Juan Cuadrado, Paulo Dybala, Sami Khedira, Hernanes, Alex Sandro, Mario Mandzukic, Simone Zaza, Daniele Rugani, Mario Lemina, Norberto Neto, Emil Audero.

    I magnifici otto

    Sono in otto a fare cinquina. Tanti, un gran segnale di continuità nel continuo rinnovamento che la squadra ha avuto dal 2011 ad oggi.

    Gigi Buffon questo quinto titolo di fila appartiene più che a chiunque altro: da capitano, ha saputo scuotere la squadra nel momento più difficile, poi quando è tornato il sereno ha abbassato la saracinesca e si è preso il fantastico record di imbattibilità.

    Tra le due imprese, l’ordinaria grandezza del portiere più grande.

    Nel primo quinquennio, il naturale paragone con l’immenso Gigi, il leggendario Gian Piero Combi, lascia da campione del mondo con la Nazionale, nel ’34, e dunque non è più tra i vincitori del quinto titolo. Merita comunque un ricordo che va al di là dei numeri: 367 partite, e gli scudetti, si badi bene, sono comunque cinque, perché ha già vinto quello del ’26, sempre insieme agli amici inseparabili Rosetta e Caligaris.

    In porta, nel ’34-’35 c’è Cesare Valinasso, classe 1909, torinese, che è arrivato nel ’33 per fare da riserva a Combi e si ritrova, prima del previsto, alla ribalta. Dopo aver contribuito allo scudetto del ’34 giocando 5 volte, le gioca tutte e 30 nell’anno del quinto titolo.

    Ieri Rosetta-Caligaris-Monti, oggi Bonucci, Barzagli e Chiellini. Paragone impossibile, ma suggestivo. Giorgio Chiellini, a sinistra, è la versione moderna e meno romantica di Umberto Caligaris, difensore da tempesta e assalto. tutto impeto e forza fisica. “Caliga”, velocissimo, gioca da moderno incursore. L’ultimo titolo del quinquennio lo vive un po’ ai margini, dando spazio spesso ad un giovanotto di grande sagacia tattica e abnegazione, Alfredo Foni. Foni è in realtà il più presente dei tre terzini, con 27 partite. Un inizio di carriera che lascia presagire un grande futuro: sarà campione del Mondo con la Nazionale di Pozzo e poi allenatore di valore.

    Rosetta e Caligaris al mare con i figli

    Accostare Andrea Barzagli a Virginio ‘Viri’ Rosetta è rendere omaggio ad una leggenda dei nostri tempi: Barzagli viene, si capisce, da un mondo diverso e lontano, ma di Rosetta riproduce, oltre alla grandezza, anche la juventinità. Andrea  è un fenomeno assoluto di tempismo, senso della posizione, anticipo. Virginio Rosetta è uno dei primi professionisti del nostro calcio, tecnica sopraffina, grande scuola. Nella Pro Vercelli a 19 anni ha vinto il suo primo scudetto. Nella Juve ne conquista ben 6, convivendo con qualche acciacco.

    Leonardo Bonucci ha la classe che richiede l’arduo compito di tamponare e subito proporre gioco. Un regista arretrato, giusto il ruolo (fatte tutte le distinzioni del caso) che Luis Monti interpretava negli anni Trenta. Monti è il ‘centromediano che cammina’, vero regista difensivo capace di arginare ma anche di impostare. Arriva già maturo, qualcuno lo snobba definendolo sul viale del tramonto: errore, Monti è il più giovane della truppa, lotta e sgomita, le dà e le prende. Durerà ancora qualche stagione, ad alto livello.

    Martin Caceres è, per tutti e cinque i campionati, quello che nel basket si definisce “sesto uomo”, imprescindibile valore aggiunto di qualsiasi squadra. Sa giocare da centrale, ma se la cava benone anche sulla fascia. Uno con queste caratteristiche, negli Anni Trenta non esiste. Ma Pietro Ferrero, torinese, classe 1905, per quattro anni riserva per antonomasia di Rosetta e Caligaris, 93 presenze dal ’31 al ’34, con Caceres ha almeno una cosa in comune: sa anche segnare qualche gol.

    Stephan Lichtsteiner e i fratelli Varglien:  fatte tutte le proporzioni del caso, Stephan ha un po’ dell’uno e  un po’ dell’altro campione di Fiume. Veloce come Varglien I, abile anche nel gioco d’attacco come Varglien II. Mario Varglien I, classe 1905, è un lottatore che non indulge alle finezze, marcatore implacabile pure velocissimo nel ribaltare l’azione. Suo fratello Giovanni Varglien II, classe 1911, ha piedi migliori: un vero jolly del centrocampo, capace anche di giocare più avanti e buon colpitore di testa.

    Umiltà, dedizione, versatilità: ecco come Simone Padoin  è entrato a far parte della leggenda. Si fa trovare pronto quando serve, è duttile al punto da saper occupare ogni spazio e svolgere qualsiasi compito tra difesa e centrocampo. Nel quinquennio Anni Trenta, c’era Luigi Bertolini: un fazzoletto in fronte, è mediano di cappa e spada, corre per tutti , si sacrifica dove occorre.

    Infine, difficile dire qualcosa di nuovo su Claudio Marchisio: e allora ci soccorre la storia, con paragoni importanti con i grandi juventini del passato che hanno indossato una sola maglia, quella bianconera. Il grande Carlo Bigatto, quello che le rare foto dell’epoca presentano sempre con il caschetto a spicchi bianconeri in testa, ha giocato con la Juve dal 1913 al 1931 e ha vinto due titoli, nel ’26 e nel ’31, il primo del quinquennio.

    Ritratto di Giovanni Ferrari

    Ma il Marchisio dell’ultima stagione è anche il regista che detta i tempi dell’azione. E allora torniamo alla grande storia del passato: il cuore della Juve del quinquennio è un alessandrino dai pochi capelli e dal molto fosforo, Giovanni Ferrari. Regista, la fonte del gioco è lui. Gioca a ritmi bassi, ma pensa velocemente, per la gioia dei compagni d’attacco. E’ stato decisivo in tutti e cinque i campionati vinti, soprattutto nell’ultimo, nel quale rivela anche doti di cannoniere, secondo solo a Borel.

    Due stadi all'avanguardia

    Lo Stadium è l'impianto del secondo quinquennio. Un quinquennio nato l'8 settembre 2011, giorno dell'inaugurazione dell'impianto. Sono cinque anni che lo stadio esiste. E sono cinque anni che la Juve vince lo scudetto. Di proprietà della società, è il sesto impianto italiano per capienza (con 41.475 spettatori), è la prima struttura calcistica italiana priva di barriere architettoniche e il primo impianto ecocompatibile al mondo. Lo Juventus Stadium è stato premiato con lo Stadium Innovation Trophy al Global Sports Forum 2012 quale scenario sportivo più innovativo d'Europa; la sua cerimonia d'inaugurazione, avvenuta l'8 settembre 2011, ha vinto il premio come miglior evento celebrativo in Italia ai Best Event Awards Italia.

    All'interno della zona est dell'impianto ha sede il J-Museum, il primo museo calcistico ufficiale della squadra bianconera, inaugurato il 16 maggio 2012. Nel 2014, il polo museale bianconero si è affermato tra i 50 più visitati d'Italia. Nel perimetro immediatamente adiacente l'esterno del secondo anello dello stadio, posto a un'altezza di circa 18 metri rispetto al campo da gioco, è stato realizzato il Cammino delle stelle, vero Walk of Fame bianconera in cui sono onorati i giocatori più rappresentativi della storia della Juventus: in questa zona dell'impianto, la pavimentazione è stata suddivisa in 50 settori al cui interno trovano posto altrettante grandi stelle dorate celebrative ognuna delle quali reca al suo interno il nome di un calciatore che ha fatto la storia del club.

    Anche il Comunale, per gli Anni Trenta, è uno stadio all’avanguardia, che tutti ci invidiano. Il primo stadio moderno in Italia. Torino nei primi anni Trenta ha due buoni stadi per il calcio (corso Marsiglia e il Filadelfia, proprietà del Torino) ma nessuno dei due ha la pista di atletica.

    Nasce l’idea di un terzo, grande stadio metropolitano. I lavori iniziano negli ultimi giorni del settembre 1932 e l'opera viene inaugurata il 14 maggio 1933 in occasione dell'inizio dei Littoriali. Alcuni cronisti dell'epoca testimoniano che:

    "la prima impressione che prova chi giunge allo stadio è ottima appunto in grazie alla sua invidiabile posizione, poiché esso è situato al termine della Piazza d'Armi, fra grandi corsi alberati..." "…27 aperture permettono l'accesso all'interno dello stadio.

    La principale di esse, cui conduce una rampa carreggiabile, si apre tra due pilastri in granito a tutta altezza, ed è costituita da uno scalone anche in granito parte martellinato e parte lucidato, che dà accesso ad un salone pavimentato in marmo cipollino. Il salone (...)

    serve di disimpegno alla tribuna d'onore, cui si può accedere direttamente da due porte, con stipiti in marmo verde Alpi.(...).

    Frontalmente alla tribuna d'onore si apre si apre un altro ingresso triplo, detto di Maratona, per il passaggio degli atleti provenienti dall'accesso della torre omonima. Altre 6 aperture conducono come questa al parterre dall'esterno. Due scale di granito costeggiano l'ingresso di Maratona; altre 16, di cinque metri di larghezza, pure in granito, portano dall'esterno ad una corsia che divide ai due terzi le gradinate per gli spettatori. Queste sono di due tipi: per posti a sedere e per posti in piedi, con l'avvertenza che anche queste ultime consentono al pubblico di sedersi quando l'affluenza non sia eccessiva(..). In corrispondenza alla tribuna d'onore, ma a pianterreno, vi sono un ufficio postale e telegrafico, una sala stampa con tavoli per scritturazioni e cabine telefoniche, una segreteria, il centralino telefonico, la sala medica modernamente attrezzata (...).

    Il campo di giuoco comprende le sistemazioni per il giuoco del calcio (mt 70 x105), per la pista podistica di 6 corsie di oltre 400 mt di sviluppo, per il salto in lungo o con l'asta, per il salto in alto, per i lanci del giavellotto, della palla di ferro, del disco, ecc. (...).”

    Gli hobby dei campioni

    Com’erano, fuori dal campo, i protagonisti del leggendario quinquennio Anni Trenta? “Bravi e tranquilli ragazzi”, così li definisce una rivista dell’epoca. Per la maggior parte sposati e padri di famiglia. Tempo libero? Poco. Vediamo come lo occupano.

    Virginio ‘Viri’ Rosetta e Umberto Caligaris, grandi amici, giocano a bridge e i compagni si mettono intorno per imparare e tifare per l’uno e per l’altro. Giampiero Combi fa anche l’industriale: con il fratello gestisce una fabbrica di liquori, specialità il Marsala all’uovo.

    Tapparone, Borel II e Carcano

    ‘Nane’ Vecchina, il centravanti dei primi tre scudetti, commercia in liquori, dolciumi e stoffe, con specializzazione nella seta. I compagni lo prendono in giro e dicono che è ‘nato con la camicia’ (ovviamente di seta). Luis Monti, che parla pochissimo, unisce l’utile e il dilettevole: fa footing per tenersi in forma, visto che è tra i più ‘anziani’ del gruppo. I fratelli Mario e Giovanni Varglien, che hanno gusti molto simili, giocano (bene) a ping-pong. Giovanni Ferrari passa molto tempo a giocare a tennis.  Renato Cesarini è ricercatissimo nel vestire e va spesso dal suo sarto. Spende una fortuna in vestiti.
    Raimundo ‘Mumo’ Orsi ha la passione dell’automobile: al suo arrivo a Torino, con autista. Poi, prende il sopravvento la voglia di guidare e di…accelerare.

    Oggi è un altro mondo...

    ... e non c’è ragazzo che non sia passato attraverso la passione per la playstation, figuriamoci se fanno eccezione i nostri eroi. Ma c’è un nuovo, straordinario filo rosso che unisce Mandzukic a Dybala, Barzagli a Chiellini, Pogba a Morata, Marchisio a Cuadrado: i social network.

    I profili su Facebook, Twitter, Instagram, diventano passione, quasi sfida, sicuramente sono un modo per verificare in ogni momento il proprio appeal verso una platea sterminata, che non chiede di meglio che stare vicino al campione. Non tutti i protagonisti del quinto scudetto di fila hanno lo stesso approccio e non tutti usano la stessa piattaforma. C’è chi si racconta, giorno per giorno e addirittura ora per ora. Claudio Marchisio e Leonardo Bonucci sono tra i più attivi e chi li segue, qualunque sia il social prescelto, è costantemente informato sui loro spostamenti. I social sono anche un modo per veicolare messaggi positivi e per sostenere campagne di beneficenza, e sono stati utilizzati in tal senso da molti bianconeri: oltre ai già citati Marchisio e Bonucci, da Giorgio Chiellini, ad esempio, o dal mister.

    Ebbene sì. Anche Allegri ha il suo profilo Twitter e il suo #fiuuu (dop ola partita contro l'Olympiacos di due anni fa) a fatto tendenza C’è chi, come Alvaro Morata e Sami Khedira, ha fatto di colpo un balzo pazzesco per numero di seguaci, sommando quelli del paese di origine (la Spagna e la Germania) con la marea di fans juventini: così, i due hanno entrambi più di 6 milioni di followers su Facebook.

    Welcome back Hermano! @juventus #dybalavoltou #elestadevuelta #BeTheDifference

    A photo posted by Paul Labile Pogba (@paulpogba) on

    A proposito di salti, attenzione a Paul Pogba, che ha appena annunciato sulla sua pagina di aver superato i 4 milioni, in poco più di due anni. Bel colpo davvero. Chiudiamo con il capitano: Gigi Buffon, anche lui ben oltre i 4 milioni di followers, è un campione anche su internet: il post dedicato al ritorno del ‘suo’ Parma tra i professionisti ha confermato che il grande portiere è anche un grande uomo: “E’ bellissimo accorgersi – ha scritto un suo fan – di come non ti dimentichi da dove sei partito…”

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