Juventus
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      Novembre bianconero

      Se considerassimo il Derby della Mole di Halloween, giocato sabato 31 ottobre, come un gustoso antipasto del mese di novembre, includendolo idealmente nel filotto di gare che hanno dato la svolta in campionato ed in Champions League, allora potremmo facilmente applicare il titolo del nostro match report di ieri sera, 'Prova di forza', a tutti gli ultimi 30 giorni. 

      I ragazzi hanno fatto un mese di novembre molto bello, recuperato punti in classifica e passato il turno in Europa. Credevo che la Juve avesse le carte in regola per rimontare. Ma il campionato è ancora lungo e siamo lontani dalla vetta

      Massimiliano Allegri 29/11/2015

      Da qualche tempo c'era una parola che Allegri e i suoi uomini pronunciavano con un'insistenza quasi ossessiva: continuità. Continuità di risultati, in primis. Continuità di prestazioni, poi. 

      Ecco, novembre è stato non solo il mese della costanza di risultato, ma anche quello del dominio consapevole e della maturità agonistica in ogni partita disputata, in crescendo. Vincere il Derby all'ultimo secondo, per il secondo anno di seguito, è stato uno scherzetto atroce, in pieno stile Halloween, ma ancora una volta meraviglioso.

      Quel gol di Cuadrado, rocambolesco, pazzesco, è stato forse uno dei punti di svolta della stagione. E pazienza se non è stato segnato a novembre, ma qualche ora prima. Per amor di narrazione, verrà incluso a pieno diritto in questa storia.

      E' il gol che ha certificato che non solo il motto #FinoAllaFine era ancora valido per la Signora, ma lo era sempre stato. Annidato e vigile nel subconscio di tutti i bianconeri, anche nei momenti più bui della stagione - come quell'infausto primo tempo di Sassuolo-Juve, gara dopo la quale è arrivata la provvidenziale strigliata del Capitano e di Evra.  

      «Questa non è la Juve», aveva sentenziato il campione francese dopo il match di Reggio Emilia, anticipando che l'atteggiamento sarebbe cambiato già a partire dal Derby contro il Toro. Detto, fatto. 

      Quella contro il Mönchengladbach, che ai più all'epoca era parsa una battuta d'arresto, altro non è stata - con il senno di poi - che una  fondamentale tappa di crescita della Juve, come certificato il mister dopo la partita. Davanti avevamo una squadra in forma non buona, ma eccelsa, che è appena riuscita a rifilare un 4-2 perentorio ai detentori dell'Europa League ed in casa poteva contare su un impressionante apporto del pubblico. Ma quel carattere mostrato contro il Torino si è visto tutto in campo, dopo l'inno di Champions che ormai ci esalta, e se i progressi a livello di gamba e di intesa in campo erano dietro l'angolo, quelli a livello mentale c'erano già tutti. 

      Progressi simboleggiati dal rientro di Stephan Lichtsteiner, puntuale e tenace come sempre, bravo a cambiare il corso della storia con un gol non tanto pesante quanto spettacolare. Bravo come i suoi compagni che hanno saputo reggere l'urto dei puledri teutonici, che sbuffavano e scalpitavano per dilagare, fino all'ultimo secondo, salvando un pareggio che teneva il Siviglia a meno cinque punti, e la qualificazione più vicina. 

      Un altro sintomo di maturità, a dirla tutta. 

      Ad Empoli la Juve è andata ancora sotto di un gol nel primo tempo, ma ha nuovamente mostrato che il tempo di abbassare la testa era finito, ribaltando il risultato con Mandzukic (a proposito, quando segna fa vincere sempre la squadra) ed Evra, chiudendo i conti con Dybala nella ripresa. Prove di rimonta, quindi, con un Allegri che era stato categorico alla vigilia nel dire "dobbiamo vincere la seconda partita consecutiva"

      D'altra parte non possono esserci velleità nè ambizioni senza un filotto importante di successi, da completare dopo la sosta per gli impegni internazionali dei bianconeri con le rispettive Selezioni.

      Tornati alla base, i Campioni d'Italia hanno superato un Milan coriaceo grazie al guizzo sull'asse Pogba-Alex Sandro-Dybala, ma anche alla prova di una difesa impermeabile, di un Buffon attento (nel giorno in cui raggiungeva Scirea a quota 552 presenze) e di un centrocampo perfetto nel ruolo di argine ed impostazione. 

      Non è staat una partita brillante, almeno per un tempo, quella contro i rossoneri: con ritmi blandi e verticalizzazioni praticamente assenti, di emozioni all'inizio se ne sono vissute davvero poche. Ma poi la Juve, che sta tornando grande nell'amministrare i ritmi e le accelerazioni di ogni partita, ha strappato e deciso di andare in fuga. E quando lo fa, come sapete, non ce n'è per nessuno. 

      Neanche per il Manchester City, battuto grazie alla miglior prestazione stagionale nella magica notte di Champions di Torino che ci ha regalato la qualificazione.

      E dopo la serata del Barbera, le cui immagini sono ancora fresche nei nostri occhi, non possiamo che tornare a citare il marcatore di ieri sera, Simone Zaza, simbolo di una Juve che - chiamata in causa - sa rispondere 'presente!' sempre e comunque. 

      Questo dunque in nostro viatico ora che si chiude un mese indimenticabile, e ci avviamo a Natale. Il momento in cui vogliamo tirare le prime somme, dal punto più alto possibile in classifica, con un trofeo già conquistato (la Supercoppa) ed una qualificazione agli ottavi di Champions centrata, nonostante il gruppo di ferro.

      Il nostro obiettivo è arrivare il più in alto possibile. E per farlo dobbiamo vincere ogni partita

      Simone Zaza 29/11/2015
      Il confronto tra 2014 e 2015

      Guardando alle più fredde statistiche, rispetto al favoloso mese di novembre 2014, quando la Signora mise in fila sei vittorie su sei (in campionato Empoli, Parma, Lazio e Torino; in Champions, Olympiacos e Malmoe) con una media punti di 3 a gara, 19 gol fatti e appena 3 subiti, si scopre che il ruolino di marcia quest'anno non è tanto diverso da quello della stagione passata.

      Cinque match vinti, uno pareggiato (per una media punti di 2.66 a partita) a fronte di 11 gol fatti e 3 subiti. Insomma, se segniamo un po' meno, è pur vero che abbiamo ritrovato quella solidità difensiva - il reparto con il quale, dice l'adagio, si vincono a fine stagione i campionati.

      Cosa è cambiato?

      IN CHAMPIONS LEAGUE
      Il baricentro si è abbassato passando da medio (53.3m) con il 4-3-1-2 dell’anno scorso a molto basso (45.9m), pur mantenendosi la squadra sulla stessa lunghezza (37.1m vs 38.3m) e larghezza. Segno questo che Allegri ha voluto per prima cosa puntellare la difesa, allo scopo di iniziare da lì la ricostruzione. Bisogna però tener conto anche del differente tenore degli impegni: l’anno scorso con l’Olympiacos è stato un arrembaggio da rischia-tutto, in cui la Juve aveva l’obbligo di gettarsi in avanti alla ricerca del gol, seppur con attenzione. Quest’anno la Signora ha potuto gestire di più la situazione, forte del bottino di punti accumulato nelle prime due gare del girone.

      I tocchi palla in Champions, quest’anno, sono diminuiti (553 vs 781) nel mese di novembre, così come il totale di passaggi (360 vs 581), ma alto o molto alto è stato l’atteggiamento di fuorigioco. Simili sono i dati difensivi, a prescindere dall’egual numero di gol subiti, anche se c’è da segnalare che nel 2015 la Juve ha migliorata l’efficacia d’intervento in area di rigore, passando da 43.5 interventi positivi in area a 51.

      I numeri d’attacco sono per lo più in calo, quest’anno (146 verticalizzazioni contro 189, 56 lanci contro 68, 6 sponde contro 15, 17.5 giocate utili in area avversaria contro 27, 9% di percentuale realizzativa contro 17%) ma c’è da considerare sia lo spessore degli avversari incontrati (il Manchester City), che lo stato di forma degli stessi (parliamo del Borussia) prima di lanciare facili quanto inutili allarmismi.

      IN CAMPIONATO
      In Serie A TIM la squadra, rispetto all’anno scorso e con la difesa a tre, ha mantenuto più o meno lo stesso baricentro medio (51/2m) ma ha giocato con un atteggiamento di fuorigioco completamente diverso: basso quest’anno (14m) a fronte di uno molto alto (29.4m) della stagione passata. La Juve quest’anno recupera più palloni (60.75 vs 60.25), vince un ugual numero di contrasti (13.5) ed è più abile ad intercettare palla (15.75). Questo gruppo gioca con più verticalizzazioni (175 a fronte di 168 del 2014), meno di sponda e riesce a piazzare più cross (17 invece di 15.25) sulla testa delle sue torri – come quello di ieri sera di Dybala per Mandzukic. E’ diminuita certamente la percentuale realizzativa (da 27% a 18%), ma non dimentichiamoci che c’è una partita che falsa qualsiasi statistica per il suo punteggio roboante, ovvero il 7-0 rifilato ad un Parma sulla via della retrocessione.

      Tutto sommato si evince quindi che la Juve, assestatasi dal punto di vista difensivo, ha ripreso a marciare su ritmi paragonabili a quelli dell’anno scorso, pur sperimentando di più tatticamente e con diverse soluzioni disponibili per Allegri a partita in corso. 

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