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16 set 2012

Atto di forza

A Marassi la Juve va sotto di un gol, subisce a lungo nel primo tempo, poi decide di giocare come sa. E non ce n’è più per nessuno.

Una grande squadra, nel corso di una partita, deve saper limitare i danni nei momenti di difficoltà, cambiare l’inerzia dell’incontro, rispondere colpo e colpo e, se necessario, far ricorso alla panchina. Bene, se questo assunto corrisponde alla realtà, la Juve è una squadra immensa. Perché contro un ottimo Genoa va sotto di un gol e per un tempo subisce. Poi decide di ristabilire le gerarchie e, con un Vucinic e un Asamoah incontenibili, ribalta il risultato e trova una vittoria tanto preziosa quanto esaltante. Perché a tre giorni dal ritorno in Champions, una simile prova di forza è una straordinaria iniezione di fiducia.


Proprio la sfida contro il Chelsea di mercoledì sera consiglia di dosare le forze. Ecco allora che la Juve che scende in campo a Marassi è profondamente rinnovata rispetto all’ultima uscita. Solo la difesa è la stessa di Udine, mentre a centrocampo trovano spazio Caceres, Giaccherini e De Ceglie e in avanti Matri è il partner di Giovinco. Nel tridente del Genoa, affiancati da Jankovic, ci sono due ex da tenere d’occhio come Immobile e Borriello.

Venti secondi e la coppia è subito pericolosa, con il cross del primo dalla destra, mancato per un soffio dal secondo. Tre minuti dopo Borriello si fa ancora vedere in avanti, rubando il tempo a Bonucci e cercando il diagonale di sinistro, fuori di poco.

I ritmi imposti dal Genoa sono frenetici e la Juve sembra quasi sorpresa dalla foga dei padroni di casa e rischia grosso al 9’, quando Immobile parte in contropiede, resiste alla carica di Barzagli, ma non è lucido al momento di concludere e, a tu per tu con Buffon, mette a lato.

La manovra dei bianconeri è meno tambureggiante, ma più ragionata. Si cercano le fasce e i cross iniziano a piovere in area. Sugli sviluppi di un’azione partita dalla destra, Giaccherini appoggia a Marchisio che prova il rasoterra dal limite, sbagliando la mira.

E’ invece precisa al millimetro quella di Immobile che al 18’, dopo una combinazione con Borriello, indovina il destro vincente. Il gol moltiplica le energie dei rossoblu, che ora, forti del vantaggio, possono anche giocare in contropiede. Non lo sfrutta Jankovic, angolando troppo la mira dopo aver ricevuto da Borriello, ma non lo sfrutta, dalla parte opposta, neanche Giovinco che, imbeccato da Pirlo, cerca Matri a centro area, ma trova l’anticipo della difesa genoana.

La partita vive una fase di stanca, fino a quando al 37’, Borriello si libera in area di Chiellini e calcia a botta sicura. La scivolata di Bonucci è provvidenziale e la deviazione sventa un gol già fatto. Altrettanto clamorosa è l’occasione che un minuto dopo vede Matri  libero davanti alla porta: Giaccherini è bravo ad accentrarsi e a trovare l’assist per l’attaccante che, solo davanti a Frey, sparacchia alto. L’ex cesenate cerca anche la conclusione personale dai sedici metri, ma il destro è troppo centrale.

E’ invece potente e angolato quello di Bovo al 44’. Buffon si distende e respinge, permettendo alla Juve di tornare negli spogliatoi sotto di un gol, ma ancora in partita.

E quando si torna in campo, la musica cambia. I bianconeri sembrano trasformati: corrono, pressano, giocano in velocità e la partita è più combattuta. Vucinic e Asamoah, al posto di Matri e De Ceglie, regalano verve e qualità alle giocate e le occasioni fioccano, da una parte e dall’altra:  colpo di testa di Sampirisi, fuori di poco; palo clamoroso di Giovinco; destro al volo di Giaccherini, a lato di un soffio; traversa centrata in pieno da Borriello; miracolo di Buffon su Bertolacci... Sembra un incontro di pugilato, dove volano cazzotti, ma nessuno finisce al tappeto. Almeno fino a quando Giaccherini non piazza il “diretto”: Vucinic controlla in area, si gira e appoggia per il centrocampista che arriva in corsa e infila nell’angolino alla sinistra di Frey.

Dopo il pareggio i ritmi calano, ma la Juve insiste e gli sforzi vengono premiati al 32’, quando Asamoah entra in area dalla sinistra e viene atterrato da Sampirisi. Sul dischetto si porta Vucinic: tiro testo, angolato, a mezza altezza. In una parola, imprendibile.

Difficilmente i cambi hanno inciso nel corso di una gara quanto quelli oprati da Carrera a Marassi: Vucinic e Asamoah sono protagonisti anche del terzo gol bianconero: il montenegrino veste i panni dell’uomo assist e crossa teso dalla destra per il ghanese che, con Frey ormai fuori causa, deve solo toccare in porta.

Per tornare alla metafora pugilistica, in poco più di venti minuti la Juve piazza una combinazione devastante: jab, gancio, montante e il Genoa va ko. E ora, sotto con il prossimo incontro, sul ring di Stamford Bridge, contro i pesi massimi del Chelsea.

GENOA-JUVENTUS 1-3

RETI:
Immobile 18’ pt, Giaccherini 16’ st, Vucinic 33’ st, Asamoah 39’ st

GENOA
Frey; Sampirisi (34’ st Ferronetti), Canini, Bovo (22’ st Ganqvist), Antonelli (37’ st Melazzi); Kucka, Seymour, Bertolacci; Jankovic, Borriello, Immobile.
A disposizione: Tzorvas, Moretti, Merkel, Toszer, Stillo, Piscitella, Anselmo, Jorquera.
Allenatore: De Canio

JUVENTUS
Buffon; Barzagli, Bonucci, Chiellini; Caceres (31’ st Lichtsteiner), Giaccherini, Pirlo, Marchisio, De Ceglie (10’ st Asamoah); Giovinco, Matri (10’ st Vucinic)
A disposizione: Storari, Rubinho, Lucio, Marrone, Vidal, Isla, Pogba, Bendtner, Quagliarella.
Allenatore: Carrera

ARBITRO: Rocchi

ASSISTENTI: Di Fiore, Giordano
QUARTO UFFICIALE: Preti

ARBITRI D’AREA: Damato, Giacomelli

AMMONITI: 18’ pt Immobile, 25’ pt Pirlo, 43’ pt Bonucci, 18’ st Canini, 24’ st Barzagli