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19 set 2012

Buffon: «La Juve che mi aspettavo»

«Siamo competitivi e le altre squadre ci dovranno rispettare»

Festeggiare 400 presenze con la Juventus non è cosa che accada tutti i giorni. Farlo sul campo dei Campioni d’Europa ha un sapore particolare, ancor più se alla fine della partita ci si può guardare negli occhi ed essere soddisfatti di sé stessi. Gigi Buffon e la sua Juve possono esserlo. Poco importano i due gol incassati, anche perché il primo è nato da una deviazione e il secondo «è stata un prodezza e in questi casi si devono solo fare i complimenti».

«Siamo felici perché siamo riusciti a pareggiare su un campo così difficile - spiega ancora Gigi - ma analizzando la partita ci siamo trovati sotto di due reti in maniera casuale. Stavamo giocando la gara a viso aperto, ribattendo colpo su colpo. Il punteggio era troppo penalizzante per quanto visto in campo e per la personalità mostrata. E’ andata come mi aspettavo. La Juve, per confermare di avere acquisito una certa consapevolezza nei propri mezzi, avrebbe dovuto giocare così. Certo, avremmo potuto perdere, ma sarebbe comunque stata la conferma del fatto che siamo competitivi e che gli altri ci devono rispettare».

Una Juve del genere, ancora imbattuta in campionato e protagonista in Europa, può pensare al Grande Slam? «Sarebbe un pensiero presuntuoso già a metà settembre. Ci siamo rinforzati e grazie a questo possiamo affrontare ogni gara a modo nostro, con qualità e imponendo il nostro gioco. Se ci riusciremo per tutta la stagione potremo provare a spingerci un po’ più in là. Vincere o meno poi, può dipendere dai particolari, come è accaduto al Chelsea lo scorso anno».
In ogni caso la Juve ha già ottenuto un successo straordinario: risvegliare l’entusiasmo e la passione dei proprio tifosi, tanto che in migliaia che hanno affrontato il viaggio fino a Londra:
«Me ne rendo conto, anche perché sono uno dei pochi che ha vissuto l’epopea della Juve e i sei anni di difficoltà, e vi assicuro che sei anni sono molti... I tifosi, ma anche noi giocatori, avevamo il sogno di vincere  lo scudetto e di tornare a dire la nostra in Europa. Questo non significa necessariamente vincere, ma avere il rispetto delle altre squadre. E ce l’abbiamo fatta».