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25 set 2010

Del Neri: «Mi aspetto qualità»

«Sarà una settimana importante per capire quanto la Juve potrà fare». Del Neri carica i suoi, consapevole...

«Sarà una settimana importante per capire quanto la Juve potrà fare». Del Neri carica i suoi, consapevole che i prossimi impegni contro Cagliari, Manchester City e Inter potranno indirizzare la stagione bianconera. Tre gare non ancora decisive, ma importanti per trovare fiducia e risultati: « Non dobbiamo abbatterci dopo una sconfitta e non può essere una sola partita a determinare il valore assoluto di una squadra. Le prossime gare avranno una notevole importanza a livello psicologico. Il 4-0 contro l’Udinese e la sconfitta contro il Palermo denotano che questa Juve ha alti e bassi, ma caratterialmente ci siamo e anche giovedì la squadra ha dimostrato di voler creare gioco sia nel primo che nel secondo tempo. Ora mi aspetto una reazione di volontà e di qualità».

Del Neri è convinto che la strada intrapresa sia quella giusta: «Credo che il 4-4-2 sia il modulo giusto perché esalta Krasic e anche altri giocatori. Non si deve celebrare Udine e non si deve buttare tutto delle gare in casa, ma è chiaro che dobbiamo invertire il trend. Preoccupato? No, perché abbiamo sempre preso gol con la difesa schierata. Saremmo in difficoltà se prendessimo gol con contropiedi secchi, in inferiorità numerica. Probabilmente manca invece l’aggressività e l’attenzione in certe situazioni».

Contro il Palermo, Del Neri ha provato anche altre soluzioni rispetto al 4-4-2: « Amauri con Krasic, Iaquinta e Del Piero dietro può essere un’idea per il futuro, ma serve un difesa compatta e serve che anche loro rientrino. Abbiamo bisogno di trovare il giusto equilibrio».

Riguardo la sfida con il Cagliari infine Del Neri non si sbilancia sulla possibile formazione «Turnover? Vediamo come stanno i ragazzi e se ci saranno le condizioni per alternare qualche giocatore. Cosa può dare Martinez alla Juve? Per ora poco, più avanti darà fisicità e qualità. Dobbiamo però sempre ricordarci che a calcio si gioca in undici e quando toccherà a lui, dovrà uscire qualcun altro. Serve serenità di giudizio per non creare dualismi, ma anzi un gruppo compatto che dia il suo apporto».


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