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21 dic 2011

Conte: «Siamo una squadra con la S maiuscola»

«L’Udinese finora in casa aveva sempre vinto, segnando 14 gol e subendone solo due. Non è da tutti venire qui e creare occasioni importanti»

«Questa è una squadra con la S maiuscola». Antonio Conte è più che soddisfatto per il primato in classifica e l’imbattibilità, ma soprattutto per la prestazione fornita dai suoi ragazzi a Udine. E il pareggio, per quanto la Juve abbia creato di più, non lo delude: «Bisogna considerare che oggi si affrontavano le due migliori difese del campionato. L’Udinese finora in casa aveva sempre vinto, segnando 14 gol e subendone solo due. Ecco perché dico che abbiamo dimostrato forza e solidità. Non è da tutti venire a Udine e creare occasioni importanti.  Siamo imbattuti e se me l’avessero detto quando ho firmato per la Juve avrei preso qualcuno per pazzo.».
Al “Friuli” Conte ha riproposto la difesa a tre, rendendo più folto il centrocampo: «L’Udinese, come il Napoli è squadra che attacca con gli esterni e che sa far male se ha spazio. Abbiamo preparato la partita cercando di evitare di essere messi in inferiorità numerica sulle fasce. In realtà anche con il 4-3-3 giochiamo con i tre centrali, perché Lichtsteiner si alza spesso e volentieri e quindi il passaggio da un modulo all’altro quindi viene abbastanza naturale, anche grazie a giocatori come Estigarribia».

Senza il tridente in avanti, la coppia Pepe-Matri ha cercato comunque più volte di pungere: «Pepe in questo momento ha gamba, è dinamico, e infatti ha giocato un’ottima gara. Anche Matri si è mosso molto bene. Forse è mancato un po’ nella finalizzazione, ma si è applicato compiendo tutti i movimenti provati in allenamento».

La gara è stata molto tattica e forse lo spettacolo ne ha un po’ risentito: «Queste sono partite che se non prepari bene ti fanno venire il mal di testa. Abbiamo studiato bene l’Udinese e loro hanno studiato bene noi. Nel calcio moderno dei essere ben preparato ed è anche per questo che siamo imbattuti. Abbiamo comunque cercato di attaccare, ma se fossimo però arrivati con presunzione avremmo preso una sonora batosta, anche perché chi ci affronta gioca la partita della vita. E questo per noi dev’essere motivo di orgoglio».