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16 mar 2012

La carica di Conte

«Quella di sabato è una partita importantissima, per noi che inseguiamo un sogno e per la Fiorentina che è nella parte bassa della classifica»

Sabato sera la Juventus gioca contro la Fiorentina una gara di grande fascino e di estrema importanza. Una partita mai semplice, in cui le difficoltà vengono alimentate dalla rivalità storica e dal desiderio dei viola di riscattare contro i bianconeri un’annata storta. Una sfida in cui il calcio offensivo della Juventus troverà una difesa che non concede molto, soprattutto in casa. Insomma sull’incontro del Franchi si potrebbe parlare per ore, toccando un’infinità di temi. Le domande rivolte a Conte nella conferenza stampa di vigilia però, su tutto vertono, tranne che sulla gara.

Il primo argomento è la designazione di Bergonzi, che a Bologna, nelle vesti di quarto uomo, fece allontanare il tecnico bianconero dalla panchina: «E’ un buon arbitro - sottolinea Conte - Inevitabile che la decisione presa sia singolare, visto quanto accaduto pochi giorni fa e vista l’importanza della partita, per noi che inseguiamo un sogno e per la Fiorentina che è nella parte bassa della classifica. E’ stata la decisione più appropriata? Avremo la risposta dopo la partita, al termine della quale, in ogni caso, noi non commenteremo l’operato dell’arbitro».

Una scelta, quella di evitare dichiarazioni sulle direzioni di gara, che potrebbe essere un esempio. Perché quindi non vietare agli allenatori commenti del genere? «Si potrebbe fare: mettere una normativa nuova in cui nessun allenatore deve parlare di arbitri durante l’anno, pena sanzioni e squalifiche», suggerisce Conte.

I giornalisti in sala fanno notare che Allegri continua a parlare del gol-non gol di Muntari in Milan-Juventus: «Ho letto le sue dichiarazioni ed è singolare il fatto che qualche tempo fa dicesse che avremmo tutti dovuto evitare di parlare degli arbitraggi. Noi l’abbiamo preso alla lettera in effetti. L’unico che continua a parlare è lui... E poi ogni volta che parla deve chiedere l’autorizzazione a Marotta - scherza Conte, riferendosi ad una battuta del collega di qualche settimana fa - Anzi, lo stesso Marotta mi ha pregato di dirgli che non ce n’è bisogno: può parlare senza autorizzazione!».

Il discorso si sposta su Amauri che in una recente intervista non ha nascosto di nutrire desiderio di rivalsa nei confronti della Juventus: «Amauri sa come sono andate le cose con me e quando lo incrocio posso guardarlo dritto negli occhi - risponde Conte - Anche se ci siamo parlati solo due volte, lui sa cosa ci siamo detti e soprattutto cosa mi ha detto lui».

Si torna quindi a parlare della partita di Genova: «Non aver vinto è davvero un peccato - sottolinea il tecnico - Spiace perché abbiamo creato tanto e non siamo riusciti a concretizzare. Fa parte anche questo di un processo di costruzione che, non dimentichiamolo, ha le fondamenta costruite in appena sei mesi e mezzo».

Per quanto la mole di occasioni create dai bianconeri avrebbe meritato maggior fortuna, l’attenzione della stampa si focalizza sulle difficoltà degli attaccanti di andare in rete: «La spiegazione tecnica che do al fatto di non aver segnato? Tre pali colpiti e la bravura del portiere avversario. Dopotutto ci sono pareggi e pareggi e i nostri fanno sempre gridare allo scandalo per la vittoria mancata. Non ci sono state partite in cui abbiamo difeso il punto, ma anzi abbiamo sempre giocato per vincere, creando ogni volta sette, otto palle gol... Mi aspetto da un momento all’altro che i nostri tiri, ora rimpallati finiscano dentro. Il turnover in attacco? Chiunque vada in campo, se non facciamo gol, ci si chiede perché non ha giocato un altro, questo fa parte del gioco. Noi non abbiamo una punta titolare, ma giocatori che cercano di mettermi in difficoltà nella scelta. In ogni caso non sono preoccupato. Lo sarei se non tirassimo in porta, se non facessimo calcio. Io lo schema per tirare la palla dentro ancora lo devo inventare... Ci sto lavorando tramite la Playstation...» conclude Conte con un sorriso.