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      15.05.2020 17:16 - in: Eventi S

      Black And White Stories | La domenica dei Fratelli Bercellino

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      1966, il giorno di Giancarlo e Silvino

      Tra le tante storie di eroi minori ospitate nella lunga vita della Juventus, quella di Silvino Bercellino è tra le più bizzarre. Anche perché all'epoca – metà degli anni '60 – riuscì a incuriosire parecchio. Non capita spesso di vedere due fratelli giocare a calcio  ad alti livelli, per quanto non manchino esempi illustri. Molti si ricorderanno un Juventus-Piacenza con i due Inzaghi contro, Filippo e Simone, una bella foto di famiglia scattata al Delle Alpi. Ma Giancarlo e Silvino, detti altrimenti Bercellino I e Bercellino II, distanziati di 5 anni per età, hanno avuto il privilegio di vestire la stessa maglia e di militare insieme per due stagioni nella Juventus. Nati a Gattinara, in provincia di Novara, classe 1941 il primo e 1946 il secondo, la loro parabola è stata ben diversa.

      Di Giancarlo dice tutto il soprannome: Berceroccia. Difensore arcigno, dotato di un tiro molto potente che sfrutta sulle palle da fermo, siano esse calci di punizioni o penalty, rientra a pieno titolo nello spirito della Juve “operaia” che contrassegna buona parte del decennio con virtù quali lo spirito di sacrificio, il carattere agonistico,  la voglia di emergere. Si andrà a concretizzare il tutto nello scudetto del 1966-67. Un'impresa alla quale contribuirà con un buon monte presenze e con il suo record di gol in campionato, ben 4, l'ultimo dei quali nella gara con la Lazio che determina il sorpasso all'ultima giornata sull'Inter.

      Anche Silvino ha un soprannome indicativo: Torero Camomillo. E' il protagonista molto amato di una canzone dello Zecchino d'Oro, “il matador tranquillo che dorme appena può”, cita il testo. Si sottolinea così una certa propensione a distrarsi durante la partita, salvo poi accendersi improvvisamente e trovare la via della rete con buona frequenza, lui gioca esattamente all'opposto del fratello, fa il centravanti invece dello stopper. Chi ha pensato a lui come a un prodotto del vivaio in grado di rilevare nientemeno che l'eredità di John Charles non può che rimanere deluso, ancor più pensando all'animus pugnandi del gallese, un modello irraggiungibile. Chi invece si limita ad osservarlo con attenzione, registrando il progressivo inserimento del ragazzo nella squadra, ne valuta realisticamente le caratteristiche. Tra questi c'è il Commissario Tecnico della Nazionale Edmondo Fabbri, che lo definisce “un autentico match-winner, l’uomo che risolve di getto con una spigliatezza che incanta, con una naturalezza che ammalia, una gara rognosa”. Parole importanti per un ragazzo di soli 20 anni, una valutazione espressa e dimenticata nel 1966, ultimo anno di Silvino in bianconero e traumatica chiusura della gestione azzurra di Fabbri in seguito alla bruciante uscita di scena dal Mondiale per mano della Corea del Nord.

      LA MEDIA GOL

      Vive solo due stagioni in prima squadra Bercellino II. Ed è curioso registrarne la dimensione numerica. A dispetto della presunta indolenza, la media realizzativa è del tutto invidiabile, un gol ogni due apparizioni. Se la quota di presenze fosse ben più ampia, la permanenza insieme al fratello sarebbe garantita. Sono troppo poche 8 reti in 16 gare per fare curriculum in un calcio che non prevede ancora le sostituzioni, o si ha la capacità di ritagliarsi un posto da titolare o si sta nelle retrovie ad aspettare a lungo il proprio turno. E nel giudizio finale, che boccia un giovane promettente ma discontinuo e lo indirizza al Mantova e poi a una carriera in provincia, pesa proprio il tradimento del suo momento d'oro. Tra febbraio e marzo del 1966, Silvino diventa il personaggio del momento, 6 centri in 4 gare consecutive. Nelle successive 4, arriva l'eclissi e finisce così la sua esperienza in bianconero.

      LA PARTITA DEI DUE FRATELLI

      C'è una gara speciale e bizzarra per la famiglia Bercellino. La racconta Hurrà Juventus nel marzo del 1966, dedicando proprio a Silvino la copertina, raffigurato nel momento in cui calcia un rigore contro il Catania. Con il Varese, che affida la maglia  numero 9 a Roberto Boninsegna, in gol al Comunale, i bianconeri prevalgono 3-1. Sono solo 5.000 gli spettatori presenti: la Juve è lontana dalla vetta, la partita non ha motivazioni di classifica, la giornata è fredda, il terreno è reso fangoso dalla pioggia. La sorte – o più laicamente la precisione – divide i due fratelli. Giancarlo colpisce due legni della porta quando si sposta in avanti per un infortunio che ne condiziona il movimento (una soluzione frequente non essendoci possibilità di cambio). Silvino invece firma la sua prima doppietta in Serie A in apertura e chiusura del secondo tempo.  “Già al primo minuto, in seguito ad un nutrito assalto alla porta varesina, impostato da Del Sol, Bercellino II ebbe la palla buona e realizzò la prima rete che era... maturissima”, racconta il mensile bianconero. Infine, “proprio all'ultimo minuto giungeva a premio di una partita tanto sofferta il terzo gol, autore ancora Bercellino II, che ha così ribadito il suo apprezzabile talento di realizzatore”.

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