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      22.05.2020 12:00 - in: Eventi S

      Black&White Stories | La cosa più semplice del mondo...

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      La sicurezza di Lilian Thuram

      Ci sono giocatori che regalano un'impressione di sicurezza e la mantengono coerente nel corso del tempo. Vi riescono attraverso la totale naturalezza con la quale riescono ad esprimere al meglio le proprie doti fisiche. Tanto da far pensare in automatico che la loro dimensione atletica potrebbe essere trasferita tout court in un'altra disciplina e il risultato sarebbe identico. “Battilo tu, uno così, in qualunque sport”, ha scritto Sandro Veronesi a proposito di Thuram, individuando in lui un prodigio di armonia senza paragoni. Lilian ci ha regalato la suggestione che quella calcistica sia stata solo una delle innumerevoli possibilità avute per esprimere tutto il suo talento. Ed è un bene che sia andata così perché vederlo in campo impegnato in recuperi impossibili o in contrasti implacabili è stato uno spettacolo. Sembrava farlo senza sforzo, come se fosse la cosa più semplice del mondo. Solitamente per i difensori non è così. C'è tutta una motivata retorica che li descrive – e li pretende – come guerrieri. Lui no, non aveva bisogno della faccia cattiva per risultare insuperabile.

      Peraltro, lo si era capito subito di che pasta fosse fatto. Negli anni di Parma Thuram si è guadagnato una considerazione internazionale partita dopo partita. Anche per il suo modo del tutto particolare di mettersi in mostra nelle situazioni che contano. Lo dicono i gol con la Nazionale francese, gli unici due che ha messo a segno in una carriera fatta di 142 presenze. Li va a fare nientemeno che nella semifinale di France '98, nella sfida contro la Croazia. E la cosa che più colpisce è che sono due reti quasi identiche, come se – per l'appunto – fosse la cosa più semplice del mondo.

      Alla Juventus arriva nel 2001, nell'anno delle grandi operazioni di mercato. Gli fa compagnia Gigi Buffon, che con lui davanti si sente ancor più sicuro. E se il portiere straccia i record di quotazione nel suo ruolo (un investimento di lunga prospettiva, si è poi visto...), anche Thuram è fino a quel momento il difensore più pagato. I suoi 29 anni costituiscono una garanzia, non un limite. I 4 scudetti in 5 campionati sono la dimostrazione che il club ha fatto bene a puntare su di lui e che lui aveva ragione a presentarsi a Torino dicendo che “era facile scegliere questa destinazione. Parlando con i miei compagni e con altre persone ho fatto un po' di domande: sono stato “costretto” a scegliere la Juventus perché è la società migliore che c'è”.

      Nel gennaio del 2005,Hurrà Juventuslo intervista, registrando un suo alto livello di soddisfazione. A partire dall'avere ritrovato al centro della difesa il partner dei primi tempi in Serie A, Fabio Cannavaro: “Abbiamo trascorso a Parma 5 anni fantastici, giocato assieme tantissime partite. Gli devo tanto perché quando arrivai in Italia ero un ragazzo di 24 anni e lui mi aiutò ad inserirmi in una realtà per me tutta nuova. E' una persona solare, è sempre allegro, si diverte. Diciamo che se sono diventato quello che sono è grazie a quanto abbiamo vissuto assieme in quegli anni”.

      IL VICE-CAPITANO

      E' un leader, Lilian Thuram, non può non esserlo chi riesce a stare su livelli d'eccellenza per lungo tempo. Eppure, c'è in lui una certa ritrosia di fondo a proporsi come tale. Alla sua quarta stagione in bianconero, viene nominato vice-capitano, pronto a indossare la fascia ogni qualvolta non c'è Alessandro Del Piero nell'undici di partenza. Una responsabilità non nuova, ma vissuta diversamente rispetto al passato: “Pensate che quando ero ragazzino, avrò avuto 15 anni, prima di una partita l'allenatore mi promosse capitano. Finita la gara gli dissi che non l'avrei fatto mai più perché mi sentivo diverso dagli altri con quella fascia al braccio. Rifiutai per molto tempo, era una sensazione strana. Poi mi capitò qualche volta a Monaco e a Parma e adesso qui alla Juventus. Ovviamente con gli anni sono cambiato, non mi sento più diverso, ma spesso ripenso a quell'episodio”. Ed a proposito di mister, questo è il ritratto di Fabio Capello, con il quale lavora da pochi mesi: “Mi dà l'idea di essere persona onesta. Non è facile fare delle scelte quando in una squadra ci sono tanti giocatori forti, le cose vanno bene solo quando l'allenatore ha lo stesso atteggiamento con tutti e dice le cose in faccia. Inoltre Capello stimola sempre i giocatori a migliorarsi, cerca di farci capire gli errori, le sue critiche sono sempre costruttive”.

      UNO SPOT PER TORINO

      Un anno prima delle Olimpiadi invernali del 2006, Thuram è già uno spot per la città. Dei torinesi ama la virtù della “riservatezza”, allineandosi in questo a ciò che raccontano molti giocatori che a Torino vivono senza timori di eccessive intrusioni alla loro privacy. Ma Lilian va oltre e fa un ritratto del luogo in cui vive che farebbe felice l'Assessorato alla Cultura: “Mi piacciono anche il teatro e le mostre. L'anno scorso ho visitato più di una volta quella sull'Africa e ci ho portato anche i miei figli, che ora vorrei accompagnare a fare il giro della Torino sotterranea. Ho visto il Don Chisciotte, ho ascoltato volentieri una rassegna di musica etnica e ho avuto modo di andare all'auditorium del Lingotto, oltre che al Conservatorio e al Regio”.  Dimentica di citare solo un'altra meraviglia: la rete segnata al Milan due anni prima, l'unica della sua avventura in bianconero fatta di 204 partite, in una delle partite più belle vissute nella storia del Delle Alpi.

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