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      31.07.2015 12.00 - in: La squadra S

      French Connection: Deschamps

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      Campione di Francia e poi d'Europa con il Marsiglia, Didier si è ripetuto anche in Italia: con la Juventus. E' uno dei tanti ex delle due società più titolate dei rispettivi paesi.

      Juventus, 33 volte campione d'Italia. Olympique Marseille, squadra 10 volte vincitrice del titolo in Francia. Entrambe le squadre sono le più decorate dei rispettivi paesi, con una bacheca che conta nel complesso oltre 70 trofei. 

      Alla vigilia di un'amichevole che vedrà affrontarsi due delle squadre dalla tradizione calcistica più prestigiosa in Europa, Juventus.com ricorda la carriera di uno dei campioni che ha avuto non solo il privilegio di vestire entrambe le maglie, ma anche di guidarle dalla panchina: Didier Deschamps. 

      In campo
      Se già tutto sappiamo della carriera bianconera di Deschamps, rileggiamoci per l'occasione quanto scriveva sui suoi trascorsi francesi HJ Magazine nell'agosto 1994, ovvero al suo arrivo sotto la Mole....

      "In Francia la Juve ha sempre fatto buoni affari. Michel Platini, svincolato dal St. Etienne, lo aveva pagato poco più di duecentocinquanta milioni, ad esempio.

      Il nome di Deschamps alla Juve l'aveva fatto più volte Michel Platini. E Bettega,
      quando lo aveva visto all'opera, era stato piacevolmente impressionato dalla vivacità
      del suo temperamento, della sua personalità. Tanto da accostarlo, per caratteristiche, ad un grande della storia bianconera, Beppe Furino.

      «Furino? No, non lo conosco» dice Didier Déschamps, sempre sorridente all'approccio dialettico, «ma me ne ha parlato molto Platini. Mi ha detto che è stato molto importante per lui, nei primi anni lla Juve. So che lavora per la Juve, lo conoscerò presto. Io intanto spero di essere per Baggio quello che Furino è stato per Platini».

      La carriera di Didier Déschamps è breve ma intensa.

      È nato a Bayonne, nella provincia basca del sud ovest della Francia, non lontano da
      Lourdes, il 10 maggio 1968, poche ore dopo una storica semifinale di Coppa dei Campioni in cui la Juve di Bercellino, Sacco, Magnusson e Menichelli s'inchinava al Benfica di Eusebio, e Coluna. Calcisticamente si è formato all'Aviron Bayonnayse maturando in uno dei vivai più prolifici del calcio francese, quello di Nantes, affidato al piccolo ma battagliero Jean-Claude Suaudeau e da cui sono usciti campioni come Henri Michel, Bertrand-Demanes, Bossis, Le Roux. Ha poco più di diciassette anni quando esordisce in 1. divisione (rilevando nel corso della partita sul campo del Brest lo jugoslavo Halilodzic). E nella stagione successiva è già titolare nella squadra che in Coppa UEFA viene eliminata dallo spietato Torino di Radice, e che vede l'esordio di Marcel Desailly.

      Nel Nantes, Deschamps disputa quattro campionati e mezzo finché nell'autunno dell'89 viene ingaggiato dal Marsiglia, che si appresta a vincere il suo settimo titolo francese (alla cui conquista Didier contribuisce con 17 presenze e un gol). Nel frattempo arriva anche la prima chiamata in Nazionale con i blu di Francia.

      L'anno dopo viene prestato al Bordeaux nella stagione più infelice per i Girondini:
      retrocessi per debiti malgrado una discreta stagione. Torna a Marsiglia e fa il bis: secondo titolo francese per lui, nono per la squadra di Tapie.

      Ormai la squadra marsigliese è lanciatissima. Vince ancora il campionato (ma il titolo viene revocato per lo scandalo Valenciennes) e sullo slancio si aggiudica la Coppa dei Campioni, il primo trofeo continentale vinto da una squadra francese, ai danni del Milan.

      Deschamps (in prima fila, il terzo da sinistra) prima della finale di Champions del 1996


      «Era una grande squadra, dalla mentalità vincente grazie alla personalità di Raymond Goethals» dice Didier, «che aveva me e Sauzée come registi, Angloma e Di Meco come esterni, e davanti quei due grandissimi attaccanti che sono Voller e Boksic, che conoscete bene. Alle nostre spalle la difesa imperniata su Basile Boli, che decise la finale. Un 'emozione indimenticabile, una gioia immensa. Battemmo il Milan grazie alla nostra impostazione tattica. Eravamo consapevoli che se avessimo indietreggiato il nostro raggio d'azione per difenderci, ci avrebbero fatto a polpette. Allora cercammo di giocare, di mantenere il possesso della palla, il più possibile, nella metà campo del Milan . E il nostro coraggio fu premiato».

      Ma che tipo di giocatore è Didier Déschamps? Il paragone con Furino dice molto. È un centrocampista difensivo, sinistro naturale, molto grintoso, anche se in possesso di un'ottima tecnica. Forte nel tackle, rapido nei movimenti e nel rilancio, oltre a coprire bene la zona, si lancia con efficacia in proiezioni offensive che lo portano più a rifinire, comunque, che a concludere.

      Anche se a Buochs s'è presentato con una pregevole doppietta.

      Inoltre ha un grande carattere. «Sono basco» dice, sorridendo Didier, «e della mia gente ho la caparbietà. Quando ci mettiamo in testa una cosa, vogliamo arrivare allo scopo. Ed ora il mio scopo è vincere qualcosa con la Juve; quello che viene. Magari anche lo scudetto»

      Detto, fatto.

      Deschamps ha vinto tutto quello che si poteva vincere a livello di club. Conquistare il Mondiale da capitano, nel 1998, e l'Europeo del 2000 l'ha fatto assurgere al ruolo di giocatore icona di una intera generazione. 

      In panchina

      Per un giocatore di cotanta esperienza e sapienza tattica, il salto dall'altra parte della linea di fondo era quasi inevitabile. Poco dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, nel 2001, il Monaco gli offre la prima opportunità lavorativa alla guida della squadra del Principato, dove allena anche il nostro Patrice Evra. 

      Il suo capolavoro arriva nel 2004 quando arriva a conquistare una insperata finale di Champions League, dove si deve arrendere solamente al porto di Jose Mourinho. 

      Nel 2006, dopo quasi un anno senza panchine, la Signora lo chiama per ricondurre la Juve in Serie A. Un lavoro che porta naturalmente a termine, con due giornate d'anticipo sulla chiusura del campionato cadetto. 

      Dopo l'esperienza bianconera, il ritorno alle origini (ovvero, al Marsiglia) segna anche quello alla vittoria di un trofeo della formazione transalpina, a digiuno da 17 anni. Si tratta della Coppa di Lega francese, che Deschamps e i suoi sollevano battendo il Bordeaux in finale, nel 2010, poco prima di vincere il nono scudetto della storia dell'Olympique. Titolo cui seguiranno anche due Supercoppe di Francia, ed altre due Coppe di Lega (nel 2011 e 2012). 

      Inevitabile la chiamata sulla panchina della Nazionale francese, di cui è ct dal luglio 2012 e con la quale ha già vissuto una fase finale di Mondiale (in Brasile, lo scorso anno) e con la quale spera di poter essere protagonista all'Europeo casalingo dell'anno prossimo. 

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