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La Juventus ricorda Ernesto Castano

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La Juventus ricorda Ernesto Castano
La Juventus ricorda Ernesto Castano
La Juventus ricorda Ernesto Castano

La Juventus piange la scomparsa di Ernesto Castano.

Con 340 presenze, disseminate dal 1958 al 1970, e 3 gol tutti segnati al Comunale, è stato uno dei veterani della Juventus, vincendo 3 scudetti e altrettante Coppe Italia, oltre ad avere partecipato con la Nazionale al trionfo nell'Europeo del 1968. Ernesto Castano, nato il 2 maggio del 1939 a Cinisello Balsamo, ha fatto il suo esordio in bianconero giovanissimo, raccomandato dal compagno di squadra Rino Ferrario che andò dall'allenatore dicendogli: «Questo ragazzo di 19 anni è più forte di me. Bene, mister, ma quand'è che lo fa giocare al posto mio?». Inizia così una bella avventura.

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IL CAPITANO

«In Brianza mi chiamavano tutti “Parola” o “Boniperti” a seconda di dove giocavo. Figuratevi la mia soddisfazione quando sono arrivato alla Juventus: uno era il mio allenatore e l'altro il mio capitano»: le premesse di Castano si mantengono nel corso del tempo. Difensore coraggioso, fisicamente prestante, dotato di un passo corto e rapido, gioca come terzino o libero dimostrando sempre grande sicurezza, fino a diventare anche il capitano della squadra: «Gioco con vigore, ma in maniera corretta. Forse è il mio atteggiamento, il mio volto spesso imbronciato che mi fa passare un duro»

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GLI INFORTUNI

Nel 1969, Alberto Refrigeri su Hurrà Juventus sintetizza così la storia degli infortuni di Castano, un filo che ha legato tutto il suo percorso, obbligandolo più volte a ripartire: «Se al professor Nobel fosse venuto in mente di istituire un premio anche per la sfortuna, crediamo che Tino Castano sarebbe fra i più autorevoli candidati: infatti, nella sua carriera calcistica, vale a dire in una decina di anni, ha subito ben tre dolorose asportazioni di altrettanti menischi, e tutti sanno che togliere il menisco a un giocatore è come levargli il pane. Per cui il libero bianconero e della Nazionale è costretto a giocare con un solo, autentico menisco d’oro. Nonostante tutte queste passate avversità, Tino non si è mai dato per vinto, ha lottato a denti stretti per superare la cattiva sorte e, ancor oggi, a trent’anni compiuti, è un grosso giocatore, esempio per tutti i compagni»

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ERNESTO DETTO TINO

«Tanto è focoso e battagliero sul campo, tanto è pacifico e tranquillo nell'intimità familiare». Nel luglio del 1963 Hurrà Juventus descrive così il Castano privato. Lo si vede giocare a dama con il fratello Giuseppe – che ha militato nelle giovanili bianconere – sotto lo sguardo vigile della madre. E nell'articolo si scopre che il diminutivo con il quale tutti lo chiamano è nato proprio in casa: «Mia madre è stata la prima a chiamarmi Tino...»

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L'ANNO D'ORO

Se nei primi 2 scudetti – nel 1960 e nel 1961 – Castano è un giovane che sgomita per farsi largo, quello del 1967 è senza ombra di dubbio il più suo per la quantità di partite giocate da protagonista. Nel dicembre del 1966, quando la Juve insegue l'Inter, al mensile bianconero il difensore esprime la sua convinzione: «Credo al calcio che il signor Herrera fa applicare alla Juventus». L'atletismo sostenuto, del quale il tecnico paraguaiano è un sostenitore, lo conquista pienamente. E prima dell'ultima giornata, quando il sorpasso sui nerazzurri sembra improbabile, dice ai compagni che avrebbero vinto lo scudetto, ricevendo prese in giro. Invece, ha ragione lui e arriva in extremis uno dei titoli più belli della Signora.

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IL MISTER DEI GIOVANI

C'è ancora un'appendice nel percorso professionale di Castano. Ed è la sua esperienza da allenatore nelle Giovanili negli anni '70. Prima ancora di finire col calcio giocato, non nasconde di essere attratto dall'idea, anche se consapevole «che in Italia è una professione molto difficile; penso comunque di avere tanta pazienza per insegnare». Quando poi assume l'incarico, Tino espone il suo programma: «I ragazzi, pur lavorando sodo, devono potersi divertire mentre si allenano, e dunque bisogna scegliere con cura i vari esercizi, alternandoli per non farli venire a noia». In seguito, non smetterà mai di seguire la Juve da tifoso, con l'affetto per i colori bianconeri che ne ha caratterizzato l'intera vita.

Grazie di tutto, Ernesto.

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