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We Are Youth | Il talento del mese: Arman Durmisi

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We Are Youth | Il talento del mese: Arman Durmisi
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We Are Youth | Il talento del mese: Arman Durmisi

“We Are Youth | Il talento del mese” è l'appuntamento mensile di Juventus.com che vi porta alla scoperta dei protagonisti della Next Gen e delle giovanili bianconere. Il protagonista del mese di ottobre, da poco terminato, è l’attaccante classe 2008 della Next Gen Arman Durmisi: dai primi passi in Slovenia al fianco del fratello Dajan, passando per l'impatto con la Serie C e le emozioni forti vissute con la Prima Squadra.

Dagli altri sport alla gioia del primo gol

«Ho iniziato a giocare a calcio da piccolissimo. Facevo tanti sport: giocavo anche a pallavolo, pallamano e pallacanestro, ma alla fine il calcio è quello che mi è piaciuto più di tutti. Non mi viene in mente la primissima volta che ho toccato un pallone, ma il mio primo ricordo nitido è una partita in cui ero piccolissimo: pioveva e ho fatto il mio primo gol. Ed ero felicissimo dopo quella giornata, è stato davvero un bel ricordo. Da piccolo ho fatto un po' tutti i ruoli, ma quando ho segnato quel primo gol ho capito subito che quello era il mio posto».

L'importanza della famiglia e il percorso con il fratello

Nel percorso di Arman c'è un punto fermo fondamentale: la famiglia e la figura del padre, pilastro per la crescita sua e di suo fratello. «La mia famiglia è stata importantissima. Mio padre ha sostenuto sempre sia me che mio fratello. Per me è un esempio che non dimenticherò mai, perché ha dato tutto per far sì che potessimo arrivare a certi livelli. Senza di lui non sarei mai arrivato in un posto come questo. Con mio fratello abbiamo fatto gran parte del percorso insieme: è stato bellissimo giocare con lui perché mi conosce molto bene. Spero che un giorno potremo giocare di nuovo insieme o magari incontrarci da avversari in una grande partita».

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Il trasferimento a Torino e l'inserimento nel mondo bianconero

«Arrivare in un grande Club come la Juventus insieme a mio fratello è stato ancora più bello. Qua era tutto nuovo: nuova gente, nuovo ambiente, ma essendoci arrivati in due ci siamo aiutati a vicenda. All'inizio non parlavamo la lingua ed era un po' difficile, ma nel primo anno mi hanno aiutato tantissimo due miei connazionali come Raffaele Huli e Kris Gecaj. E fuori dal campo? A Torino mi trovo bene, è una bella città e alla Juve hai davvero tutto ciò che ti serve, non manca niente. Nel tempo libero mi piace giocare alla PlayStation con i miei amici e stare in chiamata con le persone più strette che sono rimaste in Slovenia. Ogni volta che ho qualche giorno libero, torno a trovarle».

L'identikit in campo: da Messi a Suarez e Ibrahimovic

«Sono un giocatore che vive per fare gol, se mi dovessi descrivere a chi non mi conosce direi così. Il mio idolo da piccolo è sempre stato Messi, anche se non gioco nel suo ruolo. Ma tra gli attaccanti a cui mi sono sempre ispirato e che mi piacciono di più c'è Luis Suarez: è sempre stato cattivo sottoporta, fortissimo tecnicamente, sa giocare con la squadra e sa fare praticamente tutto. E poi un’altra fonte di ispirazione è sicuramente Ibrahimovic».

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Il debutto tra i grandi e la crescita in Next Gen

«In Slovenia dopo aver giocato nel settore giovanile ho fatto lo step in più con la Prima Squadra e ho percepito la differenza. In questi contesti cresci non solo fisicamente ma soprattutto mentalmente: la cosa più importante è la testa, se hai fiducia in te stesso giochi più tranquillo e poi le cose escono da sole in campo. Il passaggio dall'Under 20 alla Next Gen tra i professionisti mi sta aiutando molto. La Serie C è un campionato difficilissimo: i difensori sono più grandi ed esperti e c'è tantissima tattica. Con lo staff di mister Brambilla stiamo lavorando particolarmente sulla fase difensiva: a volte l'attaccante vorrebbe solo attaccare, ma nel calcio di oggi è necessario anche aiutare la squadra. È un percorso di crescita per arrivare un giorno in Prima Squadra: adesso mi sto trovando molto bene con i compagni. Ho un buon rapporto con tutti e anche con il mister. Parlo molto con i suoi collaboratori che quotidianamente mi danno consigli per alzare sempre di più il mio livello. Giocare per la Juve non è come farlo per un club qualsiasi, ha una storia enorme. Sapere che la società ha fiducia in me mi rende felicissimo e mi dà carica. La strada finora è quella giusta, ma sta sempre a me continuare a fare bene».

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Il ritiro estivo e la tournée in Asia e Australia

L'estate ha riservato ad Arman un assaggio di altissimo livello lavorando con la Prima Squadra e partecipando alla tournée internazionale: «La preparazione con la Prima Squadra è stata una bellissima esperienza. Il livello è molto alto e il pallone va più veloce, ma quando giochi con compagni così forti alla fine ti aiutano a giocare bene a tua volta. All'inizio ti senti un po' in ritardo, ma poi ti abitui perché i giocatori ti parlano e ti mettono a tuo agio. La tournée in Cina e Australia è stata bellissima, ho anche giocato una partita. Dividere il campo e l'attacco con giocatori del calibro di Yildiz e Zhegrova, o avversari come Estevao, è pazzesco: a volte ti chiedi se sia vero per quanto sta andando tutto velocemente. All'inizio c'era un po' di emozione, ma una di quelle emozioni giuste, senza ansia. Poi, appena entri in campo, ti dimentichi di tutto e pensi solo a giocare».

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Obiettivi e sogni nel cassetto

«Per questa stagione non ho fatto troppi calcoli, ma l'obiettivo principale è quello di fare bene con la Next Gen crescendo di squadra e come giocatore. Poi sarebbe fantastico riuscire a esordire e fare gol con la Prima Squadra. Il mio sogno più grande è vincere qualcosa di importante con questa maglia. E il sogno di quando ero bambino? Beh, penso quello di tutti: vincere il Pallone d'Oro».

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