STORIA8apr01.jpg

Black&White Stories: le promesse di Bonimba

SHARE
Black&White Stories: le promesse di Bonimba
Black&White Stories: le promesse di Bonimba
Black&White Stories: le promesse di Bonimba

Ci sono sessioni di mercato più importanti delle altre. Non solo per ragioni economiche o tecniche, ma anche per il valore simbolico ed affettivo che determinano gli addii di alcuni giocatori e gli arrivi di altri. Quella del 1976, resa amara e problematica dall'esito finale del campionato che ha visto la Juventus superata in classifica dai cugini granata, è tra le più importanti vissute dalla Signora. Non per numero di operazioni fatte – all'epoca erano più ridotte rispetto ad oggi, coerentemente a rose meno ampie; a renderla incandescente – non mancarono contestazioni del tifo nei confronti del presidente Giampiero Boniperti – bastarono due nomi in uscita e altrettanti in entrata: Fabio Capello al Milan per Romeo Benetti; Pietro Anastasi all'Inter in cambio di Roberto Boninsegna. Senza dimenticare che il carattere “rivoluzionario” dei cambi era ancora più spiccato tenendo conto che in panchina si andava a sedere un giovane tecnico di soli 37 anni: Giovanni Trapattoni.

Lungo l'asse Torino-Milano il calciomercato aveva proposto i momenti più emozionanti. Sì, oltre alle fredde motivazioni che determinano acquisti e cessioni, le sollecitazioni ai sentimenti dei tifosi erano state notevoli, soprattutto nel cambio di casacca dei due centravanti. Perché Anastasi era l'anima della Juve, come Boninsegna rappresentava l'Inter al 100%. Inoltre, i due non avevano mai nascosto il proprio tifo già dall'infanzia per le squadre alle quali davano tutto se stessi. Andare via, a maggior ragione per accasarsi dalla rivale storica, era non solo impensabile per entrambi: era sentirsi letteralmente fuori luogo, convivere con il senso di un tradimento e una certa forma di rancore verso chi l'aveva permesso.

Schermata 2020-04-06 alle 17.51.05.png
Schermata 2020-04-06 alle 17.51.23.png
Schermata 2020-04-06 alle 17.51.29.png

IL BOMBER DA FONDO CAMPO

Boninsegna arriva alla Juventus a 32 anni. Nel calcio degli anni '70 tendenzialmente si viene considerati “vecchi”, se non ci fosse stato il recente esempio di José Altafini, che ha lasciato una firma importante sullo scudetto del 1975 quando di anni ne aveva 4 in più rispetto all'ex interista. Perciò, non mancano le motivazioni a Bonimba, che non è più il cecchino di un tempo, è calata la quota gol garantita nelle ultime due stagioni in nerazzurro, ma è un attaccante che nei 16 metri fa valere il suo peso e ci tiene a ricordarlo, ritraendosi come un centravanti vecchio stampo, uno che il gol ce l'ha nel sangue e non accetta trasfusioni di calcio moderno come adesso si pretende:

«Io sono un uomo da area di rigore. Non pretendo di stare sempre fermo in attesa della palla-gol, ma al massimo posso spostarmi nella tre quarti di campo. Non sono un palleggiatore, ma un tiratore. Non sono un uomo di manovra, non servo molto nel movimento».

Nell'attesa di misurare il suo grado di adattamento nella Juve, Roberto trascorre l'estate in Sardegna e si dedica al tennis, dopo aver vinto a Viareggio il torneo di tennis dei calciatori (una passione oggi sostituita dal padel...). Si definisce un mancino bravo a palleggiare da fondo campo, totalmente autodidatta, rovescio rigorosamente a una mano com'era nello stile di un tempo e qualche partita giocata con Adriano Panatta e Paolo Bertolucci, il meglio che c'è in Italia.

Schermata 2020-04-06 alle 17.51.43.png
Schermata 2020-04-06 alle 17.52.07.png
Schermata 2020-04-06 alle 17.51.51.png

L'EREDITA' DI PIETRUZZU

Boninsegna sa bene di dover convivere con un'ombra pesante. Ha giocato tante volte al Comunale contro la Juve e si è accorto dell'amore infinito che il popolo bianconero ha per Pietro Anastasi. Ma non è preoccupato, del resto lui è un combattente, uno di quei centravanti che amano confrontarsi fisicamente con i difensori più duri. In più, c'è il precedente beneaugurante del Mondiale 1970, quando Bonimba sostituisce Pietruzzu in extremis e risponde con due gol indimenticabili, il primo nel 4-3 alla Germania Ovest e l'unico nella finale perduta col Brasile di Pelé. Pelé bianco, questo è ciò che campeggia in uno striscione del Comunale dedicato ad Anastasi, amato anche per come rappresenta i tanti meridionali presenti a Torino, che in lui vedono un esempio di chi ce l'ha fatta. «Non sono preoccupato», confessa il mantovano. «Sostituire Anastasi non sarà facile, ma ci proverò. Non sono siciliano, ma sono lombardo. Chiedo ai tifosi di Anastasi di capirmi. A loro prometto che farò di tutto per accontentarli, come ai tifosi della Juventus».

Boninsegna conquisterà la prima copertina di Hurrà Juventus “solo” ad ottobre di quel 1976 - trovate qui, sopra e sotto, quelle pagine. Prima ci sono quelle dedicate a Trapattoni, a Bettega, alla foto-squadra e a Benetti. Divisa d'allenamento, pallone in mano, sguardo determinato. Quello di uno capace di andare in gol in tutti i suoi esordi in bianconero: in Coppa Italia, in Coppa Uefa e in campionato. Una partenza straordinaria per una stagione che lo sarà altrettanto anche grazie alla continuità del suo contributo, con 20 reti complessive.

Schermata 2020-04-06 alle 17.51.36.png
Schermata 2020-04-06 alle 17.51.58.png

Potrebbe Interessarti Anche